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Intervista a Carlo Spiga

 

Chi è Carlo Spiga? Raccontaci brevemente di te…

Ach… allora:
Sono nato a Cagliari nell’83, cresciuto a pane, televisione, disegno e dinosauri.
Dal Liceo all’Accademia disegno, pittura, batteria, obiezione di coscienza, launeddas e didjeridoo.
Finita l’Accademia  smetto di dipingere e di suonare con gruppi, cerco una via di mezzo che mi renda autonomo, entro nel fantastico mondo dell’etnomusicologia, imparo a strimpellare la chitarra e mi impratichisco in tecniche di canto gutturale. Nel frattempo Berlino, Perdaxius, Cagliari, Milano, Torino, Kyzyl, Bergamo, Venezia e il mio amato garage… ed eccomi qua.

 

Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Chi sono gli artisti che ami?

Ascolti sempre abbastanza random ma ultimamente ricerco qualcosa  che suoni e sia organizzato nel modo più grezzo possibile, molta polifonia tradizionale ma anche tanto black metal. Non sono un amante del noise ma alle volte…
Qualche nome dalla mia cartella musica: tUnE-yArDs, Darkthrone, Alan Lomax, Gavino De Lunas,  Arto Lindsay, Icy Steel, Bah moody, Hella, Isengard,  Kania Tieffer, Arcobaleni marroni, Lightning Bolt, Efisio Loni, Radiohead, Yat-Kha, Phill Collins…
Un libro che sto leggendo ora: “Who Asked the First Question? The Origins of Human Choral Singing, Intelligence, Language and Speech”, del Prof. Joseph Jordania, ricerche sull’origine del canto corale tra studi sul linguaggio, ornitologia e balbuzie… 🙂
Sono molto distratto, non guardo tanto gli altri artisti,  così come le riviste e non vado neanche a tante mostre se è per questo… Amo gli artisti generosi, disistimo gli arrivisti. Ho un piccolo pantheon personale dove convivono l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo: John Bock, Stefano Serusi, Gabriel Orozco, Matteo Rubbi.

 

Come definisci il tuo lavoro?

Prendi le risposte precedenti su musica, letteratura, arte e falle collidere (risposta rapida).
Vivo in un luogo dove esiste un forte sentimento identitario, le sue varie manifestazioni (balli, canti, parole…)si confrontano con la vita di tutti i giorni a volte con risultati interessanti, in alcuni casi questa convivenza le ha un po’ glassate, perdendo quella spontaneità che le contraddistingueva.
Ricerco e scavo attingendo da culture cosiddette arcaiche ma anche contemporanee cercando costantemente di riappropriarmi di  quello spirito, ricostruendomi un personale repertorio di suoni e gesti da condividere. Questo è l’unico modo che ho trovato per sopravvivere (risposta lunga).

 

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

Quando ho smesso di dipingere, quando ho conosciuto quei pochi amici che ancora frequento anche se non ci vediamo quasi mai, il grande amore, il grande fallimento e la perdita di un amico.

 

Come definiresti il panorama artistico siciliano?

Onnipresente? C’è sempre un po’ di Sicilia in ciò che faccio ultimamente! In Sicilia  ma anche in Sardegna e Milano ho avuto modo di collaborare /incrociare destini con artisti siciliani o persone che ne hanno a che fare. Zelle di Federico Lupo (SWEET SHEETS IV), il laboratorio Saccardi (CASA AUT), Gianluca Concialdi A.K.A. GIALLO che mi hanno dato la stima di quanto diversificato e attivo sia il panorama siculo.

 

“Terzo fuoco” è il titolo del tuo intervento performativo presso il  villaggio minerario Normann … ci racconti di cosa si tratta?

TERZO FUOCO è un progetto dell’artista Luigi Massari, progetto musicale di cantautorato innestato di folk apocalittico, melodie della tradizione pugliese e atmosfere nordiche di reminiscenza Black metal.
Ho affiancato Luigi durante l’evento “Rifugio Sgabùtzo”, nel villaggio minerario di Norman vicino ad Iglesias, intromettendomi nelle sue composizioni e condividendone alcune delle mie, il risultato è stata una Black taranta infettata di ronzii altaico – campidanesi. Questa collaborazione è la prima di una serie che si riccollega ad un altro progetto (di cui parleremo dopo).
Il rifugio è un progetto in collaborazione con la GiuseppeFrau Gallery, collettivo attivo nel territorio iglesiente (e non solo) che nel suddetto si innesta con progetti di sensibilizzazione ambientale e culturale in una delle zone più difficili dell’isola.
Rifugio Sgabùtzo è stato ricavato da un vecchio stabile abbandonato del villaggio, e cerca di riportare  l’attenzione su certe marginalità ma senza l’invadenza che caratterizzano un altro tipo di operazioni, preservando un carattere, appunto, Sgabùtzo (sardismo da sgabutzino, appartato, nascosto).

giuseppefraugallery.blogspot.it
carlospiga.blogspot.it
terzofuoco.tumblr.com/

 

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?

Il 15 Giugno alla galleria MEME di Cagliari con la fase conclusiva del progetto Holiday Island, un progetto tra la Sardegna e Berlino a cura di Giusy Sanna e Giovanni Casu.
A luglio, sarò a Como per il corso superiore di arti visive della Fondazione Ratti, e a fine anno una collettiva al MACRO testaccio di Roma e una personale alla galleria Cart di Monza.

Per la mostra a Roma sto lavorando ad un progetto abbastanza complesso, una serie di registrazioni, cellule sonore, tra l’avangarde e la raccolta etnomusicologica. Nucleo che poi si aprirà ad una serie di collaborazioni.

Sempre in estate dovrei essere in Sardegna per un progetto dell’associazione Cherimus (associazione di base nel sulcis che sviluppa progetti di e con l’arte contemporanea dall’isola al resto del mondo   www.cherimus.net)… poi tantissime altri progetti e idee da sviluppare ma cerco di non pensarci per non impazzire.

 


( a )

 

( a ) Ghiani 2011 – 21 x 29,7 cm stampa digitale, pletro
( b ) They live! – 50 x 60 cm, materiali vari
( c ) Eine reise 2012 – 26×31 cm, carta e chiodi su cartone