INTERVISTA A ILARIA BIGNOTTI
di Cristina Costanzo

Chi è Ilaria Bignotti?
Sono uno storico dell’arte e un curatore indipendente, ho 36 anni. Le mie aree d’indagine e lavoro si concentrano sul rapporto tra ricerche artistiche, società e politica, approfondendo in questa direzione le relazioni tra arte, ambiente, azione pubblica e spazio urbano, tra progetto, utopia e processualità artistica; un altro campo di indagine sviluppato dal 2007 a oggi concerne le geografie artistiche e culturali, con peculiare attenzione al dialogo e agli scambi tra l’Europa occidentale e i Paesi Balcanici. Questi temi sono radicati nei periodi storico-artistici di mia competenza: anni ’60 e ’70, neo-avanguardie artistiche e contro architettura radicale, epoche contemporanee. Lavoro quale ricercatore e segreteria scientifica presso l’Associazione Paolo Scheggi di Milano, anche in vista del Catalogo Ragionato dedicato all’opera di Paolo Scheggi, a cura di Luca Massimo Barbero. Dal 2009 sono Professore a contratto all’Accademia di Belle Arti “SantaGiulia” di Brescia dove insegno “Ultime Tendenze delle Arti Visive” e “Linguaggi dell’Arte Contemporanea”. Sono Cultore della Materia al Dipartimento di Letteratura Arte Storia e Società dell’Università di Parma.
Sono nel Comitato scientifico del “MoRE Museum-museum for refused and unrealised art projects”, museo online volto all’individuazione, raccolta, catalogazione e digitalizzazione di progetti artistici rifiutati o non realizzati del XX e XXI secolo. Vi è poi tutta l’attività di curatore indipendente in Gallerie, Fondazioni, Musei in Italia e all’estero, tra i quali: Guggenheim Collection, Venezia; Palazzo Te, Mantova; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Fondazione Orestiadi, Gibellina; Museo d’Arte della Città di Ravenna MAR; Istituto Italiano di Cultura, Amburgo; Museo della Città Santa Giulia, Brescia; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Palazzo Forti”, Verona. Dal 2008 sono curatore e tutor del Premio Arti Visive San Fedele, Milano e sono stata nella giuria dei Premi per Giovani Artisti: Premio Bice Bugatti-Giovanni Segantini, edizione 2010-2011; Premio Nocivelli, edizioni 2010-2011 e come Coordinatore nell’edizione 2011-2012; Giuria Premio Ora, 2012-2013 e 2013-2014.

Qual è stato il tuo iter formativo e lavorativo?
Mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, Università di Parma, con una tesi sulla controarchitettura radicale fiorentina (Superstudio). Quale borsista del Progetto Professionalità Ivano Becchi-Fondazione della Banca del Monte di Lombardia, Pavia, nel corso del 2011-2012 ho svolto ricerca scientifica presso il Museo d’Arte Contemporanea, Zagabria e la Galleria Nazionale Arte Moderna, Roma. Ho poi conseguito il Dottorato di ricerca in “Teorie e Storia delle Arti”, presso l’Università IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo Paolo Scheggi e il suo itinerario nelle forme. Dalla visualità all’architettura. Dallo scenario teatrale al linguaggio politico, con tutor Angela Vettese e co-tutor Francesca Zanella dell’Università di Parma.

Qual è il ruolo del curatore oggi e quale si accinge a ricoprire in futuro all’interno del “sistema dell’arte”?
Posso rispondere con la mia esperienza e visione personale: il curatore oggi dev’essere in grado di non scendere a compromessi con le pressioni organizzative che, in un momento di crisi e ridefinizione dei ruoli del sistema dell’arte, si fanno davvero sempre più incalzanti e spesso difficili da sostenere. Deve cercare di destreggiarsi tra le varie mansioni che gli sono inevitabilmente chieste e studiare, sviluppare cultura, stimolare riflessioni, sollecitare il pubblico a una presa di coscienza del proprio esserci, grazie ovviamente al rapporto che dev’essere di dialogo e di relazione con l’artista. Il curatore dev’essere, insomma, un Giano bifronte che sa agire con attenta professionalità e lungimiranze tecnico-pratiche, ma che costantemente guarda allo studio, alla parola, al linguaggio; avido e curioso s’aggiorna e non dimentica il valore della storia e il suo ruolo sociale.

Credi che il ruolo del curatore sia trasversalmente riconosciuto? Perché?
Non so bene cosa rispondere a questa domanda: se il curatore fa bene il suo lavoro, ovviamente è trasversalmente riconosciuto e mantiene vivo il dialogo e lo scambio a tutti i livelli.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro e quali consigli daresti a chi volesse intraprendere questa professione?
Ne ho parlato sopra; aggiungerei la voglia di viaggiare, la tenacia e l’umiltà, una profonda umiltà fatta di consapevolezza dei tempi lunghi, del fatto che questo lavoro non si può improvvisare, ma affinare sul campo, con una profonda sensibilità.

