Art

Innesti | Walk-in studio

 

Innesti è una delle mostre-incontro che hanno fatto parte del progetto Walk-in studio, svoltosi dal 4 all’8 giugno nella città di Milano. Le opere in mostra sono di Emanuele Magri, Matteo Gatti e Francesco Pacelli, la curatela è di Bianca Basile.

Walk-in studio è un’idea che nasce dall’associazione no profit Studi e Spazi Festival, sorta nel febbraio 2019 da un gruppo di artisti e curatori uniti dalla volontà di creare nuove e differenti occasioni di scambio all’interno del panorama artistico milanese, con l’auspicio poi che il progetto possa coinvolgere anche altre città italiane.

Gli studi d’artista sono luoghi privati, intimi, luoghi che dal Romanticismo in poi sono stati mitizzati in quanto prolungamenti della personalità stessa dell’artista, e sono spazi tradizionalmente chiusi a chi non faccia parte del ristretto sistema dell’arte. Aprirli, renderli luoghi di incontro e di dialogo, dai quali possano nascere nuovi stimoli, nuovi contatti, nuovi, appunto, innesti, è l’intento di fondo di questo progetto.

Il titolo della mostra curata da Bianca Basile, non a caso, gioca doppiamente, come lei stessa mi racconta, con la tematica particolare della mostra da lei curata ma anche, più in generale, con l’idea che muove Walk-in studio: avvicinare mondi prima separati per creare qualcosa di nuovo.

Innesti, che ha avuto luogo sabato 8 giugno nello studio di Emanuele Magri, è un tentativo di porre degli interrogativi che ci toccano tutti perché riguardano la condizione dell’uomo contemporaneo, l’etica postmoderna, e potremmo dire post-umana, i possibili scenari, insieme ironici e distopici, che l’ormai indissolubile intreccio tra biologia e tecnologia ci pone innanzi.

Lo studio dell’artista si trasforma così in una sorta di Wunderkammer contemporanea, una stanza piena di oggetti eccentrici, veri e propri mirabilia, che vogliono affascinarci, incuriosirci, inquietarci.

In questo catalogo delle possibili ibridazioni del post-umanesimo ci imbattiamo nel Distopicus Garden di Emanuele, artista-botanico, che gioca innestando l’umano e il vegetale, non immemore dei mondi creati da Jeronymus Bosch; nelle formazioni coralline di Francesco Pacelli che coi loro bulbi oculari stanno lì a guardarci e interrogarci; nei minerali di Matteo Gatti, variopinte stalattiti dalle cui sedimentazioni possono spuntare anche dei denti.

Ph Cesare Lopopolo.