Intervista a Salvatore Piccione

di Gloria Occhipinti

 

La percezione più dozzinale e mainstream della Moda, tende ancora a relegarne il discorso in un’interspazio tra il frivolo e il futile, implicando, persino in Italia, un abbassamento di tono ché spesso riduce semplicisticamente tutto alla dimensione caricaturale delle fashion week.

Tuttavia, l’industria della moda è il secondo settore manifatturiero in Italia e l’intero sistema conta centinaia di migliaia di imprese attive.

A livello produttivo e al livello di sistema, la Moda in Italia è stata davvero capace di dare tributo e merito a una supremazia produttiva e creativa che ne ha ridisegnato la geografia e che dalla Puglia al Veneto, dalla Sicilia al Piemonte, lascia emergere un’Italia, sheakespearaniamente, fatta della stessa sostanza dei sogni.

Come in tutti i contesti in cui vige l’aleatorietà  e l’ineffabilità dell’elemento creativo, è difficile orientarsi e districarsi fra fatti, fattoidi e fattacci. Mutuando un termine detestabile, caro all’aziendalismo, le “risorse umane” sono davvero tante e molteplici le logiche, le dinamiche e le variabili con cui questi talenti, come sempre, devono misurarsi.

Tuttavia, nella Moda, un primo check point è rappresentato “dal talento di fare impresa del proprio talento”: e affrontare, al contempo, tutte le difficoltà di produzione e distribuzione, sulle quali intervengono anche complicate e ferree leggi di mercato.

Una conversazione con Salvatore Piccione illustra autenticamente genesi, storia e sviluppo, tra sogni e aspirazioni, dell’intricato percorso che i fashion designer emergenti, in Italia, affrontano.

 

 

Salvatore Piccione, è uno dei giovani fashion designer italiani tra i più riconosciuti: il brand nasce nel 2012,  come esito di un’esperienza solida e riccamente diversificata. Nel 2014, è tra i vincitori di Who’s on the next?, uno dei più ambiti contest per  i giovani fashion designer italiani diretto da Vogue Italia e AltaRoma.

Presto individuato e indicato da Franca Sozzani, storica direttrice diVogue Italia, come giovane talento da supportare.

 

Ci racconti la tua storia, i tuoi esordi e momenti che hanno scandito e segnato il tuo percorso?

Sono nato a Donnalucata, un piccolo paesino di mare di 3.000 abitanti nel ragusano, in Sicilia.

Durante l’infanzia erano i sogni e le aspirazioni a colorare le mie giornate.

Trascorrevo le ore disegnando e dando sfogo a quell’indole creativa che si è manifestata sin da subito. Sapevo già di voler fare questo di lavoro ma sembrava tutto così lontano nel tempo, sfocato e inarrivabile. Per me, rappresentava un sogno irrealizzabile e per pochi.

Riesco solo oggi ad analizzare il percorso. Mi accorgo di aver avuto tenacia ed è stata la determinazione ad aiutarmi a muovere dei passi avanti verso la meta che è ancora lontana e molto incerta così imprevedibile come la vita.

I cinque anni trascorsi al liceo artistico sono stati fondamentali. Le grafiche che creo oggi, figurative e così ricche di dettagli dipendono prevalentemente dalla tecnica acquisita e perfezionata in quel periodo.

Aver avuto la possibilità di studiare moda allo IED e di trasferirmi a 18 anni a Roma è stato tanto un privilegio quanto un miracolo, costato sacrificio alla mia famiglia. I miei genitori hanno sempre abbracciato le mie scelte e supportato le mie idee e ambizioni senza mai opporre resistenza.

Studiare nella capitale, prendere il mio primo treno, utilizzare la metro e condividere le lezioni con studenti provenienti dal resto d’Italia è stato un cambiamento radicale per il ragazzo cresciuto in un contesto semplice e ridimensionato.

Volevo trarre il meglio dall’esperienza universitaria e ripagare, anche se simbolicamente, gli sforzi compiuti dai miei genitori. Con la mia tesi ho avuto la possibilità di partecipare e vincere nel 2008 i primi due concorsi My own show in collaborazione con Vogue Italia e Riccione Moda Italia in collaborazione con Camera Moda. Nello stesso anno, mi sono trasferito a Milano ed è stato difficile adattarmi a una città che avevo tanto idealizzato.

Dopo due anni ho deciso di spostarmi dall’Italia e ho vissuto fino al 2015 in Inghilterra.

Ho affiancato per due anni Mary Katrantzou. Lavorare con lei è stata una delle esperienze più significative ad oggi. Ho disegnato come freelance per Celine e poi altri due anni per Hobbs.

Nel frattempo la voglia di dar vita alla mia visione era sempre più forte e, nel 2012, ho realizzato un piccolo campionario che, sin da subito, ha avuto un riscontro positivo da parte degli addetti ai lavori.

