Intervista a Adele Nicotra
di Valentina Lucia Barbagallo

Chi è Adele Nicotra?
Adele Nicotra è una giovane curatrice Catanese.

Da quanto tempo fai la curatrice? Qual è stato il tuo iter formativo e lavorativo?

La mia prima esperienza di curatela è stata All Places are Temporary Places, un progetto sviluppato nel 2011 a Catania, in uno spazio indipendente (l’appartamento), dove ho avuto l’occasione di lavorare con artisti affermati come canecapovolto, Zoltan Fazekas, Giuseppe Lana… fu lui a dirmi “da adesso in poi devi fare solo progetti di un certo livello, non puoi tornare indietro”. Lo ringrazio per la fiducia e la stima che ha riposto in me, per altro assolutamente ricambiata…

Hai vissuto a Parigi, Roma e ora sei di nuovo a Catania. Raccontaci i tuoi anni fuori e perché hai deciso di tornare in Sicilia?

Tutto è cominciato a Roma. Nella facoltà di Sociologia della Sapienza l’interdisciplinarità e la sperimentazione erano all’ordine del giorno. Durante il mio corso di studi ho incontrato la rivista “Antropologia Museale” intorno alla quale gravitavano docenti impegnati in ricerche etnografiche, che interpretavano la produzione artistica di una determinata società come una variante dipendente del suo sistema sociale. Nasce la ricerca “Installazione artistica ed installazione etnografica, costruire e rappresentare un’identità culturale”. La tesi apprezzata e dibattuta ha valso una borsa di studio per recarmi in Francia con un’esperienza senza precedenti presso la Galleria Continua di Boissy le Châtel, vicino Parigi. Un’antica cartiera nella campagna parigina dove la mediazione culturale con il territorio andava di pari passo al lavoro di artisti di fama internazionale: Daniel Buren, Antony Gormley, Carlos Garaicoa, Ozzola, Sassolino, la Kadirova, Sislej Xhafa, solo alcuni degli artisti con i quali ho collaborato e che mi hanno insegnato cosa vuol dire seguire lo sviluppo di un progetto artistico, realizzarlo e farne un prodotto di mercato. Alla Sorbonne ho potuto infine completare la mia formazione con un master sull’integrazione tra il settore pubblico e il privato, concernente lo sviluppo di politiche per la creazione e la fruizione del patrimonio artistico, con una particolare attenzione verso la realtà museale. La mia ricerca di fine corso sul Guggenheim di Bilbao e sull’integrazione tra le correnti artistiche americane di fine secolo e la produzione contemporanea Basca mi ha aperto nuove prospettive. La periferia diventa centro, e con un’adeguata politica di investimenti e il coinvolgimento delle istituzioni territoriali, un luogo depresso può cambiare il suo volto e produrre economia e cultura…Non sono riuscita a resistere alla tentazione di applicare i risultati della mia ricerca sul suolo natio…Oltre che curatrice sono un idealista (ed una sociologa) incallita, che posso farci?

In base alla tua esperienza personale, quali sono le analogie e le differenze tra il sistema dell’arte italiano e quello estero?

All’estero il mestiere dell’arte è una professione come un’altra e la cultura è un settore economico in grado di produrre occupazione e profitto…in Italia ed in particolare in Sicilia, non si comprende ancora il potenziale che può avere questo settore nell’ottica di una auspicata ripresa economica.

Qual è – secondo te – il ruolo del curatore, oggi, e quale ruolo si accinge a ricoprire, in futuro, all’interno del “sistema dell’arte”?
Il curatore ha il ruolo di creare interconnessioni tra settori e figure diverse afferenti al mondo dell’arte, delle istituzioni ed dell’imprenditoria per sviluppare progetti che possano stimolare la ricerca artistica da un lato e il mercato dall’altro.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro?
Inventiva, amore per la scoperta e le novità ma anche conoscenza del settore, intuito, non ché una buona dose di pazienza…

Credi che la figura del curatore sia trasversalmente riconosciuta? Perché?

