INTERVISTA A FLORINDA E ANDREA BARTOLI
di Valentina Lucia Barbagallo

 

VB —
Chi sono Florinda e Andrea Bartoli? Raccontateci brevemente di voi.

F&A —
Siamo una coppia giovane come tante altre con due splendidi cuccioli: Carla e Viola. Da tanti anni condividiamo la passione per la cultura del contemporaneo e abbiamo maturato insieme una serie di esperienze, in Italia e all’estero, che poi ci hanno portato ad immaginare Farm Cultural Park.

F —
Ho 35 anni ed esercito la professione di Difensore del Vincolo per il Tribunale Ecclesiastico di Palermo. Sono nata a Favara e, quindi sono felice di lavorare ad un progetto che possa migliorare me stessa, la mia famiglia e la città nella quale sono nata, vivo e ho i miei affetti più cari. Da piccola ero il capitano della mia squadra di calcio, ovviamente, femminile.

A —
Polo blue, pantalone grigio e mitiche Stan Smith bianche sono la mia divisa da più di trent’anni. Estate ed inverno, 360 giorni all’anno. Nel 2000, sono diventato Notaio ma non ho rinunciato alla mia passione: l’arte . Ed allora la mia vita professionale e personale sono una cosa sola; venendo nei miei studi di Riesi e Gela vivi la stessa identica atmosfera di casa mia o di Farm Cultural Park.

VB —
Chi sono i vostri punti di riferimento nel mondo dell’arte?

F&A —
Ci sono dei luoghi come Parigi con il Palais de Tokyo e persone come Antonio Presti con i suoi progetti su Tusa e Librino. Questi sono alcuni dei grandi modelli di riferimento ma, oggi, gli stimoli arrivano da mille direzioni diverse e il mondo dell’arte che ci ispira lo intendiamo in modo più allargato e contaminato.

VB —
Farm Cultural Park da quale presupposti nasce e quali forme ha preso in questi primi due anni di vita?

F&A —
Farm Cultural Park nasce dalla nostra decisione di coppia di rimanere a vivere in Sicilia senza tuttavia farci contagiare da quel morbo diffuso del lamento. Abbiamo deciso di vivere a Favara e di fare tutto quello che è nelle nostre possibilità e capacità per migliorarla. In questi due anni la nostra vita è cambiata. Ogni giorno abbiamo ospiti artisti, architetti, designer , giornalisti ma anche semplici turisti che vengono da tutto il mondo e arricchiscono il nostro quotidiano con le loro esperienze, energie e professionalità.

VB —
Punti di forza e punti deboli di aprire uno spazio a Favara? 

F&A —
Il più grande punto di forza è che non avremmo mai potuto immaginare di lavorare ad un progetto così complesso in nessuna altra parte del mondo. Qui il Centro Storico di Favara negli ultimi vent’anni è stato abbandonato e, quindi, il costo di acquisto degli immobili che stiamo riqualificando è veramente irrisorio. Per gli Artisti che fossero interessati ci sono diverse possibilità di ricevere degli immobili in donazione.

I punti di debolezza, ovviamente, ci sono e sono tanti; non avere un pubblico locale già formato ai nostri linguaggi ed essere lontani da aeroporti o grandi città sicuramente ci penalizza; ad ogni modo quando organizziamo grandi eventi abbiamo più di tremila persone presenti, provenienti da tutta la Sicilia.

VB —
C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella gestione e direzione di Farm Cultural Park?

F&A —
E’ una bella domanda ma non è facile risponderti. Ogni invito che abbiamo ricevuto in giro per l’Italia ha generato altri inviti e opportunità di visibilità. L’anno scorso per un motivo o per un altro siamo stati invitati a Roma cinque volte: al Macro con We Think per la Cultura promosso da ItaliaCamp ; al MAXXI e alla Casa dell’Architettura con Cityvision  per i concorsi di Rome e Venice City Vision; al Palazzo delle Esposizioni e all’Auditorium quando abbiamo ricevuto il Premio di Gestione 2011 indetto da Federculture. Ma siamo stati anche ospiti a Forlì per il festival “L’Arte di innovare” organizzato da Romagna Creative District, a Lecce ad Artlab organizzato da Fondazione Fitzcarraldo; a Torino alla Fondazione Merz in occasione della premiazione di Video.it e persino in Svezia ad Avesta ospiti del Verket Museum.

VB —
Che pubblico frequenta le vostre iniziative?

F&A —
Veramente eterogeneo. Finalmente, non solo gli addetti ai lavori. Uno dei nostri obiettivi principali è quello di aprirci a tutti. Basta con questi club per fighetti.

VB —
Come definireste il panorama artistico siciliano? Esiste una rete o un sistema dell’arte dove lo scambio tra individui, operatori e istituzioni pubbliche e private possa definirsi maturo? 

F&A —
La Sicilia è in questo momento una delle regioni più attive ed interessanti sul piano della cultura del contemporaneo. Oltre alle importanti Fondazioni del Catanese e a Palazzo Riso ed il mitico Antonio Presti, ci sono esperienze apparentemente più piccole ma di grandissimo spessore: mi riferisco al lavoro di Bocs a Catania, Francesco Panataleone a Palermo; l’Accademia Abadir e l’Associazione ADI per il design, Indice Creativo e Pecha Kucha Catania, lo Studio Nowa di Caltagirone, URUK e Autonome Forme, la Summer School di Luigi Prestinenza Puglisi con l’Associazione AIAC, Scenario Pub.bli.co e la Compagnia di danza di Roberto Zappalà, l’Associazione Musicale Etnea con Biagio Guerrera, i ragazzi dell’Associazione Passo. Sicuramente sto dimenticando diversi altri.

La rete esiste e inizia a muovere i primi passi ma ancora non si è fatto avanti il player giusto per gestire la rete. Deve essere un professionista esterno alle organizzazioni con grandi capacità organizzative e di coordinamento e una buona esperienza nella gestione di un ufficio stampa.

VB —
A quali progetti state lavorando come Farm Cultural Park per i prossimi mesi? 

F&A —
Siamo stati invitati da Luca Zevi, Curatore del Padiglione Italia, a partecipare alla XIII Biennale di Architettura di Venezia. Siamo stati inseriti nella mostra Architetture del Made In Italy e nella nostra stessa sezione ci sono nome del calibro di Eataly e Fabrica di Benetton. Siamo veramente super orgogliosi di questo importantissimo riconoscimento dopo soli due anni di attività. Inoltre, sempre a Venezia siamo ospiti di Studio427 alla Serra dei Giardini giorno 31 agosto con il progetto Epidemic Happiness.

Dai primi di settembre ripartiranno le attività a Favara e abbiamo un programma fittissimo sino a dicembre. Stiamo anche completando la programmazione per tutto il 2013.