Nel 2014, ho vinto Who is on Next? ed è stato molto importante il supporto di Franca Sozzani, di Sara Maino con Vogue Talents e di Simonetta Gianfelici con Alta Roma. In quel periodo ho fatto tanti progetti speciali tra cui disegnare Barbie, dei packaging per Tempo, eventi a Dubai, special guest al White di Milano oltre che una capsule per Silvian Heach

 

Sono davvero tanti i giovani fashion designer italiani che sognano di poter rientrare negli appuntamenti della Camera della Moda durante la MFW, e  comparire nel suo ambitissimo calendario: per te la MFW ha rappresentato un traguardo raggiunto, come sei arrivato a Camera Moda?

Camera Moda ha seguito il mio percorso ad Alta Roma e per questo motivo ha deciso di supportarmi e traghettarmi verso Milano. Ho avuto la possibilità di sfilare in calendario ed è stato un grande traguardo raggiunto.

Anche in questo caso avevo idealizzato e visualizzato quel momento per anni, però la mia timidezza non mi ha mai permesso di gioire in quei momenti; oltretutto la pressione era alta perché pretendo troppo da me stesso. So che sono tanti i ragazzi che sognano di ottenere questa opportunità. Consiglierei loro di continuare a lavorare sodo, accumulare esperienza, crescere sempre, rimanere curiosi e soprattutto di sognare perché a volte i desideri si realizzano.

 

Nelle tue creazioni ricorrono stampe davvero singolari. Motivi leggeri e elementi  delicatissimi, tratti dalla natura:  foglie, fiori, o altrimenti conchiglie,  biglie, geometrie immaginarie che convivono con elementi esotici o inattesi come bolle di sapone;  è la traduzione visiva e aleatoria di un universo onirico.  I colori, poi, definiscono gli accenti, talvolta lievi e trasparenti altre volte più acuti,  caleidoscopici. Qual è il tuo immaginario di riferimento e da dove nasce la tua passione e la tua singolare abilità nella realizzazione delle stampe?

Le mie creazioni sono un collage di emozioni con cui mi trovo a convivere durante i sei mesi di ricerca e realizzazione del progetto. Traggo solitamente ispirazione dalla natura. Sono attratto dai colori vividi e puri di foglie e fiori. Cerco di animare questi elementi e di contestualizzarli in scenari più grandi come prati, boschi, ruscelli facendoli convivere insieme a oggetti insoliti e solitamente geometrici che rendono questi disegni singolari.

Ritrarre la natura mi rilassa e mi permette di mantenermi in connessione con la mia terra di origine e con me stesso.

 

Ci parli della tua ultima collezione, la SS 2021?

La SS21 è stata disegnata durante il primo lockdown. Sono stati mesi talmente duri che è sorprendente vedere dei disegni così gioiosi, come in questa collezione. Intenzionalmente, ho lavorato solo nei giorni di forte ispirazione e con lo obiettivo di creare bellezza per me e per gli altri. Tendenzialmente, utilizzo il disegno per trovare serenità nella mia dimensione ideale, lontana da quella reale, dove ricreo un senso di armonia e bellezza attraverso il colore, la fantasia e la leggerezza. Il messaggio di questa collezione è di positività’ e l’ironia dei disegni e la gioia nei colori sono volutamente enfatizzati perché abbiamo tutti bisogno di riprendere a sognare.

Abiti dalla purezza del bianco si colorano con nuance fresche come il lilla, la lavanda, l’azzurro e il verde acqua per dipingere una donna consapevole della propria bellezza pura e naturale. Il tessuto diventa come la tela di un quadro, le stampe riprendono elementi essenziali della natura che spazia tra acqua e terra, liquido e solido. Gocce e bolle stampate sul leggero chiffon rendono fluidi quei vestiti che profumano di primavera. Tutto si accende e diventa pop attraverso altri disegni dove si alternano a delle zebre multicolor dei temi giocosi che rimandano ai disegni e alle fantasie dei bambini, ai piaceri degli adulti e alla spensieratezza che tutti abbiamo il diritto di ritrovare e vivere.

 

Spesso, codici stilistici e estetici quali la grazia, l’armonia, la leggerezza, la dimensione romantica, il ricorso all’elemento naturale, la sospensione del tempo, come nel tuo caso, potrebbero apparire più conservativi, meno sperimentali, poco “cutting edge”: in realtà, trovo molto più ardito e coraggioso perseguire linguaggi autonomi, impermeabili  tanto ai trend transitori quanto agli espedienti o alle trovate comunicazionali. A fronte di tutto, quanto è difficile portare avanti il proprio linguaggio, e, soprattutto, la propria autonomia?

Il mio lavoro è, intenzionalmente, conservativo. Nonostante ciò, mi domando, spesso, se questo filo conduttore che lega il mio percorso creativo dipende dall’inerzia e dalla paura del cambiamento.

Sono anche convinto che, oggi, nel mondo abbiamo già tutto e, ad oggi, ho preferito proprio per questo, portare avanti le mie idee e rincorrere i miei ideali piuttosto che disegnare qualcosa semplicemente per allinearmi ai trend momentanei e agli altri.

