Art

OLTRE IL TEMPO

Lo spazio come metafora del costruire

 

“Split Step” a cura di Susanna Baumgartner ed Ermanno Cristini ha aperto al pubblico sabato 12 Novembre 2022 presso la sede degli ex Macelli Civici di via Molise a Milano.

“Split Step” è parte del progetto Cantiere in lento movimento dove lo spazio abbandonato nel suo senso di precarietà e trascurabilità è concepito come scenografia del dialogo tra luogo e azione artistica, pensato come un frammento di tempo provvisorio e destinato a sparire come il cantiere che li ospita.

Questo singolare progetto espositivo nasce in risposta ad un altrettanto insolito luogo, attivo dai primi anni del ‘900 e che oggi, ormai dismesso e logoro, si presta a divenire altro da sé. Il confronto tra passato e presente, in uno spazio la cui storia urla e rivendica con prepotenza il ruolo di rilevanza commerciale che ha avuto per la città di Milano, diventa il focus di questa operazione, in cui l’edificio stesso è protagonista prima ancora che contenitore.

Gli artisti chiamati a partecipare all’evento che si è svolto nell’arco di un’unica giornata, oltre al rapporto con la memoria, si sono confrontati con il pubblico stesso: visitatori e artisti hanno varcato insieme i cancelli del cantiere dando vita ad una circostanza unica nel suo genere. Tutti gli artisti hanno lavorato in estemporanea, poiché non è stata concessa loro una preventiva pianificazione di allestimento. Il pubblico ha potuto così assistere alla scelta della sede dell’azione installativa e performativa da parte degli artisti; cosicché laddove finiva il gesto dell’artista iniziava il racconto e la suggestione di chi osservava.

 

Installazioni, suoni, sculture ed immagini precarie sono solo alcuni degli elementi con cui lo spettatore, passeggiando nel cantiere, ha avuto modo di confrontarsi in questo dialogo evocativo del passato del luogo e in qualche caso in stretto rapporto con ricordi, più o meno recenti, di vita vissuta nel quartiere dell’ormai dimenticata sede del centro sociale MACAO, diventando così esso stesso co-protagonista della mostra.

 

 

Nella scultura Chair(s) di Luisa Turuani: “Le persone sono chiamate a distruggere la sedia facendo crollare a terra i vari pezzi che la compongono; è possibile inoltre costruire nuove composizioni e strutture grazie all’utilizzo degli stessi frammenti. Si può quindi dire che il gesto di distruzione coincide con un processo di germinazione; è proprio grazie al crollo e allo scioglimento di una forma che è possibile dare vita a infinite possibilità”. Chair(s) è quindi scultura che diventa performance, dove lo spettatore-attore interagisce con gli elementi che la compongono. “Sono felice che durante la giornata i visitatori abbiano “giocato” con la mia scultura riflettendo in modo leggero sul dramma della morte. C’è chi l’ha presa a calci violentemente, chi l’ha gentilmente smontata, chi invece non ha nemmeno voluto toccarla quasi per reverenza o timore. Ogni sedia, e soprattutto ogni caduta, è un’esperienza catartica”.

 

 

Lavoro, oggetto di un continuo studio personale, è quello di Stefano Comensoli e Nicolò Colciago in Trip Trap, 2022. Un’installazione effimera dove “Il processo nasce dall’osservazione delle impronte nel quotidiano e in particolare nei luoghi abbandonati che esploriamo come pratica della nostra ricerca. L’impronta è una traccia spontanea che si genera dall’attraversamento del passaggio, un’interazione semplice come camminare rivela tracce e segni, presenze anonime di passaggio. Il nostro intervento è minimo: rilasciamo una polvere atossica composta da amido di mais e colorante alimentare che si deposita al suolo in un leggerissimo strato. Ogni traccia si somma all’altra in un cosmo di segni che lavorano sul togliere anziché aggiungere”.

 

 

Illusoria l’opera After – l’ultimo rave di Joykix dove “Un’antenna rivolta verso il cielo capta tutti i suoni di tutti i rave esistiti dall’inizio dei tempi e da allora dispersi nel cosmo. L’antenna riceve i segnali e li trasferisce al suolo. Le frequenze riemergono dal sottosuolo tramite improbabili diffusori sparpagliati nel sito. Il suono ne risulta filtrato, malsano, distorto, perturbato a seconda delle faglie che incontra, dei materiali, delle porosità, delle incongruenze, delle fratture, degli ostacoli e delle rovine che attraversa. Attraverso imperscrutabili traiettorie torna nello spazio”. Un’istallazione che come in un’overture ha accompagnato e incuriosito visitatori e artisti lungo tutto l’arco della giornata.

 

Hanno esposto: Aurelio Andrighetto, Susanna Baumgartner, Cesare Biratuni, Sergio Breviario, Umberto Cavenago, Loris Cecchini, Gianluca Codeghini, Stefano Comensoli_Nicolò Colciano, Matteo Cremonesi, Ermanno Cristini, mSabrina D’Alessandro, Carla Della Beffa, Oppy De Bernardo, Carlo Dell’Acqua, Joykix, Silvia Listorti, Cecilia Mentasti, Concetta Modica, Giancarlo Norese, Luca Pancrazzi, Carlo Rusca, Luca Scarabelli, Giovanni Termini, Luisa Turuani, Enzo Umbaca, Olivia Vighi.

 

 

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