INTERVISTA A FRANCESCO PANTALEONE

di Valentina Lucia Barbagallo

 
Chi è Francesco Pantaleone? Mi Racconti brevemente di sé.

È quello che mi sono sempre chiesto anche io! Mamma tedesca, papà siciliano, famiglia molto tradizionale legata all’arredo sacro. Studi a Urbino, ufficiale in cavalleria (a cavallo) a Roma per tre anni, esperienza lavorativa da Christie’s, assistente da Gagosian, gallerista. Docente di Economia e Mercato dell’Arte all’accademia di BBAA, vicepresidente degli Amici del Museo Riso, direttore artistico di Bad New Business spazio a Milano/Brera, responsabile per le arti visive del Palermo Pride 2013, consulente per il comune di Palermo per i progetti di arte contemporanea ai Cantieri della Zisa, referente del MiArt per la Sicilia. Detto così finirei per sembrare persino noioso. Ma ogni passo presuppone un grande impegno, arrivare a quarant’anni significa avere percorso già molta strada e dunque è molto bello poter guardare indietro con serenità. Francesco Pantaleone è forse più di ogni altra cosa un uomo che ha vissuto e vive con passione, un sognatore, sopratutto nel suo lavoro, che è per me fondamentale nella mia esistenza e insieme qualcosa che riesce ancora, dopo tempo, ad emozionarmi.


Quali sono i suoi punti di riferimento nel mondo dell’arte?

Artisti? Galleristi? Curatori? Sentimenti? A quali punti ti riferisci? Direi David Hockney, Cerit Wyn Evans, Liliana Moro, Bridget Riley, Gilbert & George, Gelitin, Wolfgang Tillmans, Lucio Amelio, Massimo Minini, Daniel Buchholz, Zero, Marian Goodman, i sentimenti sono l’amore incondizionato per l’arte e l’onestà nel lavoro, l’attenzione verso le persone e le loro storie, il rispetto per gli altri, una curiosità sempreverde e  la vivacità di idee.


La Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea da quale presupposti nasce e quali forme ha preso dai suoi esordi sino ad oggi?

Siamo nati alla Vucciria con la mia amica/socia Pamela Erbetta, come sfida ad una città a volte troppo legata al suo passato ma anche per trovare “quel che mi mancava” a Palermo, soprattutto dopo l’esperienza newyorkese e poi sentivo che c’era spazio per noi, fame d’arte. Successivamente insieme con Francesco Giordano, il mio attuale socio, abbiamo scelto di esplorare una dimensione diversa, più ampia. In questo senso lui è stato incisivo, lui è un fisico, dunque il suo apporto da non tecnico, puro ed entusiasta, si affianca al mio, allargando gli orizzonti di entrambi. Recentemente, abbiamo creato uno spazio off a Milano e presto aprirà la nuova sede ai quattro canti di Palermo. Ci siamo “delocalizzati” per rimettere radici. E siamo pronti a cambiare ancora perché l’arte è in continuo mutamento e non bisogna avere paura del cambiamento.


Punti di forza e punti deboli di aprire uno spazio a Palermo? 

La forza a Palermo sta nella forza stessa dei luoghi e nelle mille contradizioni di questa terra, appetitosissima per gli artisti, ma anche terra vergine dove c’è tanto da fare. Prima di tutto educare all’arte, poi costruire una classe di collezionisti, crescere insieme, abituarci alla bellezza. La debolezza è forse la società che non ha grande familiarità con il collezionismo dell’arte contemporanea e che soffre ancora di retaggi del passato, a volte venera sentimenti antichi come la nobiltà e nutre un certo disprezzo per chi è riuscito a costruirsi una posizione, il self made man qui è ancora molto snobbato. Eppure è proprio da quella nobiltà che dovrebbe venire l’esempio, lo slancio verso la tutela e la valorizzazione vera delle arti. Invece, gran parte dei patrimoni purtroppo sono deturpati per l’incuria e la mancanza di iniziativa. Non si può pensare oggi al denaro come qualcosa di astratto e dovuto. Bisogna adattarsi ai tempi e mantenere le posizioni acquisite con il lavoro, ogni giorno. Il lavoro rafforza e rende sani. In questo senso Palermo ha ancora molto da imparare.


C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella gestione e direzione della sua Galleria?

Potrei citare molte persone a me care. Ma non lo farò perché ciascuno di loro ha un peso specifico che non può essere calcolato e ciascuno di loro ne è a conoscenza. È grazie a loro che sono quello che sono. La mia strada è stata segnata da incontri che hanno costituito per me sempre un nuovo inizio, spesso entusiasmante. Credo però che la persona a cui più di tutti devo molto sia il mio socio Francesco Giordano.


Che pubblico frequenta le iniziative organizzate presso la Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea?

Un pubblico assai vario. Non solo addetti ai lavori o tecnici, ma anche molti giovani, artisti e appassionati, naturalmente collezionisti. Molta gente che con il tempo ha preso gusto a frequentare la galleria per ritrovarsi, per appassionarsi. E poi molti viaggiatori, che passando da Palermo fanno una sosta in galleria. La galleria mi piace possa continuare ad essere un luogo che attrae. La nuova collocazione geografica dello spazio mi dà molte aspettative.


Come definirebbe il panorama artistico siciliano? Esiste una rete o un sistema dell’arte dove lo scambio tra individui, operatori e istituzioni pubbliche e private possa definirsi maturo? 

Esiste una embrionale connessione. Ma non posso dire che sia un sistema maturo. Anzi. Le istituzioni sono baluardi con cui spesso non c’è un dialogo facile. Tempi lunghissimi, mille sfiancanti ostacoli burocratici. Gli operatori sono tanti e non esiste una “corporazione”, spesso ognuno fa per sé. Solo pochi hanno compreso Il valore dello scambio e lavorano in una direzione unica cercando di mantenere una qualità davvero buona nelle idee e nelle azioni. Ma ancora  manca il senso del “fare sistema”.  Il risultato è a discapito di tutti: è un colabrodo. Stessa cosa per le gallerie private. Seguo con attenzione le nuove realtà che in questi anni stanno nascendo, soprattutto nella Sicilia orientale e nel sud est e questo mi rende fiducioso. Ho buoni rapporti con tutti, ma la rete è una cosa diversa e bisogna lavorare molto in questo senso.


A quali progetti state lavorando come galleria per i prossimi mesi? 

Molte cose sono in cantiere. Molte le idee. Ad inizio 2013 partiamo in galleria con la personale di Julieta Aranda, artista messicana che quest’anno era a Kassel, poi ci sarà la collettiva degli artisti che in questi anni hanno lavorato al progetto Domani, a Palermo, curato con Laura Barreca e ancora altre residenze a cui sto già lavorando.  E poi c’è Bad New Business a Milano, dopo la personale di Adalbero Abbate abbiamo in programma le mostre di Loredana Longo, Liliana Moro e John Kleckner.

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(1) Francesco Giordano e Francesco Pantaleone 2011 – photo Juergen Teller
(2) Francesco Pantaleone nel nuovo spazio di Palazzo Di Napoli in mezzo ai volumi della biblioteca
2012 photo Giacomo D’Aguanno
(3) Francesco Pantaleone nell’ufficio dello spazio di Palazzo Di Napoli – 2012 photo Giacomo D’Aguanno