INTERVISTA A DANIELA BRIGNONE
di Cristina Costanzo

Chi è Daniela Brignone?

Daniela Brignone è una storica dell’arte che dal 1994 svolge attività di ricerca e docenze presso università, parallelamente ha approfondito tematiche relative alla valorizzazione dei beni culturali e alla museologia, collaborando con realtà istituzionali e museali internazionali come curatore indipendente. Ha avuto la fortuna di conoscere e lavorare con grandi esperti. Ricordo ancora con grande piacere Rossana Bossaglia che mi ha fatto amare il liberty, per il quale da vent’anni svolgo attività di ricerca in Italia e all’estero.

Nel 2012 hai ideato il progetto culturale I-design, giunto nel 2015 alla sua quarta edizione, una manifestazione di richiamo internazionale – candidata al PREMIO COMPASSO D’ORO per il settore della comunicazione – che interpreta il design come “strumento fondamentale di riconversione urbana, di trasformazione della società e di sviluppo economico per la comunità”. Come nasce e si articola questa idea?

I-design nasce da un piccolo progetto curatoriale, scaturito da rapporti professionali e di amicizia con alcuni importanti designer torinesi invitati a Palermo per creare un confronto con il design locale. Da un nucleo di oggetti che ha costituito il corpus di opere della mostra “Design per abitare”, dedicata al caso studio torinese da Carlo Mollino fino agli anni ’80, alla quale fu aggregata poi una mostra su Gio Ponti, nonchè installazioni e conferenze, nacque la prima edizione di I-design. L’entusiasmo del territorio e l’enorme attenzione dei giovani hanno fatto sì che l’esperimento si ripetesse ogni anno e diventasse sempre più imponente, tanto da attirare l’attenzione di grandi aziende e media. Il territorio ci ha creduto e ci crede e lo dimostrano i numeri relativi alla partecipazione di aziende, designer e di pubblico, ogni anno crescenti. Il design entra nella vita di ogni giorno, nelle case come nell’arredo urbano, nel packaging e nella moda e può costituire uno strumento per una riqualificazione locale. L’esplorazione dell’ambiente urbano e delle sue potenzialità è qualcosa che può generare lavoro e interesse. I-design punta sull’aspetto culturale del design per attuare un cambiamento. La candidatura al Premio Compasso d’oro è un segnale di cambiamento: la prima manifestazione del sud Italia, nella storia del celebre premio, ad avere superato le rigide selezioni. E’ il segno che la Sicilia ha qualcosa da dare e che necessita di uno stimolo e di un’occasione.

Quando hai iniziato a fare il curatore e a quale dei tuoi progetti espositivi sei particolarmente legata? Spiegaci, per sommi capi, il tuo metodo di lavoro.

Ho iniziato presto, subito dopo la specializzazione in Storia dell’arte, muovendo i primi passi con importanti curatori e artisti internazionali. Mi è sempre piaciuto il contatto con gli artisti, oltre all’atmosfera polverosa delle biblioteche e degli archivi. Mi piace percepire la loro anima ed entrare in contatto con il loro mondo. Non posso dire di avere un metodo di lavoro: mi piace seguire l’istinto e scegliere. Mi piace ascoltare l’artista, sentirlo raccontare le sue storie e approfondire i contenuti. L’idea può venire anche da un piccolo dettaglio. Inutile dire che sono legata a tutti i progetti curatoriali ai quali ho lavorato, perché li ho selezionati con grande cura. Un progetto, uno tra i tanti che ho seguito con grande passione, è stato quello dedicato alla cultura ebraica e all’arte israeliana. La mostra “Middle Yeast” ha messo in evidenza il “lievito” culturale di quel territorio mediorientale dilaniato dai conflitti. Mi sono lasciata trascinare dalla volontà degli artisti coinvolti di fare arte all’interno del loro mondo, della loro instabilità, di esprimere la propria visione attraverso l’arte. In loro ho trovato la grandezza, la purezza di espressione e l’idea possente, la solidità di un pensiero e delle proprie idee, animate dal respiro della vita.

Qual è il ruolo del curatore oggi e quale si accinge a ricoprire all’interno del “sistema dell’arte”? Credi che tale ruolo sia trasversalmente riconosciuto?

Attualmente credo che sia un ruolo confuso e il settore dell’arte è invaso da curatori provenienti da ambiti insoliti e non pertinenti che cercano di distinguersi in un mercato estremamente affollato. Ciò che si è perso è la progettualità, la ricerca, spesso dietro a mostre facili e prive di contenuti originali. Il curatore dovrebbe avere la capacità di narrare e di coinvolgere perché il pubblico si senta dentro la mostra e non sia soltanto osservatore. L’eccessivo proliferare di artisti e di opere impone inoltre un rigore critico da parte del curatore, il quale deve avere la capacità di guidare l’artista e porsi da intermediario tra questi e il pubblico, cercando anche di destreggiarsi di fronte alle logiche imposte dal mercato per evitare che pieghino le scelte critiche del curatore.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro e quale consiglio daresti ai giovani interessati a questa professione?

Tanta curiosità, passione, tenacia e voglia di studiare, sia il contemporaneo sia gli esempi dei passato, tenersi aggiornati sulle novità e sui fatti sociali e politici, viaggiare, ritengo siano le caratteristiche indispensabili. Il mestiere del curatore soffre spesso d’improvvisazione e poca formazione. Superficialità di analisi e banalità, perdita di senso critico sono i rischi in cui si corre il pericolo di cadere. Aggiungerei la libertà creativa che potrebbe consentire un’originalità nella linea curatoriale per andare oltre i soliti schemi.

Puoi anticiparci qualche progetto futuro?

Sto lavorando a una mostra su un protagonista dell’800 e a un grande progetto sul liberty.

1_Armodio, La dimora delle verità silenti, Palazzo Reale Palermo 2012(1)

2_Armodio, La dimora delle verità silenti, Palazzo Reale, Palermo, 2012(2)

3_David Gerstein, The Ant, Middle Yeast 2011(3)

4_I-DESIGN I EDIZIONE Mostra Design per Abitare presso Palazzo Sant'Elia(4)

5_I-DESIGN I EDIZIONE presso Rinascente Wonderland a cura di Eliana Lorena(5)

(COPERTINA) I-DESIGN III EDIZIONE, Mostra DIAGRAMMI HABITAT CONCEPT-S dello Studio 3813
(1)/(2) Armodio, La dimora delle verità silenti, Palazzo Reale, Palermo, 2012
(3) David Gerstein, The Ant, Middle Yeast, Palermo, 2011
(4) I-DESIGN I EDIZIONE, Mostra Design per Abitare presso Palazzo Sant’Elia, Palermo
(5) I-DESIGN I EDIZIONE, presso Rinascente, Wonderland a cura di Eliana Lorena