PRIMA LINEA a cura di Cecilia Freschini

di Valentina Lucia Barbagallo

 

Lo scorso sabato nella centrale piazza San Giovanni di Ragusa è stata inaugurata “Prima Linea” – mostra visitabile fino al 13 luglio –  a cura di Cecilia Freschini presso la nuova galleria “Clou – Circolo d’arte contemporanea” di Antonio Di Pasquale e Simona Modica.

Una prima nella prima, in cui opere di alcuni artisti locali – Rosario Antoci, Claudio Cavallaro, Gaetano Longo e Sebastiano Mortellaro – sono state esposte accanto a opere di artisti nazionali e internazionali – Chen Hangfeng, Aleksandra Jarosz Laszlo, Girolamo Marri e Marika Vicari – per rimarcare e testimoniare la mission della neo-sede espositiva ragusana: il confronto, il dialogo tra arte e società e tra supporti e tecniche artistiche poliedriche.

Il titolo della collettiva rimanda alla nomenclatura bellica, secondo cui i soldati che combattono in prima linea sono quelli che aprono le fila, che si espongono più degli altri e che sono posti lì perché ritenuti più idonei – fisicamente e psicologicamente – a fronteggiare il pericolo. I soldati qui sono gli artisti, le armi le loro opere, la causa per cui si combatte è pacifica: rendere l’arte, non solo una questione estetica, ma sociale. Gran parte di ciò che ci circonda influenza la ricerca artistica. E’ ingenuo credere che l’arte sia avulsa dalla politica, dalla scienza, dalla società, dalla letteratura, ecc: l’obiettivo di Clou e di Prima Linea è far conoscere il lavoro degli artisti selezionati in relazione al loro background e alla realtà in cui vivono e con cui si confrontano quotidianamente.

“Il giro della Sicilia in 80 linee” di Sebastiano Mortellaro video – proiettato in un ambiente più intimo e riservato della galleria – in cui l’artista tratteggia e cancella i contorni della sua terra disegnata  con matita e pastelli su un foglio di carta bianco esposto di fronte al video; la “Beautiful Sicily” di Claudio Cavallaro, Sicilia formata da farfalle di carta con pittura fosforescente; “Urban Sculpture 7” e “Urban Sculpture 12”, sculture urbane –  stampa digitale su pvc montata su gommapiuma – di cui è impossibile non riconoscere la mano e la mente dell’autore: Rosario Antoci. E ancora, “As I walk”, nove pezzi di una serie di disegni su tavola di paesaggi firmati Marika Vicari; la pittura di Gaetano Longo “Unknown_stripes #1-4” in cui il soggetto rappresentato appare sempre parzialmente, come se il colore si liquefacesse sulla tela; le due tele 100 x 81 “Home treatment. It took him almost ten years to find a perferct spot” e “Home treatment Cumulonimbusmoln” di Aleksandra Jarosz Laszlo che rappresentano più campi visivi ed emotivi di interni domestici a sua volta vissuti/interpretati da figure umane. Last but not least, i lavori di Girolamo Marri – video e fotografie – dal titolo emblematico “Why shoul You want to hear a sound so distant Shangai”; e le due opere di Chen Hagfeng “Logomania Fa”  e “Logomania No1” in cui – utilizzando la tecnica cinese  detta “jianzhi”, ovvero, della carta tagliata a mano – l’artista riproduce, giocando sui vuoti e sui pieni del supporto rosso, i brand delle multinazionali occidentali. Otto artisti più la performer Sara Petrolito che –  a metà opening –  si è presentata al pubblico con un abito per metà maschile per metà femminile, alternando maschere rappresentanti varie espressioni facciali: rappresentano una parte di quell’arte che si nutre della trasversalità del sapere, che appartiene alla vita reale e quotidiana di cui si fa interprete e portavoce e che considera un sogno filosofico e intellettualistico l’arte per l’arte.

Far dialogare supporti tecnici e ricerche artistiche diverse, background e tematiche lontane nel tempo e  nello spazio vuol dire muoversi in una dimensione glocale che, sebbene abbia sede in una remota cittadina siciliana –  Ragusa –  riesca a mettersi in contatto con il resto della nazione e del mondo con i luoghi del passato e con quelli del futuro dell’arte. Complimenti alla scelta curatoriale di Cecilia Freschini che ha equamente dosato la sua esterofilia – la curatrice veronese, infatti, da anni vive in Cina – e le sue origini nordiche con un attento e imparziale sguardo rivolto agli artisti siciliani. La Freschini avrebbe potuto giocare la carta del “made in china”, curando una mostra di soli artisti cinesi invece, ha deciso di giocare con tutte le carte del mazzo che ben conosce: l’Italia e la Cina, dando vita a un confronto e ad una esposizione poliedrica e ordinata, chiara nelle sue intenzioni e nel risultato finale.

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( a ) Girolamo Marri, Why should you want to hear a sound so distant Shanghai, 2009
( b ) Chen Hangfeng, logomania No 1 Hand cut on Chinese, 2006
( c ) Rosario Antoci, Urban sculpture 7, soft banner, 2012

 

Galleria “Clou – Circolo d’arte contemporanea” – P.za San Giovanni – Ragusa

9 giugno – 13 luglio 2012


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