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Luogo comune:

quando la pittura parla attraverso le generazioni

 

Fino al 5 dicembre 2025 lo spagnolo Andrés Aparicio in mostra alla chiesa Sant’Eulalia dei Catalani, sede dell’Istituto Cervantes di Palermo, in un dialogo postumo con Andrea di Marco a cura di Fulvio di Piazza e con un testo di Alessandro Pinto.

 

Luogo comune non è solo un’esposizione d’arte, ma l’intersezione di vettori temporali e spaziali, quali: la fascinazione di un giovane pittore spagnolo per una città resistente, il dialogo postumo con uno degli artisti della Scuola di Palermo e la memoria profonda che il linguaggio pittorico conserva e attiva nell’atto percettivo.

 

Al centro di questo crocevia c’è l’artista spagnolo Andrés Aparicio, giunto a Palermo come studente Erasmus e subito attratto dalla “visibilità sommersa” di saracinesche, botteghe in declino e frammenti urbani segnati dalla gentrificazione.

Il curatore Fulvio Di Piazza, già docente di pittura in Accademia di Aparicio e figura centrale della cosiddetta Scuola di Palermo, riconosce nella ricerca del giovane artista una profonda risonanza con l’opera di Andrea Di Marco, pittore palermitano prematuramente scomparso. Di Piazza, che con Di Marco aveva condiviso un percorso formativo e un atelier, legge nei dipinti di Aparicio un’eco di quella stessa attenzione per la “resistenza silenziosa ai mutamenti” che aveva caratterizzato l’opera del suo collega e amico. Decide così di attivare un dialogo postumo tra i due artisti, accomunati dalla medesima attitudine del flâneur che cammina sulla soglia, come descritto da Baudelaire e ripreso da Benjamin, alla ricerca del segmento segreto, visibile solo a chi sa davvero guardare.

Luogo comune è il confronto diretto tra due sguardi quello di Di Marco e quello di Aparicio che, pur distanti nel tempo, si immergono nel caos e nella poesia del quotidiano panormita per trasformare le superfici ordinarie della città in soglie concettuali. In Vucciria e più precisamente nell’antica chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani il luogo comune si trasforma in un luogo d’arte, dove l’eredità pittorica resiste, si rinnova e ci invita a guardare oltre il velo dell’evidenza. La mostra è in corso presso la chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani, sede dell’Istituto Cervantes di Palermo e sarà visitabile fino al prossimo 5 dicembre.

 

Vista dell’allestimento della mostra di Andrés Aparicio “Luogo comune” presso l’Instituto Cervantes Palermo. Courtesy l’artista.

 

Geraldina Albegiani: Quando e come ha avuto origine il tuo legame con la città di Palermo? Qual è stato il luogo, l’oggetto o l’interstizio urbano che ti ha colpito per la prima volta?

Andrés Aparicio: Nel testo del catalogo ho incluso una breve riflessione sulle mie prime impressioni a Palermo, un momento per me saliente al quale fa riferimento anche la mia opera Vucciria, esposta in mostra. Arrivati in città con l’ultimo collegamento dall’aeroporto, pernottammo in un piccolo hotel in via Roma. L’impatto visivo con la Vucciria e Piazza San Domenico, avvolte nell’oscurità, fu significativo: l’unica illuminazione proveniva dalle luci dell’Immacolata e dalla vecchia insegna all’ingresso del mercato. Credo che la mia connessione con la città sia nata in quell’istante. Si trattava di un luogo per me inedito, che non si svelava a una prima occhiata superficiale ma, anzi, richiedeva un’esplorazione intima per essere compreso. Questo aspetto mi ha profondamente affascinato. Il viaggio si svolse nel febbraio 2018 con l’obiettivo di definire la scelta della destinazione per la borsa di studio Erasmus tra Roma e Palermo. La decisione finale ricadde, naturalmente, su Palermo.

 

Vista dell’allestimento della mostra di Andrés Aparicio “Luogo comune” presso l’Instituto Cervantes Palermo. Courtesy l’artista.

 

Geraldina: Se immaginassimo di passeggiare nello spazio espositivo in cui è in corso la mostra Luogo comune, concretamente, nella chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani all’interno della Vucciria, potresti raccontarci come si è sviluppato il dialogo tra le tue opere e quelle di Andrea Di Marco?

