Marco Cassarà
Un due tre stella

A cura di Guillaume Von Holden

ZELLE ARTE CONTEMPORANEA
Via Fastuca 2, 90134 Palermo
www.zelle.it / zelle@zelle.it / +39 3393691961

OPENING
Venerdì 19 Aprile 2013 h.19.00
la mostra resterà aperta sino al 18 Maggio 2013
dal martedì al sabato dalle h.17.00 alle h.20.00

Venerdì 19 Aprile 2013 alle 19.00, Zelle Arte Contemporanea inaugura ‘Un, due, tre, stella’ mostra personale dell’artista palermitano Marco Cassarà (Palermo, 1984), a cura di Guillaume Von Holden.

Da qualche parte, all’interno di un polveroso tubo catodico, He-man difendeva Eternia dal malvagio Skeletor. Intanto gli occhi si facevano miopi, incollati a un monitor, tra pistole laser ed occhiali 3d.
Ad immaginarne un’ipotetica colonna sonora vengono in mente coloro che fissavano le proprie scarpe, o sarebbe meglio dire quelle sonorità – definite dalla stampa britannica shoegaze (dalla postura dei musicisti sul palco) – create tra fine ’80 ed inizio ’90 da band del calibro di My Bloody Valentine, Ride, Jesus and Mary Chain, Lush, Slowdive.
E partiamo proprio dagli Slowdive, ed in particolare dall’album ‘Souvlaki’ (Creation Records, 1993) per avvicinarci alla parabola creativa dell’artista siciliano Marco Cassarà (Palermo, 1984) ed al suo ultimo ciclo di lavori irrorati da una domestica artificiale luminescenza.
‘Souvlaki’, con le sue dieci tracce cariche di delay, è il viatico per il lento-tuffo – parafrasando il nome della band, frutto di un sogno del bassista – nell’anfratto più umido e scomodo che si possa immaginare, quello di una pre-adolescenza brufolosa, tra zaini dalle stoffe traslucide, catechismo e succhi di frutta.
Nonostante le premesse, è bene precisare che Marco non è un feticista dell’effettistica vintage tout-court, è innanzi tutto un pittore affascinato dal potere cromatico di vecchie figurine o carte adesive, da certi pattern al limite della psichedelia o dalle palline in gomma dai colori miscelati in random. Non di meno affascinato dalla pittura nel senso più ortodosso che riusciate a immaginare.
Si tratta quindi di attraversare quest’ammaliante cortina visiva, per scorgere l’ossatura di una narrazione in cui gli infiniti feedback evocativi si stratificano sostituendosi alla memoria, oscurando qualsivoglia rimando descrittivo a luoghi o paesaggi. Le opere assumono i tratti di vedute endoscopiche, dei cannocchiali puntati dritti nel profondo della corteccia cerebrale, capaci di mettere a fuoco tutti quegli elementi apparentemente marginali, centrali nel costante esercizio di definizione di un personalissimo ed invalicabile universo.
Le opere di Marco hanno la capacità di ridisegnare una memoria collettiva dai bordi sfaldati di una stecca di zucchero filato e l’odore acre di una classe dopo l’ora di ginnastica.