Intervista a Tamara Repetto
di Valentina Lucia Barbagallo

Chi è Tamara Repetto? Raccontaci brevemente di te.
Penso al titolo di un quadro che amo molto, di Paul Gaugain “Da dove veniamo? Che siamo?Dove andiamo?”…..

Quanto il contesto in cui vivi o da cui provieni influenza la tua ricerca artistica nella scelta delle tematiche e dei supporti che utilizzi?
Abito in un piccolissimo paese del Piemonte immerso nel verde di un parco naturale. Ho un dialogo, un confronto costante con la natura che entra quotidianamente nella mia sensibilità percettiva… potrei osservare un unico albero per una vita intera e trovare meccanismi, visioni, accordi sempre nuovi. L’ambiente è una risorsa illimitata di stimoli e potenzialità, una vera e propria fucina dove l’energia creativa trova innumerevoli appigli. Hamish Fulton diceva: “camminare per fare scultura, camminare nella natura per raggiungere un equilibrio di influenze”; io cammino per i boschi e comprendo la superiorità netta della Creazione su ogni volontà e ambizione del progettare, del fare… mi metto in ascolto, osservo, medito.

Quanto è importante per te il confronto con ciò che ti circonda: società, mass media, altre ricerche artistiche, ecc.? Quanto questo ti influenza e come?
Uno dei ruoli primari dell’arte è quello di contribuire a rappresentare e a definire l’identità naturale, sociale e culturale del proprio tempo. Oggi tale identità è sempre piu’ rapidamente modificata dalla ricerca tecno-scientifica che diventa oggetto d’attenzione nella mia ricerca. Il connubio arte-tecnologia è per me una prassi idonea a pervenire ad un dialogo con la natura (prolungamenti della coscienza) e a far uscire dal mutismo la parte più vitale ed enigmatica del macrocosmo-microcosmo.

Chi sono gli artisti che ami di più e perché?
Amo gli artisti onesti, con una coscienza, coraggiosi che non snaturano il proprio lavoro entrando in un sistema di mera produzione.

Come definiresti il tuo lavoro?
Un lavoro che ha una predisposizione per il multiforme e le contaminazioni, la tecnologia, il suono, il mondo degli odori mediato dalla nuove ricerche scientifiche, l’architettura, l’artigianato, il disegno, il design: tutte sinergie a servizio di inaspettate visioni, linee espressive che si sovrappongono per creare opere che sono un ponte psicologico tra i materiali da me impiegati e l’umana empatia.

Quale messaggio vuoi trasmettere e su cosa vuoi farci riflettere con la tua ricerca artistica?
Dialogo ed interrogazione. L’incontro tra l’io e il mondo, l’individuo e l’altro, questo e quello. Il limite e l’illimitato. Etica ed estetica, aspetto relazionale… il fare arte come recupero dello stupore, della capacità di meravigliarsi.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?
Ogni volta che ho “un incontro” con una percezione nuova, che sia di tipo olfattivo, sonoro, tattile, visivo si crea in me una sorta di cortocircuito, si genera un ideale valore di energia che mi spinge a “fare”, a pensare a nuove visioni, a mettere in moto nuovi meccanismi all’interno della mia ricerca e questi stimoli di cui mi nutro, li trovo nel “laboratorio” della natura.

Come definiresti il sistema dell’arte contemporanea in generale?
Facendo riferimento al sistema dell’arte italiano mi piacerebbe ci fosse meno presunzione e piu’ voglia di mettersi a disposizione dell’arte.

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?
Continua la circuitazione europea di “Anosmia” l’installazione multisensoriale sonoro-olfattiva e cinetica che all’interno del progetto dell’Igav con la curatela di Martina Corgnati stà toccando numerose istituzioni. È partita da Mosca per la biennale e in febbraio sarà a Zagabria poi a Budapest, Vienna, Bratislava e Praga. A marzo inaugurerò una mostra al Must di Lecce il Must sul tema del silenzio organizzata dalla galleria Cosessantuno Arte Contemporanea. Questi sono i miei progetti per i prossimi mesi.

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(1)/(2) Anosmia, installazione multisensoriale sonoro-olfattiva, plexiglas, bacchette di vetro, ventole, cialde olfattive, cavo,s ensore, 390x140x25cm, 2012.

(3)/(4) Castanea, installazione cinetica, corteccia e legno di castagno, plexiglas, marmo, ventole, cavi, circuito, dimensioni variabili.

Intervista inserita il 13/01/2014