Nel sistema dell’arte italiana e nei paesi anglofoni il curatore ha un ruolo di spicco che lo avvicina spesso al critico d’arte. Nei paesi francofoni il curatore ha un ruolo più tecnico; viene chiamato infatti “commissarie d’exposition” che significa commissario dell’esposizione, un esperto del settore con conoscenze sia tecniche che artistiche che coordina i partecipanti al progetto con la finalità comune di realizzarlo al meglio.

Quando curi una mostra da cosa parti? Come scegli gli artisti, il tema, ecc? Spiegaci, per somi capi, il tuo metodo di lavoro.

Parto da uno spazio. Se lo spazio mi comunica una sensazione, chiedo agli artisti di realizzare qualcosa che possa rappresentare la mia idea. Di solito le loro opere superano di gran lunga la mia immaginazione…

Parlaci di un progetto e/o di un incontro, per te, significativo (in positivo o in negativo).

Vi parlerò di un incontro, un collezionista legato al Pac di Milano che abitava in un attico a piazza Cairoli a Roma. La casa (rigorosamente in affitto perché investire sul mattone è ormai fuori moda) era piena di opere d’arte di piccolo e grande formato, esposte, imballate, pronte ad essere vendute o scambiate… tra gli artisti più celebri Beuys, Christò, Dedominicis, Mocchetti…non ho mai visto una tale quantità di opere d’art appartenenti ad un’unica persona…

“Omaggio a Emilio Greco. Il rapimento lirico e la poetica del corpo femminile” è il titolo della tua ultima mostra. Ti va di parlarci del progetto e dei lavori in mostra?
Il progetto vuole ridare agibilità culturale ai luoghi preposti alla cultura, che in Sicilia vessano la maggior parte dei casi in uno stato di disinteresse e abbandono. Riguardo alle opere direi che le artiste hanno saputo perfettamente interpretare il tema sconvolgendo il luogo espositivo in un modo radicale ma con un effetto finale assolutamente “soft”. Era proprio la mia idea: rivoluzionare lo spazio senza rotture, creare continuità cambiando tutto (o quasi). I lavori sono, freschi, inediti, inusuali, frutto di un lungo lavoro di riflessione e di scambio …credo si noti l’armonia nel quale è stato svolto il lavoro di progettazione e realizzazione e per questo ringrazio le artiste Tiziana Contino, Claudia Gambadoro e Alice Grassi, senza le quale non avrei potuto svolgere il mio lavoro.

Progetti futuri?
Sorpresa…

Un consiglio a chi voglia intraprendere questa professione?

Consiglio agli aspiranti di testare già da subito la propria attitudine, cimentandosi nella scrittura e provando a realizzazione i propri progetti curatoriali. Esistono poi, numerosi corsi e master che aiutano a trovare un metodo di lavoro efficace, ma solitamente non sei tu a decidere di intraprendere questa professione, è il destino che in qualche modo decide per te…

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(1) Tiziana Contino, Geode CTTC, 2015, videoinstallazione e scultura (5 pezzi di calchi in gesso e alginato, barba e ciglia umane, make up, dimensioni reali)
Special guest: Carlo Tuzza
Special thanks: Daniele Alonge

(2) Claudia Gambdoro, Dalla serie Sketchbook drawings #2 Memorandum, 2013 – 2015, Installazione site specific – 2015, Dimensioni variabili (cm 240x180x120)

(3) Alice Grassi, Appunti sul volo N.1, N.2, 2015, Installazione (Philippe Petit – Nuvole,, 2013, Stampa fotografica su carta, dim. 2×1,35 m, diaproiettore) e fotografia (Aquila, Tuffatore, Nuvole di polvere, 2013 – 3 spampe fotografiche su carta cotone, bianco e nero e colore 18×24 cm, tiratura 1/3)