INTERVISTA A SEBASTIANO MORTELLARO
di Giuseppe Mendolia Calella

Tra i siciliani è il più verace e appassionato; si contraddistingue per un grande senso di umanità e per la maniera che ha di trattare il suo lavoro, manipolandolo come “cosa sacra”.
Sto parlando di Sebastiano Mortellaro, artista siracusano con una formazione e con un percorso artistico molto interessante.

Ecco come risponde alle mie domande:

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Parlaci della tua formazione e dei tuoi studi … tra Milano e Siracusa hai avuto ottimi maestri non è così?

In effetti credo di essere stato fortunato, il mio interesse e avvicinamento all’arte inizia a Siracusa e lo devo soprattutto all’artista Alfredo Romano che è riuscito a farmi innamorare del fantastico e perverso mondo dell’arte; è lui che mi ha spinto alla conoscenza, sottoponendomi ad un addestramento mentale e pratico. Invece a Milano sono stato per due anni allievo di Alberto Garutti, anche lui grandissima persona e ottimo artista, mi diceva sempre che non avrei dovuto fare l’artista ma bensì l’allestitore, forse era un modo per far venire fuori quella parte nascosta che non riuscivo a vedere, alla fine ho fatto entrambe le cose e credo con buonissimi risultati anche se non ancora tanto apprezzati.

Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Chi sono gli artisti che ami?

Adoro quasi tutta la musica, varia a secondo dello stato d’animo del momento quindi non riesco a prediligere un genere.
L’ultimo libro letto, o che sto continuando a leggere da quasi un anno(sono abbastanza pigro), è “ Le cento sicilie” di Gesualdo Bufalino che offre un’ ampia visione del mio luogo di appartenenza anche da chi non è siciliano. Gli artisti che amo sono tanti, tra questi Francis Bacon, Gino De Dominicis, Caravaggio, Pietro Roccasalva, ma quello che preferisco più di tutti è di sicuro mio padre, contadino e grandissimo scultore della terra, col tempo è diventato opera di se stesso, amo troppo i miei genitori, non sarei Sebastiano senza l’aiuto che mi hanno dato in questi trent’otto anni.

Come definisci il tuo lavoro?

Il mio lavoro nella forma si ricollega molto ad immagini del territorio siciliano, alla trinacria, alla serra, alle tradizione, ai costumi, all’antico, per arrivare al contenuto che diventa messaggio universale e che esce dall’isola che nel senso buono mi tiene prigioniero. L’opera in sé tende a relazionarsi con le persone, non vuole essere distaccata, è dinamica e si evolve continuamente allo stesso modo di quello che dovrebbe essere la cultura che invece oggi è putrefatta e stagnante, in tutto ciò il mio lavoro può essere di aiuto per sbloccare certi meccanismi.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

Direi che ce ne sono stati abbastanza, forse tra i più importanti l’incontro con l’artista siracusano Aldo Taranto che è stato l’artefice del mio lavoro degli ultimi sette anni, forse senza il suo sostegno non si sarebbe sviluppato nulla; è stata la prima persona a credere al mio lavoro, gli sarò grato per tutta la vita, ma vorrei anche ricordare Salvatore Lacagnina che mi ha dato la possibilità di lavorare per circa cinque anni a fianco di grandissimi artisti tra i quali Enzo Cucchi, Artur Żmijewski, Marlene Dumas ecc…, tutto ciò mi ha permesso di capire alcune dinamiche dell’arte contemporanea e non solo. Vorrei anche citare Giuseppe Lana, BOCS di Catania, Stefania Zocco, Barbaragurrieri Group, Canecapovolto, Giusi Diana, Filippo Leonardi, Pietro Roccasalva, Francesco Lauretta, Mela Salemi, Stefania Presti, Giovanni Gallieco, Alessandra Ferlito, Linda Randazzo, Claudio Cavallaro, Sara Petrolito, Filippo Maria Selvaggio e tutti gli amici che mi sono sempre vicini.

Come definiresti il panorama artistico siciliano?

Lo si potrebbe definire come una grandissima bomba di energie che non riesce ad esplodere. Ci sono bravissimi artisti che hanno pochissime attenzioni da parte di gallerie, fondazioni e istituzioni del territorio, queste puntano più che altro ad artisti stranieri o non siciliani. Credo che un lavoro importante sia quello condotto negli ultimi anni dagli spazi no profit come BOCS, Zelle, L’A PROJECT SPACE, che con dei budget molto bassi e con enormi difficoltà riescono nella realizzazione di ottimi progetti; forse sono loro la vera anima di questa terra… realtà che andrebbero ancora di più sostenute.

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?

Ho in ballo una serie di cose, la prima a metà maggio: una collettiva a Museo Riso dove verrà riproposta una mia installazione ideata in una residenza fatta in Marocco e realizzata in Italia grazie ad Antonella Amorelli , Sergio Alessandro, Giovanni Iovane, Rita Bertoni,Raffaella Quattrocchi, Antonio Mirabella e Bruno Giordano che hanno creduto in me e nel mio lavoro. Sempre a metà maggio seguirò tramite BOCS un workshop presso la Fondazione Spinola Banna tenuto da Liliana Moro, Emilio Fantin e Piero Gilardi. Invece a giugno esporrò in una collettiva presso la “Galleria Clou circolo d’arte contemporanea” di Ragusa diretta da Antonio Dipasquale, uno spazio aperto anche ai giovani e con ottime ambizioni, la mostra sarà a cura di Cecilia Freschini.
Per quanto riguarda il mio lavoro sto cercando di arrivare ad una sintesi tenendo soltanto l’essenziale, ma più che altro in questo momento cerco di immaginare la Sicilia come “la bella addormentata” che prima o poi sarà risvegliata dal bacio di ognuno di noi.
Chiudo con un desiderio futuro, quello di poter diventare prima o poi papà, sarà il momento in cui avrò concepito la più bella di tutte le opere e cioè un’altra vita.

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( a ) Agorà : installazione, 16mt x 4 mt x 2.50 mt, 2012
( b ) Geografi(c)amente : installazione con video di dimensioni variabili, 2011
( c ) La possibilità negata : installazione di dimensioni variabili, 2010
( d ) Primo intervento : video pal, 2010