Hai ideato e fondato, insieme a Francesco Arecco, il Movimento d’Arte e Cultura Resilienza Italiana. Raccontaci di questo progetto.
Resilienza italiana è un Movimento di arte e cultura che nasce da una libera riunione di artisti, prevalentemente scultori, e professionisti, di fronte alla constatazione della difficoltà del lavorare oggi, con un sistema che appunto, come dicevo, è in totale ridisegno e mutazione, con molte meno risorse economiche e energie spendibili in progetti culturali ampi, con quella sottile e pervadente situazione di instabilità lavorativa e quindi a un certo punto anche progettuale che inevitabilmente s’incunea negli artisti, nei critici, insomma negli operatori culturali di oggi. Partendo da queste constatazioni io e lo scultore Francesco Arecco abbiamo pensato di chiamare un primo nucleo di artisti con i quali lavoriamo e di provare a stendere un manifesto programmato che ha visto poi nella sua elaborazione la attiva partecipazione di intellettuali e professionisti. Era la fine del 2013 e i primi giorni del 2014 ci siamo ritrovati pronti per poterci annunciare e aprire le porte agli altri, a tutti gli altri che volessero con noi condividere questa avventura positiva e reattiva, anzi resiliente: provare a fare gruppo, ma un gruppo aperto ed elastico, che si muove in rete, che dialoga in forme diverse, dove ci si sostiene e ci s’aiuta, confronta e stimola. Trovate informazioni, appuntamenti, progetti in corso e futuri su www.resilienzaitaliana.org

Si è recentemente inaugurata, presso la Fondazione La Verde La Malfa di San Giovanni La Punta (CT), la mostra da te curata “Tessiture Contemporanee” con le opere di Paola Anziché, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali e Laura Renna. Puoi parlarci di questo progetto espositivo e dei tuoi prossimi impegni?
La mostra, come ho precisato nel testo critico, ha voluto dialogare con la mission della Fondazione La Verde La Malfa, in particolar modo con i termini del passato e del futuro, della memoria e dell’innovazione.
Tessiture contemporanee vuole rispondere ai due poli sui quali si fonda l’istituzione, proponendo attraverso le opere, lavori di grandi dimensioni, alcuni dei quali pensati appositamente, una stretta relazione con la mission della Fondazione: risultato di una operosità complessa e processuale, come scrivo sul testo, “i lavori di Paola Anzichè, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna sono paradigmi visuali e plastici aperti alla relazione con l’altro come spazio, tempo, uomo, in un dialogo che vuole essere presa di coscienza della responsabilità attuale dell’arte di fronte ai grandi parametri della natura, della storia, della cultura”. Parametri che si visualizzano ora nel lavoro di Pasquali e Renna, che diversamente intrecciano e lavorano materiali industriali, spesso di scarto, quali le plastiche e le lane d’acciaio a formare creature tese tra organico e inorganico, riscatti vitalistici di materia altrimente inerte, ora nell’indagine di Gianfreda che riflette sulla capacità degli elementi scultorei di relazionarsi l’uno all’altro, di essere l’uno all’altro resiliente, sostenendosi in un armonioso equilibrio, ora nella ricerca di Paola Anziché, tesa nella realizzazione di famiglie di opere come luoghi da abitare in una temporalità consapevole che si nutre di natura, nella relazione nomadica dell’uomo con le cose.
“A dimostrazione che l’esperienza dell’arte, e della vita in essa inscritta, è qualcosa che si può solo fare, mai avere per sempre; ma trasmettere in un divenire che intesse il presente, e nel farlo è già futuro”, scrivevo.

ALBERTO GIANFREDA, Dove cade l'orizzonte, 2015, tessuti lampasso e legno, dimensioni variabili, (Particolare)

 

(1)

FRANCESCA PASQUALI, Plastic plot, 2015, trucioli di pvc e teflon intrecciati, cm 190x400x30

(2)

LAURA RENNA, Strascico, 2014, Lane di ottone, rame e acciaio inossidabile, cm 230x170x20, (Particolare_3) Laura Renna, Strascico, Lane di ottone, rame e acciaio inossidabile, cm 230x170x20,  2014,

(3)

PAOLA ANZICHé, Tapis Origami,2009, tessuto scultura, 250 cm diametro e dimensioni variabili, (Particolare)

(4)

(Copertina) Paola Anziché, Fiber of Baku, 2015, 22 elementi-cotone e lana vergine, dimensioni variabili, (Particolare).

(1) Alberto Gianfrenda, Dove cade l’orizzonte, 2015, tessuti lampasso e legno, dimensioni variabili, (Particolare).

(2) Francesca Pasquali, Plastic plot, 2015, trucioli di pvc e teflon intrecciati, cm 190x400x30.

(3) Laura Renna, Strascico, 2014, Lane di ottone, rame e acciaio inossidabile, cm 230x170x20, (Particolare_3).jpg.

(4) Paola Anziché, Tapis Origami, 2009, tessuto scultura, 250 cm diametro e dimensioni variabili, (Particolare)