INTERVISTA A GERARDO ROSATO

di *Chiara Franzò

In occasione della collaborazione tra Balloon Project e Paratissima 2016, continuano le nostre interviste per la sezione “Pre-paratissima”: questa volta, Chiara Franzò (*studentessa del Laboratorio in progettazione curatoriale, presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Catania) ha intervistato uno degli artisti che prenderanno parte a questa edizione della kermesse torinese.


Gerardo Rosato, (classe ’72) campano di nascita, piemontese d’adozione, è un artista autodidatta che inizia la sua carriera artistica a Torino, città in cui vive e lavora alternando la sua ricerca artistica al lavoro in fonderia. Interessato a indagare l’uomo e la società del suo tempo, Rosato crea istallazioni-denuncia in cui utilizza materiali di scarto provenienti dalla fonderia cui ridona nuova vita, investendoli di nuovo segno e di nuovo senso.

In questa edizione di Paratissima lei presenterà il suo lavoro “Resilienze”, può spiegarci di cosa si tratta?

Le “Resilienze” sono gocce in fil di ferro che colano da una rete di Indra con all’interno figure umane che prendono vita una volta precipitate. Rappresentano i resilienti che finalmente superano il loro trauma e diventano persone di ferro pronte ad affrontare la vita.

I suoi lavori sembrano presentare l’uomo contemporaneo come una presenza robotica, com’è arrivato a questa concezione?

Mi ha sempre affascinato il concetto di figura umana robotizzato dal sistema, per questo uomini di sabbia, ferro, alluminio o semplici tute bianche sono i protagonisti nelle mie installazioni.

La sua ricerca è estremamente critica nei confronti della nostra società e spesso prende la forma di una forte denuncia di temi che le stanno particolarmente a cuore, come nell’istallazione “Terra dei fuochi” che ha presentato a Paratissima 2014. Come spiega questa sua visione del presente?

Il presente influisce in maniera costante nell’opera di noi artisti, ed è nostro compito, attraverso la nostra arte, comunicare, dare uno spunto di riflessione e allo stesso tempo denunciare ciò che accade. Io sono campano e la “Terra dei fuochi” è diventato un problema da nascondere e di cui parlare sempre di meno, l’omertà regna sovrana; ed è per questo che a Paratissima 2014 ho deciso di esporre un’istallazione il cui tema fosse proprio questo. Nell’opera ho posizionato tre figure, che rappresentano le Istituzioni del nostro Paese, a testa in giù. La testa sotto la “terra del sud” vuole significare l’omertà: “non vedo, non sento, non parlo”. Mi considero molto critico nei confronti del presente, purtroppo.

Come ha iniziato la sua carriera artistica? E soprattutto la sua terra natia ha avuto un ruolo rilevante nell’elaborazione del suo lavoro?

La mia carriera artistica è iniziata nel 2001 con la prima mostra monografica dedicatami a Torino: “Visioni urbane”. La svolta è arrivata con il mio primo curatore Domenico La Grotteria che mi aprì un mondo a me completamente sconosciuto. Da quel momento ho cominciato a comunicare attraverso le mie installazioni. La mia terra natia è parte di me e sono certo che abbia un forte influsso sulla mia arte.

Sul sito di Paratissima affermano che lei lavora per una fonderia dalla quale preleva i materiali di scarto che usa nelle sue opere. Può delineare più chiaramente il rapporto che c’è tra il suo lavoro artistico e il suo lavoro in fonderia?

Lavoro in fonderia da 20 anni e sono circondato continuamente da arte poiché tutto il lavoro viene svolto a mano da esperti fonditori.

Nei miei lavori, i materiali di scarto prendono vita: la sabbia, nelle quale viene colato precedentemente dell’alluminio fuso, viene scolpita e rinasce trasformandosi in un popolo in cammino; l’alluminio, una volta caduto a terra assume una forma astratta, alla quale io do un mio specifico significato; il fil di ferro, usato per i trattamenti termici, viene riutilizzato per le figure umane di grandi dimensioni delle mie installazioni.

Il mio desiderio è quello di comunicare attraverso gli scarti, che grazie alla mia opera vengono riportati in vita.

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(Copertina) Gerardo Rosato, Terra dei Fuochi, sabbia, terra e ferro; cm 350 x cm 250

(1) Gerardo Rosato, ESODO, sabbia, terra e ferro; cm 300 x cm 150 (Cavallerizza Reale, Torino)

(2) Gerardo Rosato, Passaggio, ferro, terra eplastica; 500cm di diametro; Firenze, Chiostro di Santa Maria Maggiore