INTERVISTA A PAOLO DI ROSA

 di *Alessandra Tomasello

In occasione della collaborazione tra Balloon Project e Paratissima 2016, Alessandra Tomasello (*studentessa del Laboratorio in progettazione curatoriale, presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Catania) ha intervistato uno degli artisti che prenderanno parte a questa edizione della kermesse torinese.


Paolo Di Rosa (milanese, classe 1973) è un artista autodidatta, rubato al mondo dell’ingegneria chimica, docente di arti visive e presidente dell’Associazione Culturale Antares con cui ha vinto il Bando Exponiamoci di FCNM che l’ha visto impegnato nel 2015 nella gestione di iniziative di carattere artistico e culturale all’interno del circuito EXPO 2015. La sua ricerca, per lo più pittorica anche se non smette mai di sperimentare e di accostarsi a tutte le forme espressive che conosce e scopre, è incentrata sull’indagine della figura umana inserita all’interno di “non luoghi” che Di Rosa crea, fondendo la dimensione reale a quella onirica.

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Quando è nata la sua passione per l’arte?

Sin da bambino. All’inizio era un bel gioco: ricordo che allora al colore preferivo di gran lunga il tratto, il disegno.

Qual è stata la sua formazione?

Atipica, come per tutti gli autodidatti, provengo da una formazione scientifica.

C’è stato un artista o un movimento che l’ha influenzata?

Sono sempre fuori tempo rispetto ai movimenti e alle correnti: questa caratteristica, a volte, può essere utile perché ti fa guardare all’arte da osservatore esterno, per quanto mai poi lo si possa essere realmente.

Osservando i suoi lavori ho notato un cambiamento stilistico e cromatico. Cosa l’ha portata a tale evoluzione?

Una necessità di ordine, di pulizia, di rendere meno chiassoso quello che avevo da dire, per poi, a silenzio e rarefazione ottenuta, poter lanciare un messaggio didascalico e distinto.

Ho trovato particolarmente interessante lo spettacolo di teatro e action painting “Palati irriverenti”. Mi potrebbe parlare di quest’esperienza?

Trovo le contaminazioni artistiche molto stimolanti. La performance mi mettono in una condizione creativa ben diversa da quello che è il lavoro in studio, sono due cose totalmente differenti e distanti tra di loro quanto un tuffatore da un nuotare. In “Palati Irriverenti” l’evoluzione pittorica che va componendosi durante lo spettacolo, vuole essere un richiamo esplicito allo spettatore a metabolizzare ed elaborare sensazioni ed emozioni.

Quali motivazioni l’hanno spinta a partecipare a Paratissima?

Scambi e chiacchiere con tanti altri artisti, visibilità, organizzazione.

Potrebbe parlarci delle tre opere presentate in fiera?

Alcune sono più impegnate, altre più ironiche, altre ancora pongono degli interrogativi ai quali io per primo vorrei avere risposte.

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(copertina) Paolo Di Rosa, La mia balena, 2012; acrilico su tela; cm 60 x cm 120.

(1) Paolo Di Rosa, Piano di lettura, 2010; acrilico su tela; cm 100 x cm 150.

(2) Paolo Di Rosa, La città ideale, 2012; acrilico su tela; cm 100 x cm 150