“La verità vi renderà liberi”
Intervista a Mercedes Auteri

di Valentina Lucia Barbagallo

Chi è Mercedes Auteri?
Una bambina che è cresciuta pensando che l’arte, la cultura, i viaggi, i libri avessero il grande potere di migliorare le persone e il mondo… e che è diventata grande cercando le prove per dimostrarlo!

Da quanto tempo ti occupi d’arte in qualità di curatore, operatore culturale e qual è stato il tuo iter formativo e lavorativo?

Mi occupo d’arte dai tempi della laurea quando, non esistendo l’insegnamento di arte contemporanea nella Facoltà di Lettere di Catania, ho cominciato a studiarla e a perfezionarmi (dottorato, scuola di specializzazione, master) fuori dalla Sicilia, all’estero e in Italia con borse di studio, progetti europei, stage formativi che mi hanno portata a Ginevra, Parigi, New York, Washington, Cork, Roma, Torino, Milano, Rovereto (per dirti alcune delle tappe per me importanti) e ora a Città del Messico.

Come mai proprio Città del Messico?

Nei miei studi sull’arte come documento della storia ho spesso trovato riferimenti all’arte messicana del XX secolo (mi riferisco ai grandi muralisti, Rivera, Siqueiros, Orozco ma anche a chi dopo di loro, con elementi di continuità o di rottura, ha portato avanti questa vocazione storica, politica, critica) fino ai giorni nostri: artisti internazionalmente riconosciuti come Teresa Margolles (che rappresentò il Padiglione Messico alla Biennale di Venezia del 2009) di cui sto seguendo esposizione (e attività correlata) che s’inaugurerà il 6 ottobre al Muac, Museo Universitario di Arte Contemporanea. Il legame tra università e museo viene qui valorizzato in ogni suo aspetto: ricerca, educazione, formazione, presidio territoriale, crescita connessa. Si sta dimostrando un grande impegno e una coraggiosa presa di posizione sui temi dello sviluppo culturale e della coscienza critica come antidoto alla violenza diffusa, alle logiche legate al narcotraffico piuttosto che all’immigrazione clandestina, alla povertà o all’illegalità.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare il tuo lavoro?

Questa è facile! Studio, passione, determinazione.

Credi che la figura del curatore / operatore culturale sia trasversalmente riconosciuta?

