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Magazzini Fotografici, il laboratorio visivo che cambia Napoli

 

Tra maestri della fotografia e nuove generazioni, lo spazio di Yvonne De Rosa costruisce una comunità che sperimenta, apprende e resiste.

 

Nel cuore del Decumano Superiore, un progetto no profit che ridefinisce cosa può essere oggi un’istituzione culturale indipendente.

 

Nel cuore del centro storico di Napoli, tra le pietre del Decumano superiore e le memorie del Palazzo Caracciolo d’Avellino, Magazzini Fotografici si è affermato in poco più di un decennio come uno dei presidi più vivaci della cultura visuale italiana. Fondato da Yvonne De Rosa, il progetto nasce come spazio no profit dedicato alla divulgazione della fotografia, trasformando un ex borsettificio in un luogo di produzione culturale, scambio e rigenerazione urbana, con mostre di autori internazionali, attività formative e un bookshop specializzato.

 

Magazzini Fotografici propone un modello di istituzione indipendente che intreccia ricerca, comunità e sperimentazione. Con Yvonne De Rosa ripercorriamo visione, pratiche e prospettive di un’idea che continua a evolversi.

 

I Magazzini Fotografici a Napoli; vista dell’interno. Coutesy Magazzini Fotografici.

 

Mariateresa Zagone: Magazzini Fotografici nasce come luogo indipendente e no profit dedicato alla divulgazione. In un panorama culturale spesso dominato da logiche di mercato, quale valore rivendica oggi un’istituzione che decide di restare “fuori dal sistema”?

Yvonne De Rosa: Restare indipendenti significa conservare una postura: non produrre eventi per riempire un calendario, ma per generare senso. Il mercato tende a uniformare linguaggi e priorità. Un presidio no profit, invece, può permettersi di praticare ciò che spesso non trova spazio nelle istituzioni più strutturate: sperimentazione, rischio, ricerca lenta, attenzione alla comunità.
Magazzini Fotografici nasce per questo. La sua forza non è la dimensione, ma la possibilità di lavorare senza pressioni commerciali, con una visione culturale che mette al centro la qualità del discorso e non il prodotto.

 

I Magazzini Fotografici a Napoli; vista dell’interno. Coutesy Magazzini Fotografici.

 

Mariateresa: Chi sono le persone che abitano e sostengono questo luogo?

Yvonne: La comunità è eterogenea: fotografi affermati, studenti, ricercatori, amatori competenti, professionisti del settore culturale, giovani che arrivano da percorsi Erasmus o tirocini internazionali, e cittadini che hanno scelto Magazzini come punto di riferimento.
Non è un pubblico “di passaggio”. È un ecosistema che riconosce lo spazio come laboratorio condiviso. Le energie che permettono a Magazzini di esistere sono collettive: volontari, studenti, collaboratori, e una rete di persone che considera la cultura un bene comune.

 

I Magazzini Fotografici a Napoli; vista dell’interno. Coutesy Magazzini Fotografici.

 

Mariateresa: La rigenerazione di un ex borsettificio nel cuore del centro storico UNESCO è già di per sé un atto curatoriale. In che modo l’identità del luogo ha influenzato la visione e la programmazione di Magazzini Fotografici?

Yvonne: L’ex borsettificio è un contenitore che non nasconde il proprio passato: un luogo operaio, legato alla produzione materiale. Trasformarlo in un centro di produzione culturale ha significato mantenere la sua identità di spazio di lavoro.
Magazzini non è una “white cube gallery”: è un laboratorio nel senso più concreto del termine. Il contesto UNESCO ha aggiunto un altro livello: portare la fotografia contemporanea in un’area storica è un modo per attivare dialoghi tra tempi diversi. La rigenerazione non è estetica ma funzionale: una nuova forma d’uso che riattiva un luogo senza snaturarlo.

