INTERVISTA A EMANUELA PULVIRENTI

di Eliana Vasta

 

Architetto con un dottorato  in Fisica Tecnica Ambientale, Emanuela Pulvirenti, nel 2001 fonda lo Studio Triskeles Associato, specializzato in progettazione della luce, in particolare, per musei, chiese, aree archeologiche ed esterni urbani monumentali, tra cui l’interno del Duomo di Monreale e la villa romana del Casale a Piazza Armerina. Autrice di numerose pubblicazioni di illuminotecnica, oltre ad insegnare Disegno e Storia dell’arte al liceo, è docente di  light design in molte istituzioni universitarie, tra cui: IED Milano, Lighting Academy di Firenze, Facoltà di Architettura di Palermo, Università La Sapienza di Roma, Consorzio universitario di Trapani, Accademia di Brera di Milano e l’Accademia di Belle Arti di Catania. Nel 2011 lancia il blog “Didatticarte”, dove racconta a circa 6mila follower la storia dell’arte e il disegno attraverso le immagini. Nel 2016 vince il premio Silvia dell’Orso pe la divulgazione dei beni culturali e nel 2018 pubblica per Zanichelli, il libro di arte e immagine “Artemondo”.

 

Chi è Emanuela Pulvirenti? Ci racconti la sua formazione; e come è nata l’idea di creare il suo sito-blog Didatticarte?

Sono un architetto. La mia passione è sempre stata la luce, per questo mi sono specializzata in illuminotecnica con un Dottorato di ricerca. In particolare, mi interessa l’illuminazione dei beni culturali ma anche l’uso della luce in pittura.Nel 2006 sono entrata nel mondo della scuola come docente di Disegno e Storia dell’arte al liceo scientifico. Negli anni ho scoperto un ambiente piuttosto rigido e antiquato, per questo ho iniziato a produrre nuovi materiali didattici digitali e attività non convenzionali. Il sito Didatticarte, invece, è nato nel 2011 proprio come contenitore di risorse digitali da distribuire agli studenti. Nel 2013 è diventato anche un blog in cui ho cominciato a raccontare le mie ricerche e le mie riflessioni sull’arte, non necessariamente legate all’insegnamento.Grazie a questo blog è iniziata nel 2014 la collaborazione con la casa editrice Zanichelli per la quale nel 2018 ho scritto “Artemondo”, un manuale di arte e immagine per la scuola secondaria di primo grado.

 

Quanto il digitale è funzionale nell’ambito della didattica e nell’approccio alla storia dell’arte?

 Direi indispensabile. Se il libro è la base, tutto il resto va costruito attraverso il digitale. E per digitale intendo sia gli strumenti che i contenuti. Con un video-proiettore e un tablet si può lavorare attraverso ricerche, confronti, percorsi virtuali, fotomontaggi, mappe concettuali, linee del tempo, fotografie a tema. Insomma, si possono “smontare” gli argomenti e riassemblarli in modo nuovo favorendone la comprensione. Non si tratta, dunque, solo di un’operazione di dematerializzazione: è proprio una diversa modalità di insegnamento e di apprendimento.

 

I paradigmi della storia dell’arte si stanno ridefinendo. Il suo lavoro, si può definire una nuova professione?

Se consideriamo la mia attività di divulgazione dell’arte nella rete penso di sì. Ma si tratta di una professione che si è concretizzata da sola, senza che io l’abbia costruita volontariamente. Tuttavia, nel mio caso, non essendo una fonte di reddito, non posso considerarlo un lavoro a tutti gli effetti. Mi piace farlo e mi sembra un modo per essere utile alla comunità virtuale: raccontare l’arte sul web, con un linguaggio accessibile ma senza troppe semplificazioni, è un modo per offrire un’alfabetizzazione nel campo del linguaggio visivo a una platea di persone altrimenti irraggiungibile.

 

Quale target visita maggiormente il suo sito-blog? Tra Pinterest, Facebook e Instagram, quale strumento preferisce per comunicare?

Ogni giorno il sito è visitato da circa 6000 persone. Un certo numero sono studenti e docenti che utilizzano le presentazioni di storia dell’arte ma c’è anche una buona quota di visitatori adulti che amano l’arte e il linguaggio visivo e leggono quotidianamente gli articoli che ripropongo su Facebook. Uso molti social ma non ne ho uno preferito anche perché li utilizzo per finalità differenti. Su Facebook condivido sostanzialmente gli articoli del blog e creo dei percorsi iconografici a tema (molto gradito quello sulle finestre nell’arte), su Pinterest gestisco le raccolte di immagini che poi utilizzo per scrivere gli articoli, mentre su Instagram pubblico le mie foto di viaggio, generalmente architetture e paesaggi.

 

 Qual è stato il progetto didattico-sperimentale, che ha riscosso maggior successo?

Penso che i tableau vivant siano stati i lavori più apprezzati sia dagli studenti che hanno partecipato sia dai lettori che hanno visto i fotomontaggi. Tuttavia, non ne faccio più da un po’ di tempo. Mi piace cambiare, anche con gli esperimenti da proporre agli studenti. D’altra parte, le attività non sono di per sé un obiettivo, ma strumenti per raggiungere l’obiettivo vero che è quello dell’apprendimento del linguaggio delle immagini e della storia dell’arte.

 

Che consiglio vorrebbe lasciare a un docente di storia dell’arte e a chi si occupa di didattica per l’arte?

Un consiglio semplice: bisogna insegnare con creatività e con intelligenza. Senza rincorrere programmazioni folli, senza sottostare alla smania delle “congrue verifiche” e dei voti sul registro, senza creare un clima intimidatorio o rendere la materia un noioso macigno. Si apprende meglio quando ci si diverte, come diceva Maria Montessori.