Art

Self–printed Self–published

Il libro d’artista. Ultime prove in ordine sparso

 

progetto KoobookArchive

testi Anna Guillot, Francesco Lucifora

coordinamento Emanuela Nicoletti

 

In controtendenza rispetto al conformismo di stampa imperante e a una sempre più stringente imposizione dei modelli e delle pratiche editoriali, baluardo dell’unità cartacea al di fuori della sfera aleatoria dei database informatici, seppure in una certa sincronicità, l’archivio-laboratorio del libro e del multiplo d’artista del KoobookArchive propone un progetto espositivo che approfondisce la dimensione operativa dell’autoproduzione.
Lo spazio On the Contemporary, luogo di costante verifica dei linguaggi del contemporaneo ideato da Anna Guillot, aggiunge un prezioso tassello nella promozione di peculiari sperimentazioni eterogenee sul libro d’artista, considerato radicalmente quale artefatto autonomo, svincolato dalla guida esecutiva e specializzata dell’editore.

La lucida disanima di Bruno Munari, che sentenziava l’assolutismo autoreferenziale del libro d’artista[1], viene magnificata quanto trasposizione di un self, decifrato nel dispiegamento delle varie fasi progettuali, il printed e il published.

Rosario Antoci, Francesco Balsamo, Marcella Barone, Gea Casolaro, Iginio De Luca, Anna Guillot, Gianluca Lombardo, Luca Quartana investigano le plurime proprietà mediali dell’oggetto-libro – piano d’indagine trattato per alcuni in maniera permanente, per altri in forma sporadica o su richiesta ˗, elaborando una complessa e diversificata ricerca tecnico-concettuale orientata al collaudo della nuova tecnologia, ma non priva dell’elemento prettamente manuale, che richiama al diretto e indipendente intervento dell’artista finanche alla riproducibilità dell’opera. A corredo descrittivo della mostra, il “Folio #16”, su progetto grafico di Gianni Latino con testi critici di Anna Guillot e Francesco Lucifora, rappresenta un importante supporto esplicativo e ulteriore pubblicazione che sottolinea la qualità indipendente del progetto.

I libri, l’installazione e il video esposti si possono ritenere opere originali a tiratura limitata, alcune delle quali sono prototipi mentre la restante parte rimanda ad una visione dinamica della riproduzione compiuta o potenziale. Pertanto, il multiplo in serie viene contemplato e si rivela per il suo carattere distintivo di unicum, restituendo e rivendicandone l’effettivo primato dell’autorialità. L’artista factotum si autoproduce e diventa editore di sé stesso in un’operazione che gli consente di coniugare a vari livelli l’operatività manuale con la ricerca intermediale.

Withold Know. Reflection on books di Rosario Antoci è un lavoro concreto che si colloca in una prospettiva marginale rispetto al concept generale della mostra, in quanto pone il libro come segmento di un’installazione articolata. Pensato come ready made combinato, Antoci conduce una profonda riflessione sulla futura e precaria posizione dell’oggetto libro nell’epoca della prevaricante digitalizzazione della conoscenza. All’interno dello spazio espositivo viene disposta una porzione del lavoro originario dell’artista e la relativa documentazione fotografica di cui ne mantiene il riferimento. Trattenere il sapere, un pattern di elementi-scultura apparentemente instabili costituiti da morse che pressano una pila di libri, si dispongono in un contesto urbano delineando la forma del logogramma di Internet, la chiocciola.

Il libro di Francesco Balsamo Luci e animali feriti si mostra nella sua duplice versione di bozza preparatoria e di pubblicazione definitiva, edita da Coup d’Ideé nel 2019. Un’edizione lasciata poco conosciuta sui canali di massa con la finalità di riserbarne l’intrinseca natura poetica. Si estendono sul piano espositivo una serie di fogli modulari, fotocopie e originali sui cui vengono accolte le scelte e i ripensamenti, i disegni e le annotazioni liriche dell’artista-poeta. Un lavoro nel quale si palesa evidente la duplice ricerca poetico-letteraria di Balsamo che ritma il verso immaginifico in una relazione tra il contenuto visuale e il segno scritto. Le carte vengono trattenute da oggetti dalla forma prismatica, realizzati in terra cruda che ne cadenzano lo spazio.

Vanish di Marcella Barone è un’opera video-sonora e a stampa, presentata in un packaging multifunzionale, concepita come risultante di una ricerca intermediale che combina differenti forme digitali. L’oggetto-opera, composto da un cofanetto, contiene un’animazione-video dotata di un lettore e del libro estraibile da consultare. La scansione ed elaborazione di un frammento di tessuto e gli still video subacquei di fondi blu, associate a un sonoro elettronico, diventano il pretesto per affrontare le preoccupanti questioni ambientali dell’innalzamento delle temperature e dei mari, presagendo un’inevitabile trasformazione geologica. Attraverso la costruzione di immagini digitali, l’artista documenta simbolicamente il lento e progressivo inabissamento di un’isola-atollo (il tessuto), destinato ad essere perennemente immerso dalle profondità marine fino al suo totale svanimento.

