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Le fabulazioni quotidiane di Ambra Grassi

 

La mostra personale di Ambra Grassi (Gorizia, 1995), dal titolo Palabras no dichas son mariposas muertas en silencio (Parole non dette sono farfalle morte nel silenzio), non è un semplice punto di arrivo ma un vero e proprio attraversamento. L’evento espositivo, che chiude il ciclo di programmazione Fabulazioni minori promosso da Terzospazio, artist-run space veneziano, sarà visitabile su appuntamento fino al 18 gennaio.

 

Grassi si posiziona nel mondo con una postura di ascolto radicale, lasciandosi guidare non solo da presenze umane e non-umane ma anche da pratiche divinatorie e rituali. L’artista trasforma immagini emerse dal profondo o da terre lontane, rendendole sorprendentemente vicine al fruitore. Le opere esposte, che spaziano dall’arte grafica, alla pittura, all’installazione, fino alla ceramica seguono il ritmare delle “coincidenze” che attraversano il suo immaginario. È una pratica artistica che costruisce un rapporto responsivo con la vita della Terra, prediligendo pratiche artigianali e processi lenti, come la colorazione organica.

 

La mostra si concentra sull’indagine del non detto, del silenzio carico di ciò che ancora chiede di essere ascoltato e della capacità di generare spazi altri attraverso pratiche fabulative. Il lavoro di Grassi trova il suo nucleo generativo in opere come La Casa dell’Anima, una tenda-rifugio dove le narrazioni non dette possono finalmente trovare accoglienza.

 

L’intervista che segue è un’occasione per addentrarsi in questo paesaggio eterogeneo creato dall’artista.

 

 

Geraldina Albegiani: Il titolo della mostra è poetico e intenso: Palabras no dichas son mariposas muertas en silencio, com’è nato e quale ruolo gioca il silenzio in un percorso espositivo che cerca di dare forma all’invisibile?

 

Ambra Grassi: Palabras no dichas son mariposas muertas en silencio è la prima strofa di una poesia che mi è stata donata e vuole raccontare la fragilità che porta lo stare aperte al mondo e i legami che ci uniscono con gli esseri umani e non-umani intorno a noi, da quelli più stretti e vicini fino a quel fiore, quell’animale che diventa indizio lungo il cammino. Un ascolto attivo e silenzioso che porta ad accorgersi della fluidità della realtà e, nel mio caso, a provare un immenso interesse nello scoprire i suoi moti anche attraverso la pratica artistica. La conseguenza è vivere intensamente la vita, o almeno ricordarsi anche nei momenti di più “cruda realtà” che c’è un’altra via, una via appunto poetica e le parole che in seguito sono diventate il titolo della mostra vogliono calare il fruitore in questa visione.

 

 

Geraldina: Puoi descriverci come diverse pratiche introspettive, tra cui la tarologia, si integrano concretamente nel tuo processo creativo?

 

Ambra: Crescendo sto capendo che il processo creativo non discerne la vita quotidiana che conduco, anzi uno diventa specchio dell’altro. Se per creare necessito di chiarezza, ascolto e intuito, anche nella vita di tutti i giorni ho bisogno di cercare le stesse cose e così nel tempo mi sono avvicinata a varie pratiche, come la meditazione, che sono strumenti di conoscenza di sé. Una di questa è quella dei tarocchi, che per me rappresenta uno studio nuovo che conduco da due anni e fa parte della mia vita quotidiana come, nel caso dei lavori in mostra, dell’hummus creativo. Ci sono poi esperienze e sperimentazioni che diventano veri e propri rituali e possono avvenire sulla riva di un fiume come essere condotte in uno spazio espositivo. Alcune piccole pratiche personali le annoto, ma non le vedo come “materiale espositivo”, sono qualcosa di molto intimo, comunque, tutto risiede nella percezione e nell’intento che poniamo nei nostri atti.

 

 

Geraldina: La Casa dell’Anima è una tenda-rifugio pensata per accogliere e contenere storie. Com’è stata concepita quest’opera e come verrà attivata per coinvolgere i vari fruitori nel corso della mostra?

