Intervista a Linda Randazzo
di Giuseppe Mendolia Calella

Chi è Linda Randazzo?

Proprio oggi non lo so! Dovresti chiedere a qualcuno che ne sa più di me su di me… per esempio il mio amico Francesco Cusa dice questo di me:…<< cmq Linda ha fatto i disegni per il mio libro, Anna. Devi figurarti che ha fatto un ritratto di me cane che poi è il mio Daemon che mi perseguita da ere. Se vai a dormire a casa di Linda troverai mille facce di ritratti che ti guardano da dentro l’anima verso il Dentro. Linda dice di essere a disagio e soffre di asma, ma poi se vai nella sua stanza trovi una gigantografia sul letto di lei-stessa-vecchia-dipinta-de-lei-stessa-giovane che la guarda dall’alto verso il basso. E poi dice perché c’ha l’asma. Linda ora vive a Milano, la città di Cochi Ponzoni.>>

Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Chi sono gli artisti che ami?

Ascolto un po’ di tutto, amo cantare le canzoni di Modugno, quando dipingo la musica classica: Bach, e Chat Baker che è l’unico che mi fa placare l’angoscia e l’irrequietezza. L’ultimo libro che ho letto è La Signora delle Camelie di Dumas. Amo tutti gli artisti viventi di cui sono amica, che sappiano essere prima di tutto degli esseri umani, prima che artisti, senza delegare all’arte il fatto di non sapere vivere, travisando il senso della loro necessità di sedurre e il loro narcisismo. Gli artisti morti che amo sono troppi e dovrei farne una lista lunghissima… ho dei maestri spirituali come Kafka, Pessoa, Carmelo Bene, Antonin Artaud, Pasolini…

Come definisci il tuo lavoro?

In parte disperato, in parte fenomenologico, in parte romantico, coraggioso e retrò allo stesso momento.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

Ogni momento è importante, ma ci sono incontri che segnano più di altri. Per me è stato l’incontro con il mio primo maestro, mio padre… poi Benny Chirco, brillante pittore con cui ho vissuto da giovanissima, con cui ho passato momenti indimenticabili sulla pittura, e che dopo molti anni si sarebbero rivelati importantissimi. Poi Enzo Patti un pittore e scenografo, che è stato il mio primo insegnante all’accademia, fu lui che mi scoprì pittrice, mi iniziò al teatro e al mistero dei simboli. Poi Alessandro Bazan con cui condivido parte della sua concezione sensuale e gestuale sulla pittura, il mio vero maestro , quello con cui ho potuto formarmi per più tempo, studiando la struttura della pittura e del disegno. Poi Francesco de Grandi, Andrea Di Marco, pittori più grandi di dieci anni, fedeli amici e preziosi consiglieri, anche se molto diversi da me, e tra di loro. Poi l’incontro con Gianni Gebbia sassofonista, ora regista , pittore e amante della pittura, con cui ho potuto stringere un’amicizia spirituale importante, fatta tra le altre cose di suggestioni musicali e pittoriche, ovviamente provenienti da un punto di vista sull’arte totalmente diverso dagli esempi precedenti. Poi l’incontro con Francesco Cusa, batterista e compositore, nonché scrittore, con cui condivido una certa crudeltà mistico/visiva sulla vita. Poi Alessandro Librio, compositore e violinista, ma anche performer e pittore con cui ho sempre modo di confrontarmi intimamente, come con gli altri, soprattutto come punti di riferimento nell’angoscia e nella mia frustrazione di essere artista brancolante nel nulla… e poi Nike Pirrone la mia amica pittrice, performer, regista, maga e sacerdotessa. Adoro il Laboratorio Saccardi, Federico Lupo, Vito Stassi, Philippe Berson, Jesse Gagliardi, Sebastiano Mortellaro, Enrico Spedale, Desideria Burgio, Adalberto Abbate, Valentina Glorioso, Francesco Guttuso, Francesco Balsamo, Christian Frosi, Orazio Battaglia, Sergio Zavattieri, Manfredi Beninati … e non posso dimenticare tanti altri che sono stati maestri di foto, di disegno, di teatro e di cinema, come Margherita Morgantin, Emilio Fantin, Fabio Sgroi, Shoba Battaglia, Andrea Cusumano, Michel Ferraro, Rudy Laurinavicius… adesso è importante confrontarmi con Alfonso Leto e il poetico Francesco Lauretta, due grandissimi maestri e pittori siciliani, e il mio nuovo amico Alessandro Cevasco attore genovese e maestro di misteri.

Come definiresti il panorama artistico siciliano?

Un casino… ribollente, assurdo e pazzo, passionale, esiliato, emarginato e interessantissimo per chi ci guarda da fuori. C’è una certa atmosfera poetica che ci accomuna tutti, un po’ come quella della letteratura sicilana, una certa concezione teatrale della vita, accecante e filosofica della luce. Un certo suono tragico e paradossale di fondo che ci lega, un’ironia inspiegabile, un destino comune, un’insularità di atteggiamento che ci fa artisti siciliani e non italiani. Una certa autoreferenzialità autistica che ci rende innamorati della follia della Sicilia, delle sue forme, della sua storia, della sua decadenza, della sua bellezza, della sua tradizione, un’ossessione che ci contraddistingue, come un innamorato pazzo per la sua musa. Siamo osceni!

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?

Sono siciliana, sono pagana, sono superstiziosa… non dico nulla per scaramanzia, ma di certo nei miei progetti c’è la luce mediterranea e la pittura che ne deriva, visto che qui a Milano non ho mai voglia di compiacermi della luce che non c’è per dipingere. Nei miei progetti c’è il teatro, c’è la scrittura e la voglia che ho di collaborare con i siciliani, che per ora sono in un fermento rivoluzionario che mi piace, o che almeno da fuori così sembra. Suppongo sia venuto il tempo di raccogliere i frutti di tutti questi anni di studio e di amicizie artistiche. Di collaborare, di cogliere e raccontare per non perdere, anche il lavoro degli altri. Di essere un ponte con il fuori.

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( a ) bambini e cani_acquarello su carta_ 2012.
( b ) Enrico_ Olio su tela_150 cm x 120_2009