Andrés: Sin dalle prime interazioni con il curatore Fulvio di Piazza ho manifestato il mio interesse a realizzare un’opera nell’ottica del binomio “dentro/fuori”. Qualcosa che non risultasse evidente a primo impatto. E che al centro di tutto vi fosse il lavoro di Andrea. L’allestimento vuole raccontare la disposizione della città stessa, suddivisa in quartieri strettamente legati ai mercati. Sono partito dall’incrocio dei Quattro Canti quale idea di centro, cuore pulsante della città per poi elaborare quattro distinte strutture interne alla sala che raccontassero i quattro quartieri popolari di Palermo con mercato ovvero Ballarò, Vucciria, Capo e Borgo Vecchio. Al centro sarebbero stati esposti i dipinti che mi hanno aiutato a cogliere quei riferimenti: i dipinti di Andrea Di Marco. Era come un gioco di abbracci.

 

Tenendo conto anche del luogo che avrebbe ospitato la mostra, un’antica chiesa, ho cercato di giocare con la dimensione spirituale realizzando l’altare con gli ultimi tre lavori di Andrea.

 

 

Geraldina: Qual è il processo attraverso cui arrivi a trasporre su carta frammenti della realtà urbana, fatti di ruggine, simboli anonimi e un uso essenziale del colore?

Andrés: Da questo punto di vista mi considero un pittore classico. Dipingo a olio su carta cercando di avvicinarmi all’oggetto reale, avendo sempre ben presente che il mio è un lavoro di traduzione pittorica. Non mi interessa perseguire il realismo: gli elementi che suscitano nello spettatore la presa di coscienza dell’atto visivo e il riconoscimento dell’opera li affido alla scala dimensionale della stessa e alla sua disposizione all’interno dello spazio espositivo. Un simile approccio permette allo spettatore di identificarsi con spazi già precedentemente esplorati.

 

 

Geraldina: Qual è il significato primario che attribuisci al concetto di velo nelle opere oggetto di questa mostra? Rappresenta una soglia che si varca con il fine di svelare l’invisibile o si configura piuttosto come un elemento pittorico che intreccia la storia dell’arte con il tessuto urbano?

Andrés: Credo che il velo cui fa riferimento Alessandro Pinto nel foglio di sala sia ravvisabile nel fatto che, come nelle mie opere così in quelle di Andrea, lasciamo vedere l’esterno di quanto raffigurato. Si tratta di porte, lastre, parasole, saracinesche, tele, ecc. che non “aprono” verso nessun oltre e di cui è visibile unicamente il lato esterno. Non è dato conoscere cosa stiano nascondendo, né cosa stia succedendo dall’altra parte. Nel mio caso, associo sempre questo concetto agli arredi scenici di un teatro. Dalla prospettiva dello spettatore il palcoscenico può apparire come un ambiente perfetto e completamente fruibile ma di fatto, la parte retrostante altro non è che una congerie di legno, metalli e materiale scenografico che rendono possibile quell’illusione di compiutezza.

 

Vista dell’allestimento della mostra di Andrés Aparicio “Luogo comune” presso l’Instituto Cervantes Palermo. Courtesy l’artista.

 

Geraldina: Cosa intendi comunicare allo spettatore con la tua grammatica visiva, sviluppata attorno al concetto di metropoli contemporanea, attraverso il dialogo tra due generazioni di pittura allo stesso tempo così diverse e simili?

Andrés: Mi attrae la dimensione dell’effimero e ritengo sia questo ciò che intendo trasmettere. Poiché considero che tutti questi elementi precari scompariranno, per me si tratta di un modo per documentarli e conservarli. In questo momento storico il mondo sta propendendo verso una standardizzazione generale e ciò fa sì che mercati dal carattere fortemente peculiare come i mercati del Capo, Ballarò, La Vucciria, situati in zone ad alto impatto turistico, virino verso modelli più “comodi, controllati, organizzati” andando, così, a perdere d’identità. Il mio proposito è conservare questi elementi e credo che Andrea facesse lo stesso. Molti degli elementi che Andrea ha raffigurato all’interno della sua arte non sono più ravvisabili nella città stessa. Di Andrea ritengo che ad essere rilevante non sia soltanto la sua pittura, quanto anche il fondo di diapositive (più di 4000), conservato presso l’Archivio Andrea Di Marco, che racconta la sua Palermo. A me la sua Palermo ha affascinato e in questa mostra, ho cercato di omaggiare la sua personale visione della città intrecciandola con la mia.

 

Vista dell’allestimento della mostra di Andrés Aparicio “Luogo comune” presso l’Instituto Cervantes Palermo. Courtesy l’artista.

 

In copertina: Vista dell’allestimento della mostra di Andrés Aparicio “Luogo comune” presso l’Instituto Cervantes Palermo. Courtesy l’artista.
Un ringraziamento speciale a Laura Marsicano per la traduzione dallo spagnolo all’italiano.