Sto concedendo a me stesso, anche se non é sempre facile, la libertà e il diritto di proporre e perfezionare la mia estetica.

Ho deciso di percorrere la strada più incerta e di lavorare da indipendente proprio perché vorrei sentirmi libero, pur rimanendo legato al sistema.

È, estremamente, difficile portare avanti il proprio linguaggio e la propria autonomia soprattutto nel 2020.

Oggi tra la pandemia e la competizione diventa tutto più complicato.

Sicuramente, questo periodo ci sta permettendo di ridefinire anche il linguaggio del sistema moda dove diventa importante capire quali sono e come usare i nuovi strumenti a disposizione. Nulla è così scontato perché bisogna essere piuttosto elastici per adattarsi e allineare se stessi a questa nuova fase della vita e ai nuovi bisogni.

 

Una delle consuetudini recenti più ricorrenti della fashion industry è rappresentata dalle collaborazioni tra fashion designer e brand: nel 2018, hai firmato una capsule collection per Blumarine. È un’esperienza che replicheresti e, se sì, ci sono dei brand con cui ti piacerebbe collaborare?

Si, nel 2018, e, nel 2019, ho disegnato due capsule per Blumarine. Questa esperienza ha un valore inestimabile sia umanamente che professionalmente. Ho amato lavorare con la signora Anna e con tutto il team. Aver chiamato il progetto We are in love with Salvatore Piccione non è stato un caso o una strategia commerciale ma un rapporto di amore e rispetto sbocciato già dal primo incontro.

Vorrei tanto poter abbracciare altri progetti come questo e viverli appieno per poi conservare ricordi e sensazioni che rimangono indelebili nel cuore.

Mi piacerebbe tanto poter contribuire all’interno di altre maison italiane come Pucci, Missoni, Cavalli dove potrei dare tantissimo e apprendere molto. Credo che il mio gusto sia molto italiano e che si adatti a quei marchi storici che si impegnano ad esaltare la bellezza del corpo femminile attraverso il colore su capi semplici, sartoriali e armonici.

 

Oggi la Moda, ovvero, il fashion design è il tuo mestiere e la fashion industry rappresenta la tua dimensione professionale: i tuoi sogni di bambino si avvicinano un po’ a quello di cui ti occupi oggi?

S.P._ Si, i miei sogni da bambino si avvicinano a ciò che faccio oggi. La mente è molto potente è difficile domarla e durante il percorso non ci rendiamo mai fino in fondo conto di come cambiamo, ci trasformiamo o ci trasmutiamo e diventiamo quegli impulsi che durante l’infanzia erano i nostri segreti e vivevano solo nei nostri pensieri.

Rincorriamo troppo spesso il futuro e ci dimentichiamo di vivere il presente.

Ti ringrazio per queste domande che mi hanno permesso di fermarmi, riflettere, analizzare ciò che è stato fatto e riconoscere che alcune scelte di ieri le affronterei in modo differente con la consapevolezza di oggi.

 

Uno dei momenti più emozionanti del tuo percorso professionale?

Ci sono stati dei momenti talmente importanti e cruciali che diventa faticoso scegliere.

Un momento emozionante è stata la vittoria di Who is on Next?, perché ricevere il sostegno da alcuni dei membri più rilevanti in Italia e al Mondo tra buyer e giornalisti si è rivelata una conquista e una grande opportunità.

Sfilare a Dubai insieme a Vogue Italia e trovarmi un partner internazionale è stata l’esperienza più magica vissuta, ad oggi, circondato per alcuni giorni da modelle, attrici e cantanti più belle e popolari al mondo. La mia prima sfilata a Milano è stata un tripudio di emozioni. Blumarine che ha scelto me per la loro prima collaborazione è stato un grande onore.

Nel 2020, è stata una grande soddisfazione aver lanciato la mia nuova etichetta Salvatore Piccione.

Confesso che ci sono i timori e le paure legate a una start up e al momento ostico che stiamo attraversando ma oggi sono indipendente così come desideravo sin dagli esordi.

 

I tuoi obiettivi futuri e sogni da realizzare?

Mi piacerebbe tanto poter crescere come uomo e migliorare come artista. Dopo tanti anni di sacrifici e dedizione vorrei poter consolidare il mio marchio e andare avanti insieme alle persone che mi hanno dimostrato sempre affetto e tanto calore. Mi piacerebbe sviluppare altre categorie merceologiche. Vorrei ampliare l’offerta con una linea uomo e bambino ma soprattutto vorrei approcciare l’arredamento d’interni e la casa. Vorrei non dimenticare mai i sogni di quel ragazzino siciliano che desiderava trasformare ogni donna in una principessa come quelle di Walt Disney dove c’è sempre un lieto fine.

I “vorrei” sono tanti, quindi, dobbiamo rimboccarci le maniche per aggiungere altri tasselli al puzzle.

 

Gallery e in copertina:  Salvatore Piccione – Collezione SS 2021. Courtesy il Designer.