TORNA IL FESTIVAL DIFFUSO DELLA FOTOGRAFIA OPEN AIR IMAGES GIBELLINA

di Laura Cantale e Giuseppe Mendolia Calella

 

 

Gibellina è la cittadina del Belice conosciuta ai più per la sua ricostruzione, a seguito del terremoto del 1968, avvenuta con il coinvolgimento di numerosi artisti e intellettuali nazionali che, su invito di Ludovico Corrao, l’allora sindaco della città (1969/1994), hanno dato il loro apporto per trasformare la costruzione del nuovo paese in una vera e propria città dell’arte contemporanea.

Il sindaco esortava: “venite a Gibellina, facciamo crescere i fiori dell’arte e della cultura nel deserto del terremoto, del destino, dell’oblio.”

La città ospita fino al 29 agosto 2021 Images Gibellina, Festival diffuso della fotografia open-air e site-specific; giunto alla sua terza edizione, è organizzato e prodotto dall’associazione culturale On Image e dalla Biennale Svizzera Images Vevey. Insieme alle mostre anche workshop, tour guidati e talk con gli artisti e i fotografi coinvolti, e non solo.

L’intero tessuto urbano della città di Gibellina, già per sua vocazione ricco di interventi artistici che dagli anni del post terremoto costellano le strade (la chiesa madre di Ludovico Quaroni, le sculture di Consagra, Piazza Beuys, la Torre Civica di Alessandro Mendini, il Sistema delle Piazze di Laura Thermes e Franco Purini, la Freccia di Mauro Staccioli), si arricchisce di punti espositivi e installazioni pubbliche; ne citiamo alcune di seguito.

 

Presso la Fondazione Orestiadi Gibellina Molteplice di Maurizio Galimberti (Como 1956) a cura di Cristina Costanzo che, attraverso l’utilizzo del mezzo fotografico analogico realizza una serie di istantanee che, nella disgregazione dello scatto e nella ricomposizione dello stesso, scansiona le forme restituendo alterità.
“Il ready made e il mosaico sono le costanti di uno stile inconfondibile – afferma la curatrice del progetto Cristina Costanzo – che si basa su serialità e riproduzione e si caratterizza per i temi del ritratto e dell’ambiente urbano e naturale.”

 

 

 

Le fotografie di grande formato di Cecile Hummel Viaggio Mediterraneo, all’interno del Meeting di Pietro Consagra, poste come panni stesi ricompongono una visione urbana; stretti camminamenti fotografici da attraversare, per mezzo dei quali la Hummel ci conduce negli impianti urbani di città arabe o dell’Europa meridionale. Un grande tavolo/piedistallo accoglie le composizioni visive che l’artista è solita compiere nel corso della sua ricerca: oggetti, materiali di archivio quotidiano, disegni.

 

 

 

 

The Pillar di Stephen Gill mette in scena, su paletti di legno, il riposo degli uccelli del cielo con le loro pose insolite, intenti a contorcersi e disegnare linee morbide; come macchie nere e grigiastre in una griglia ordinata di quinte sceniche che danno origine a una scenografia da osservare, occupata da attori di passaggio.

 

 

 

 

Sempre all’aperto, Carla Sutera Sardo (Agrigento 1983) espone ANIMA-L, un progetto nato nel periodo pandemico che, in un momento di chiusura e immobilità, risponde attraverso la sperimentazione fotografica, affrontando con forza l’antico tema della relazione uomo/natura. Su corpi umani si avvolgono morbidi tessuti che, mossi dal vento, stirati e deformati, ripropongono iconiche figure animalesche fotografate all’interno di contesti naturali: aperta campagna, mare, terreno arido, folta vegetazione. Il titolo pone l’attenzione sull’ambivalenza anima/animale che ci invita a rivedere il rapporto imprescindibile e complesso con la natura; in un periodo storico segnato da un atteggiamento violento e distruttivo nei confronti della natura. L’apparente atteggiamento ludico degli scatti non vuole togliere, ma anzi, concentrare l’attenta riflessione su questi temi. ANIMA-L presenta una stratificazione di significati, insieme ludici e profondi – afferma la curatrice Cristina Costanzo, che continua – fortemente rappresentativo dell’immaginario onirico e sospeso, a tratti trasognante di Carla Sutera Sardo.”

 

 

 

 

Anche se fuori dal circuito del festival Images è impossibile non citare gli scatti, conservati al Museo Civico di Arte Contemporanea di Gibellina, che Mimmo Jodice, uno dei grandi della fotografia italiana, scattó durante la visita che Jospeh Beuys compí a seguito degli eventi distruttivi del terremoto. Le immagini restituiscono la profonda sensibilità dell’artista dinnanzi alla forza devastante della natura: lo sguardo commosso, la mente carica di pensieri e riflessioni si leggono inequivocabilmente nella fotografia di Jodice che così affermava: “I suoi occhi azzurri guardavano intorno. A volte si chinava per raccogliere frammenti di pietra. Con il cappello di feltro è il lungo paltò aperto, da cui si intravedeva il gilè, camminava con l’aria assorta. Per tutto il giorno restò muto. E rispettai quel silenzio”.

 

 

 

 

Images Gibellina è l’occasione giusta per godere del grande progetto di Ludovico Corrao, delle grandi opere architettoniche e del vasto e affascinante contesto naturalistico che le accoglie. È quasi d’obbligo sottolineare la grandezza espressiva e comunicativa del Grande Cretto di Alberto Burri, opera che ha ridisegnato la memoria collettiva di un territorio restituendogli senso e valore.

Il Festival Images ha saputo coniare le esigenze espositive dettate dal periodo pandemico che orientano la fruizione all’aria aperta con la naturale vocazione all’arte pubblica della città di Gibellina.

 

 

Per info e dettagli visitate il sito del festival www.imagesgibellina.it

 

In copertina: © Maurizio Galimberti, Il Grande Cretto, Instant film manipolato, 2003