 

Mariateresa: In dieci anni avete ospitato autori che hanno segnato la storia della fotografia – da Letizia Battaglia a Basilico, da Lisetta Carmi a Boogie. Come si costruisce una linea curatoriale che mette in dialogo maestri e nuove generazioni senza cadere nella celebrazione o nella semplice nostalgia?

Yvonne: La linea curatoriale si costruisce evitando due rischi: il mito del maestro e l’ansia della novità.
Gli autori storici vengono presentati non come icone, ma come strumenti per leggere il presente: Battaglia per comprendere potere e resistenza, Basilico per analizzare la città come organismo, Carmi per riflettere su identità e sguardo politico.
Accanto a loro invitiamo giovani artisti che affrontano questioni urgenti con linguaggi contemporanei. Il dialogo funziona quando il criterio non è l’età, ma la capacità di generare pensiero. La nostalgia non serve; serve un uso attivo della memoria visiva.

 

 

Mariateresa: Uno degli assi portanti del vostro lavoro è la formazione: workshop, corsi, talk, rassegne cinematografiche. Quali sono oggi secondo te, le nuove urgenze nella cultura dell’immagine e come Magazzini Fotografici cerca di intercettarle?

Yvonne: L’urgenza principale è ricostruire strumenti critici. Viviamo dentro un flusso di immagini che produce saturazione e perdita di lettura. La formazione deve offrire metodi, non solo tecniche: capacità di analisi, consapevolezza etica, lettura dei media, relazione fra visione e potere.
A Magazzini lavoriamo su questo: workshop di fotografia, ma anche rassegne, talk interdisciplinari, laboratori di ricerca con università e accademie. L’obiettivo è educare a vedere, non solo a produrre immagini. La fotografia è un linguaggio che serve per comprendere il reale, non per decorarlo.

 

I Magazzini Fotografici a Napoli; vista dell’interno. Coutesy Magazzini Fotografici.

 

Mariateresa: Il bookshop dedicato alla fotografia è un elemento distintivo dello spazio. Quale ruolo attribuisci al libro fotografico nella costruzione di una cultura visuale consapevole? E come si selezionano le pubblicazioni che entrano in questo “ecosistema”?

Yvonne: Il libro fotografico è uno strumento di studio: permette un tempo di fruizione diverso, più lento e analitico. In un mondo dominato dallo scroll, il photobook rimane un dispositivo che richiede attenzione e costruisce memoria.
La selezione segue un principio curatoriale: non collezioniamo “novità”, ma ciò che contribuisce a una riflessione sulla cultura visiva. Grandi editori, autoproduzioni, titoli fuori catalogo, progetti sperimentali: ogni libro deve avere una funzione dentro l’ecosistema di Magazzini, che è prima di tutto un luogo di ricerca.

 

I Magazzini Fotografici a Napoli; vista dell’interno. Coutesy Magazzini Fotografici.

 

Mariateresa: Guardando al futuro: quali direzioni vorresti esplorare nei prossimi anni? Ci sono tematiche, artisti o pratiche che senti emergere con particolare urgenza e che vorresti portare a Napoli tramite Magazzini Fotografici?

Yvonne: Mi piacerebbe approfondire un tema che già sto trattando, quello degli archivi e contro-archivi, come strumenti culturali politici e performativi.
Vorrei continuare a portare a Napoli autori capaci di lavorare sul confine fra estetica e ricerca, e al tempo stesso sostenere giovani che sviluppano pratiche ibride, interdisciplinari, non addomesticate dal mercato.

 

 

Mariateresa: Se dovessi indicare una sola immagine, quale sarebbe la fotografia che meglio racconterebbe Napoli per te?

Yvonne: Non sceglierei un’icona, preferirei un’immagine di una persona, un ritratto in strada. Napoli è la somma delle persone che la abitano.

 

www.magazzinifotografici.it 
@magazzinifotografici
Via San Giovanni in Porta32
80138 Napoli

 

© Ph Magazzini Fotografici – Yvonne De Rosa

 

 

 

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