Questa, invece, è difficile! La figura del curatore / operatore culturale è certamente tenuta più in considerazione all’estero (storicamente, dai paesi che hanno investito molto in risorse culturali come Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania e, adesso, in paesi in via di sviluppo come per esempio il Brasile e il Messico). In Italia, lo stato dell’arte, della cultura, del lavoro, dell’economia, attualmente, è asfittico, a tutela degli interessi di pochi e con l’aumento sempre crescente del disagio di molti. La figura di chi opera per la cultura non è riconosciuta. Esiste una Carta delle professioni museali ma è ignorata dai percorsi formativi universitari e, molto spesso, anche dai musei. Proliferano tantissimi corsi di studio che non hanno sbocco e su cui non c’è nessun controllo di qualità; molti concorsi pubblici sono bloccati o già assegnati prima di essere banditi; spesso, i contratti, quando ci sono, non prevedono le garanzie minime di vivibilità del presente e del futuro (stipendio, malattie, maternità, ferie, contributi..) per l’operatore e sono, quasi sempre, di collaborazioni occasionali che non tutelano nemmeno il museo impedendogli programmi di continuità.
Quando curi una mostra o organizzi un percorso didattico da cosa parti? Spiegami, per sommi capi, il tuo metodo di lavoro.
Per la mostra Rabbito, attualmente allestita a Palazzo della Cultura di Catania fino al 30 settembre, che ho curato lavorando con Luigi Rabbito prima della sua tragica, improvvisa e prematura morte, ho voluto raccontare l’artista, la sua storia, la sua opera cercando di creare il necessario dialogo tra contenuto e contenitore, parola e opera, luce e buio, pieno e vuoto. È stato uno dei più intensi esercizi di museografia, intesa come scrittura dello spazio, a cui ho lavorato.
Per quanto riguarda, invece, i progetti educativi, in generale mi ispiro ad alcuni modelli anglosassoni che hanno raggiunto, molto prima dell’Italia, la consapevolezza che educare attraverso l’arte sia una delle più importanti conquiste pedagogiche per l’umanità. Il Brooklyn Museum di New York (il primo museo per bambini con lo scopo di aiutare il giovane pubblico a capire se stesso insieme al mondo in cui vive) è del 1889! In Italia, invece, l’idea di avere all’interno del museo un dipartimento educazione strutturato ed efficiente è arrivata poco meno che un secolo dopo. A Catania, con la Fondazione Puglisi Cosentino di cui sono stata Responsabile per la Sezione Didattica dalla sua nascita a giugno 2012, siamo stati il primo Dipartimento Educazione in Sicilia (e tra i pochi in Italia) ad organizzare una mostra propriamente didattica, Illustrazione, sul libro per l’infanzia, coinvolgendo artisti del territorio, il cui risultato fondamentale è stato quello di includere un pubblico di ogni fascia d’età, tutelando i visitatori più piccoli, dando loro un punto di vista privilegiato sull’arte, sulla storia, sulla cultura in genere. E, anche in questo caso, bisogna sempre focalizzare: il centro dell’esposizione, gli strumenti con cui comunicarlo, il pubblico a cui ci si rivolge.
Parlaci dei progetti per te più significativi realizzati in questi anni.
I progetti significativi sono tanti con le scuole, con le famiglie, con le istituzioni sul territorio nel tentativo di creare una rete virtuosa. Uno degli ultimi progetti, lasciato in sospeso, a Catania prevedeva un’offerta congiunta, per i turisti e per le scuole con biglietto integrato, della visita su più giorni, di quattro delle istituzioni maggiormente attive e capaci di offrire, ai quattro poli del centro della città, attraversandola, una panoramica artistica, religiosa, monumentale e naturalistica: Fondazione Puglisi Cosentino, Diocesano, Benedettini, Orto Botanico.
Sempre a Catania, con la Fondazione Puglisi Cosentino, ho sperimentato i primi laboratori da 0 a 99 anni, dunque, per tutte l’età (compresi quelli da 0 a 3 anni, per i genitori con neonati, di musicoterapia in una sala di museo, primi in Italia!); ho ideato il progetto “museoterapia” di cui hanno parlato e ho parlato in diversi convegni (a Roma, Trento, Torino); ho realizzato progetti speciali con moltissime scuole della regione e tenuto stage formativi con diverse università della penisola.
A Gibellina, con la Fondazione Orestiadi (per cui abbiamo ricevuto il Premio dell’International Council of Museums per i Servizi Educativi 2011) ho lavorato sul museo come luogo di memoria e di rielaborazione del trauma dopo il terremoto, di identità locale con la comunità del posto e di mediazione culturale con la comunità tunisina e marocchina.

Che ne sarà del tuo ruolo all’interno della Fondazione Puglisi Cosentino di cui sei stata la Responsabile della Sezione Didattica in questi anni? E della tua collaborazione con il Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi di Gibellina?

Questa è la domanda più difficile di tutte. Sono sopraggiunti dei tagli finanziari che hanno spinto entrambe le istituzioni, con diverse dinamiche, a sacrificare il Dipartimento Educazione. Orestiadi resiste stoicamente, nonostante il duro colpo inflitto a un’istituzione così prestigiosa e importante per la Sicilia del contemporaneo. Puglisi Cosentino riaprirà con nuove esposizioni ma credo senza la didattica nel 2013. Probabilmente, ci saranno visite guidate alle esposizioni ma per investire in progetti educativi più articolati, sebbene al costo minimo con cui sempre sono stati realizzati, evidentemente non ci sono più i finanziamenti. Mi dispiace non avere potuto continuare quello che avevo cominciato, mi dispiace per entrambe le Fondazioni questa battuta d’arresto, mi dispiace per la mia isola. Spero di tornare in Italia, un giorno, ma per ora proprio non ne vale la pena (che comunque è tanta…).

Progetti futuri?

Una pubblicazione sul ruolo sociale del museo, di metodologia e buone pratiche dal mondo.

Un consiglio a chi voglia intraprendere la tua professione?

Studio, passione, determinazione (come sopra! e di più)…

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[1.2.3.4.]  Museo Universitario Arte Contemporaneo, Città del Messico.