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Tornare dove non si era ancora nati,

Moira Ricci — 20.12.53 – 10.08.04

 

Moira Ricci rilegge l’album di famiglia come un archivio emotivo: nella mostra personale alla Galleria Laveronica, l’assenza diventa immagine e la memoria si trasforma in gesto d’amore.

 

 

Dal 2 agosto 2025 al 21 dicembre 2025 la Galleria Laveronica di Modica presenta 20.12.53 – 10.08.04, la mostra personale di Moira Ricci, incentrata sull’inserimento dell’artista nelle fotografie della madre scomparsa. Un lavoro che fonde biografia, lutto e memoria in un’unica, intensa narrazione visiva.

 

Installation view “20.12.53-10.08.04”, Moira Ricci solo show, Laveronica gallery, 2025. Courtesy the artist and Laveronica gallery.

 

Una presenza che sfida il tempo

In 20.12.53 – 10.08.04, Moira Ricci compie un atto delicato e spiazzante: si inserisce digitalmente in vecchie fotografie dell’album di famiglia, accanto alla figura della madre. Il risultato non è solo un esercizio tecnico, ma un atto affettivo, in cui ogni dettaglio — luce, abiti, postura — è curato con precisione maniacale per fondere passato e presente.

La presenza dell’artista non è mai invadente: è una presenza silenziosa, che sembra sempre esserci stata. In ogni scatto, il suo sguardo è rivolto verso la madre, come se volesse ristabilire una connessione impossibile, sfidando il tempo e la perdita.

 

 

 

L’assenza come atto creativo

Il titolo della serie coincide con le date di nascita e di morte della madre. Questo dato biografico, apparentemente semplice, rivela l’origine del progetto: un gesto nato dal lutto, ma che non si limita a commemorare. Al contrario, Ricci trasforma l’assenza in un luogo da abitare, da cui far nascere nuove forme di vicinanza.

La fotografia, in questo lavoro, non è solo documento ma medium relazionale, spazio in cui la figlia può tornare a camminare accanto alla madre. Un dialogo visivo che, pur nella sua impossibilità materiale, appare reale e necessario. Il gesto dell’artista diventa così performativo, rituale, quasi sciamanico.

 

 

 

Un album privato che diventa universale

Sebbene le immagini provengano da un album di famiglia, le scene rappresentate — matrimoni, feste, momenti di vita quotidiana — risultano immediatamente riconoscibili. Sono parte di un archivio emotivo che ci riguarda tutti. In questo slittamento, l’opera compie una trasformazione: da gesto individuale a narrazione collettiva.

Ciò che rende queste fotografie così potenti è la loro densità emotiva. La cura nella ricostruzione dei dettagli rende credibile l’incredibile, e lo spettatore finisce per accettare l’illusione con naturalezza, perché riconosce — oltre l’immagine — qualcosa che gli appartiene: la fragilità del legame, la memoria, la perdita.

 

 

Raccontare ciò che non si può ricordare

Uno degli aspetti più toccanti del lavoro è l’inserimento dell’artista in momenti che precedono la sua nascita. Ricci ci mostra la madre non solo come madre, ma come donna, figlia, amica, compagna: una figura ancora libera dal ruolo genitoriale, e quindi, in parte, sconosciuta.

È un territorio invisibile per ogni figlio, e proprio per questo carico di fascino e di mistero. Ricci lo abita non per colmare una mancanza, ma per immaginare, per stare accanto con rispetto e affetto. Al contrario, il figlio è l’unico testimone e custode della vita familiare successiva: una quotidianità fatta di gesti, di linguaggi visivi e non, che forma la grammatica emotiva di ogni relazione.

 

 

Installation view “20.12.53-10.08.04”, Moira Ricci solo show, Laveronica gallery, 2025. Courtesy the artist and Laveronica gallery.

 

Il tempo delle relazioni

Il lavoro di Moira Ricci destabilizza le visioni rassicuranti della famiglia. In queste immagini, la casa non è sempre rifugio: è anche spazio di perdita, di attesa, di trasformazione. E la madre non è un’icona immutabile, ma un corpo che cambia, che vive, che scompare.

Il tempo, in 20.12.53 – 10.08.04, non è lineare. È affettivo, stratificato, disordinato. Ogni fotografia è una soglia: una finestra su qualcosa che non c’è più ma che, per un attimo, torna a esistere. Lo sguardo rivolto verso l’altro, che Moira mantiene in ogni immagine, diventa il segno più profondo di un amore che resiste.

 

 

Installation view “20.12.53-10.08.04”, Moira Ricci solo show, Laveronica gallery, 2025. Courtesy the artist and Laveronica gallery.

 

Restare connessi, anche quando non si può

Con questo lavoro, Moira Ricci costruisce un’opera che è allo stesso tempo poetica e politica. Poetica, perché nasce da un’urgenza affettiva profonda; politica, perché ci invita a riconsiderare la relazione con chi ci ha generato, e con tutto ciò che resta invisibile nella narrazione pubblica delle relazioni familiari.

Le sue immagini ci spingono a vedere con occhi diversi la fragilità dei nostri legami, a non censurare l’assenza, la malattia, la morte. Ma anche a ritrovare, nella memoria condivisa, una forma possibile di continuità, di cura, di presenza.

Attraverso la fotografia, Moira Ricci non solo rilegge il passato, ma costruisce uno spazio relazionale che sopravvive al tempo, alla perdita, e persino alla realtà stessa.

 

In copertina: Installation view “20.12.53-10.08.04”, Moira Ricci solo show, Laveronica gallery, 2025. Courtesy the artist and Laveronica gallery.