Pur avvalendosi della stampa digitale, Mi Libro di Gea Casolaro è un’opera unicamente cartacea di pregevole perizia manuale, realizzata in otto esemplari unici con Eos Libri d’artista e progettata a quattro mani con l’artista-artigiano Pietro Varroni. La ricerca verbo-visuale di Casolaro volge verso una condizione partecipativa dell’arte atta alla sensibilizzazione della sfera percettiva e cognitiva. La parola, posta in rilievo e intagliata sul foglio, segna, resta, lascia la sua impronta squisitamente comunicativa, apparato di vibranti sollecitazioni interpretative, cui l’artista allude nel microtesto che scandisce le pagine bianche e ne costituisce il senso. Parola, reiterata specularmente sul retro di ogni foglio, si carica di un’ambiguità semantica per autoproclamarsi nel suo principio di libertà autoriale. Librandosi come elemento aereo, il verbo trasmuta in portatore di significato consapevolmente etico.

Homebook di Iginio De Luca è un lavoro che sfugge ad una precisa definizione, un libro/album composto da una cinquantina di fogli sciolti ritagliati al laser e stampati in digitale. Il rilievo della propria abitazione sagoma i ritratti fotografici dei familiari che diventano una sorta di tessere di un puzzle, in un gioco di scomposizione dell’immagine di cui solo alcuni frammenti sono parzialmente identificabili. Una visione intimista del vissuto personale dell’artista, una cellula embrionale della ricerca artistica di De Luca che trova una naturale prosecuzione nel progetto più ampio Expatrie dalla forte componente impegnata, in cui la vicenda privata viene traslata in storia collettiva.

Dislocamento di Anna Guillot si presenta come testimonianza della fase progettuale e grafica del libro. Viene esposta in una bacheca un’unica sequenza fotografico-testuale su una banda di carta stampata in digitale. In parallelo, vengono dilatati sulla parete due estratti della sequenza dell’ipotetico libro. Il concetto di “dislocamento” assume una valenza autobiografica espressa in forma impersonale che indaga l’identità del singolo e dei luoghi. Il vissuto personale dell’artista, la cui ricerca verte originariamente su un’arte verbo-visuale seguita dall’uso della fotografia, viene tradotto in esperienza universale della permanenza e del transito in un luogo, riportato attraverso documentazioni fotografiche e testuali in un effetto straniante e di desolazione.

L’opera-simulacro A mezz’aria di Gianluca Lombardo assurge a paradigma etico dell’ineluttabile fragilità dell’uomo, reso inerme di fronte alla caducità degli eventi. Il libro si presenta sotto forma di monocromo nero ricoperto da uno strato di vernice termosensibile, il cui formato multisensoriale prevede un’inusuale fruizione partecipata da parte dell’utente. Soffermandosi tattilmente e per tentativi sulle singole pagine, il contenuto viene gradatamente disvelato mediante il contatto termico sprigionato dal calore e dalla pressione prolungata della mano. Quasi fossero accolte in un estremo gesto di redenzione, le figure scontornate e sospese nel nulla dei cosiddetti jumpers delle Torri Gemelle si materializzano sulla superficie, immortalate negli ultimi disperati istanti di vita che sono stati documentati dai numerosi filmati e immagini di repertorio estratte dal web. La metaforica idea del cadere giù da un’altezza ricorrente in Lombardo trova collocazione in un momento storico preciso, ma ne viene sovvertito l’inesorabile esito dello schianto verso il suolo. Invertendo la direzione e capovolgendo i soggetti, si palesa un moto ascensionale privo di gravità in cui quegli esseri umani ritrovano finalmente una frazione di «memoria pacificata», così da stravolgere la storia ed «invertire il male».

Oggetto cartaceo esclusivamente testuale, il libro di Luca Quartana si presenta tanto delimitato sotto il profilo formale, quanto incompiuto e criptico nel suo fraseggio. Artista originale nell’ambito dell’arte relazionale, Quartana scandaglia la parola quale attivatore di dinamiche psicologiche disorientanti, tese a creare tranelli semantici, sviando il senso a significati altri. Traccia una poetica del minimale che si trasferisce risemantizzandosi sulla piattaforma web www.lucaquartana.it , un progetto del 2000 dove la ricerca verbovisiva raggiunge esiti imprevedibili per le infinite combinazioni ipertestuali. Lo stesso sviluppo si riscontra nel cartaceo Solo Sesso, invece Scripta volant Verba manent è un libro di proverbi dal tratto spiazzante.

 

Un progetto complesso Self–printed Self–published che si esplica come contenitore sinestetico e multidisciplinare ove peraltro si avvicendano le varie figure concernenti il sistema arte, nel tentativo di scardinare i pedissequi e rigorosi circuiti al quale spesso è assoggettato per avvalorare l’essenza libera del fare artistico.

 

[1] «Il libro d’artista comunica se stesso».

 

In copertina: Rosario Antoci, Withold Know. Reflection on books, particolare

Photo studio mōrf