 

Ambra: Trovo che ogni cosa venga accolta dalla coscienza nel momento giusto e così, seguendo quello che comunemente chiamiamo coincidenza (ma che è destino), l’estate scorsa un’amica mi prestò Il Castello dei Destini Incrociati di Italo Calvino. Nel racconto, alcune persone si ritrovano in un castello incapaci di parlare e comunicano attraverso un mazzo di tarocchi. Poco dopo aver ricevuto il libro, mi sono stati donati i tarocchi marsigliesi e ho iniziato a studiarne la lettura; durante un viaggio in Messico, giorno dopo giorno, ho letto una carta a me stessa, mettendola in relazione con il mio vissuto. I tarocchi mi hanno resa più ricettiva agli incontri, agli animali e agli elementi che abitavano il viaggio. Ho iniziato a raccogliere parole e immagini per tradurre visivamente queste esperienze e, attraverso nuovi media come la tintura naturale e il cucito, sono arrivata a immaginare una serie di sculture abitabili, possibili cappelle di contenuto. Da queste visioni nasce La Casa dell’anima, un primo dispositivo-tenda, metafora materica di un diario di viaggio, concepito come un rifugio e un corpo in movimento, capace di adattarsi e trasformarsi per accogliere le storie delle anime che incontra. Oltre alla creazione intima dello studio, cerco spesso di creare lavori corali, che abbraccino collaborazioni con altri artist* e/o contributi esterni di piccole comunità che includo nel processo di creazione. Da TerzoSpazio ho intenzione di collaborare con Serafino Monaco, musicista e compositore, condurremo insieme una pratica di riflessione che andrà a lavorare sulla scoperta della voce e sul rapporto che abbiamo con il passaggio, la morte.

 

Souvenir da Mictlan, stampa offset su pelle. Ph Maria Anita Pozzi.

 

Geraldina: Il foglio di sala parla di presenze e processi che emergono dal profondo o da terre lontane. In che modo il tuo viaggio in Messico ha influenzato la tua poetica da tempo legata a processi lenti e artigianali come l’incisione e le tinture organiche?

 

Ambra: Da sempre nutro un profondo interesse per il sapere antico tramandato nelle tecniche artistiche. Provengo dall’incisione e dal muralismo, pratiche ancora vivissime in Messico, verso cui ho sempre sentito un richiamo atavico. In questo contesto ho percepito qualcosa che va oltre l’idea egoica dell’artista occidentale: esiste ancora un’arte del popolo e per il popolo, che si manifesta attraverso linguaggi come l’incisione, il muralismo e l’affresco. Questa esperienza mi ha riportata a una dimensione del fare per il semplice fare, essenziale e condivisa. L’approccio alle tinture naturali nasce dal bisogno di ritrovare un processo che mi riconducesse alla Terra e al luogo in cui vivo, così come al tessuto e al cucito, intesi come pratiche di assemblaggio e creazione di spazi. Nel tardo-capitalismo diventa centrale ciò che sta dietro alla forma: l’attenzione alle materie prime, alla loro trasformazione e al supporto che accoglie il colore; la creazione si configura così come un atto concreto che modifica il processo di lavoro e il rapporto con i materiali. A Oaxaca ho avuto il piacere di approfondire questa tecnica grazie a Laya Antonio di Origen Textil che mi ha introdotta al gigantesco mondo della tintura e del tessuto. Oltre ai media che sento comuni trovo che questo luogo sia profondamente permeato dai temi che indago nel mio lavoro: il rapporto con la morte, l’attenzione all’inconscio/sogno, la cura (intesa come guarigione/curanderia), l’erboristeria, la tarologia e le varie pratiche divinatorie.

 

Parola I, olio su tela. Ph Maria Anita Pozzi.

 

Geraldina: Sulle pareti di Terzospazio sembra dischiudersi una “costellazione mitologica quotidiana”. Puoi spiegarci come avviene l’incontro tra il mitologico e il quotidiano nelle tue opere?

 

Ambra: La mostra parla di incontri, erranze e di una certa ricettività che cerco sempre di migliorare, affinare. Quando si inizia ad “annotare la realtà” ci si trova a creare una costellazione apparentemente disordinata del vivere, una sorta di traduzione. Questo concetto di mitologia quotidiana permea tutti i lavori in mostra ma in particolare l’installazione La Casa dell’Anima dove ogni disegno rappresenta gli indizi e le esperienze che ho vissuto lungo il cammino quotidiano e che diventano tracce per la costruzione della propria leggenda personale.

 

In copertina: La Casa dell’anima, stampe offset e tintura naturale su cotone, seta, ceramica, legno, spago, massi. Ph Maria Anita Pozzi.