Malo Sutra
Tra memoria e disincanto, la Bosnia nello sguardo di Angelo Del Negro
Si è inaugurata lo scorso 1° novembre “Malo Sutra”, mostra personale del fotografo Angelo Del Negro, ospitata negli spazi di Spazio Co Working a Livorno e aperta al pubblico fino al 29 novembre 2025. Il progetto espositivo propone uno sguardo inedito e profondamente umano sull’attuale condizione della Bosnia ed Erzegovina, territorio che Del Negro ha attraversato e documentato più volte negli ultimi anni. Attraverso relazioni personali e un coinvolgimento diretto con i luoghi e le persone, l’autore costruisce un racconto visivo intenso e a tratti contraddittorio, capace di restituire la complessità e la crudezza della realtà contemporanea di questo Paese.
“Malo Sutra” è un’espressione bosniaca intraducibile alla lettera – significa “un poco domani” – e viene usata in modo ironico per dire “figurati”, “non succederà mai”. È una risposta sarcastica e tipicamente balcanica alla speranza che qualcosa possa davvero cambiare. Da diversi anni Angelo Del Negro intrattiene rapporti con lo stato, ma soprattutto con gli abitanti della Bosnia ed Erzegovina, creando legami capillari che si estendono lungo tutto il perimetro creativo delle sue fotografie documentaristiche. Un approccio che segue le persone fin dentro le loro case, nelle loro vite, giungendo a un risultato non solo florido e interessante, ma capace di restituire una panoramica autentica sulle fragilità stesse di questi territori. Come sappiamo, la Bosnia ed Erzegovina è un neo-Stato nato nel 1992: prima di questo anno faceva parte dell’ex Jugoslavia: un Paese segnato da una guerra brutale tra il 1992 e il 1995, dai massacri di Prijedor e Srebrenica, dagli assedi di Sarajevo e Mostar e dagli Accordi di Dayton, firmati per porre fine a un conflitto che ha lasciato cicatrici profonde nella memoria collettiva. Il progetto, presentato per la prima volta nella mostra ospitata da Spazio Co Working (Livorno, via Ginori 29) e visitabile dal 1° al 29 novembre 2025, nasce da un articolato percorso editoriale sviluppato all’interno del Lab for Contemporary Documentary Photography di Yogurt Magazine, condotto dal duo fotografico Caimi & Piccinni, da cui è scaturito un dummy con editing e design a cura degli stessi autori.
Un’immagine che scioglie il confine
Partendo dalla copertina stessa del dummy di Malo Sutra, è interessante notare come il linguaggio figurativo parte da un’immagine leggera, frivola e filo-erotica di un cono di gelato che si scioglie al sole, dai colori confetto. È un’immagine emblematica dell’intero progetto, che introduce simbolicamente i fruitori nella liquidità sociale che attraversa in profondità tutto il lavoro di Angelo Del Negro. Sfogliando le pagine, emerge un universo visivo vasto e vibrante: la Bosnia contemporanea con la sua molteplicità cromatica, sociale e culturale. È il frutto di esperienze dirette e relazioni umane che hanno permesso al fotografo di entrare nella quotidianità delle persone, restituendo le molteplici differenze del Paese – dalla componente cristiana e ortodossa a quella musulmana. Situata “a est” dell’Europa, la Bosnia ed Erzegovina si configura come un ponte tra “Oriente” e “Occidente”, crocevia di identità, storie e contraddizioni. Anche il linguaggio tecnico riflette questa pluralità: Del Negro alterna pellicola 35mm, medio formato e digitale, costruendo un racconto visivo denso e stratificato. La forte umanità che attraversa l’intero lavoro emerge in ogni suo aspetto, alternando paesaggi sociali, naturali e ritratti in cui Angelo accoglie e restituisce questa pluralità con lucidità e rispetto. La contraddittorietà tipica del suo sguardo rimane intatta, mentre l’assoluto consenso dei soggetti all’immagine si impone con forza: non solo sul piano estetico, ma in tutto il melting pot umano e culturale che costituisce il cuore del progetto.
Uno spazio creativo e condiviso
La mostra personale è ospitata negli spazi di Spazio Co Working, nel cuore di Livorno (via Ginori 29), un vero e proprio focolaio creativo e punto di incontro per la comunità labronica: un luogo nato per condividere idee e favorire il dialogo tra diverse professionalità. “L’obiettivo”, afferma la founder Chiara Cunzolo, “è costruire una rete di artisti e creativi che, come satelliti nella stessa orbita, possano incontrarsi, scambiarsi esperienze e generare nuove traiettorie di crescita”. Oltre a questo, lo Spazio si configura come coworking lavorativo vero e proprio, accogliendo persone che desiderano lavorare in un ambiente stimolante e creativo.
In questa stessa direzione, la mostra di Angelo Del Negro si configura come una mappatura cromatica e vitale di umanità, dove lo sguardo fotografico diventa strumento di connessione: un ponte visivo che unisce storie, volti e frammenti di vita quotidiana in un racconto corale e condiviso. Il display espositivo si proclama, dunque, come il proseguimento del display editoriale e fotografico, condividendo il forte messaggio di esistenza (e resistenza) di un Paese dalle tante cicatrici e contraddizioni, documentandone la genesi. La parola documentario, specialmente quando si parla di fotografia contemporanea, può risultare viziata e priva di densità: cosa rende un lavoro effettivamente documentario? Non può essere solo la mera documentazione di un fatto già accaduto; la fotografia documentaristica è – e deve imporsi – prima di tutto come conoscenza primaria ed esperienza diretta con i soggetti e i luoghi rappresentati. Il valore non si ferma allo “scatto momentaneo perfetto”, dove spesso chi viene ritratto non è a conoscenza del fine o, peggio ancora, non è consenziente allo scatto finale. Angelo Del Negro riformula questa antica modalità dello scatto rubato, donando alla comunità bosniaca non solo la partecipazione diretta e consapevole alle sue immagini, ma anche legami che si sono consolidati ben oltre i confini della Bosnia ed Erzegovina: la pratica del documentare diventa, infatti, una pratica dell’esperienza, dove la fotografia diviene il prodotto di tale saggezza acquisita. Ed è tra questi colori accesi, i paesaggi antropici, i preziosi cibi casalinghi e quella vita che si accresce nelle strade bosniache che riusciamo a vedere, tra le tante e innumerevoli penurie, l’affermazione positiva di un popolo che riesce a legittimarsi con forza.












