In(S)contri

di Alessia Sebastiani

 

Con il corpo, con lo sguardo, con i ricordi. Ci imbattiamo continuamente nelle cose e l’impatto è sempre diverso: alcune sono totalmente persuasive, altre scivolano via velocemente, certe ci attraversano come una scarica elettrica e poi ci sono quelle che, inaspettatamente, ci sfiorano appena, con delicatezza, lasciando tuttavia un’impronta indelebile. Dei piccoli momenti epifanici padri dell’intuizione creativa.

Nasce così Ramo, la giovane galleria comasca: dall’inciampo di Simon J. V. David in un piccolo pezzo di legno durante una passeggiata nel bosco. E chiunque passi da via Borsieri non può fare a meno che reiterare l’esperienza del fondatore incrociando, nel groviglio dei palazzi, il suo curioso germoglio fiorito.

Questo è solo il primo della lunga serie di in(s)contri che si susseguono una volta varcata la soglia d’ingresso in vetro che permette allo spazio espositivo di espandersi in strada e a quest’ultima di farsi parte integrante dell’ambiente interno: un’ex lavanderia. Tra le pareti si respira ancora forte il profumo della funzione originaria che rimbalza di continuo tra l’asetticità del white cube e la narratività – data dai segni storici tracciati a pavimento – della sala a carattere prettamente industriale. Una scelta più che centrata, dunque, quella di far incontrare la sudcoreana Hyun Cho (1982) e Nicolò Masiero Sgrinzatto, padovano classe 1992, nel processo centripeto di Risky Hardware. Rischiosa non è solo la dimensione ludica palesata da entrambi gli artisti, ma anche la sottile connotazione politica di cui si carica gradualmente ciascun lavoro, esito in divenire di un conflitto che è, prima di tutto, interiore.

Un autoscontro tra i ricordi d’infanzia e una maturazione obbligata quello operato da Sgrinzatto che, sull’onda delle ricerche precedenti, sale nuovamente sulle giostre per un Altro giro, altra corsa, il tutto, ovviamente, senza pagare. Ciò che inizia come un gioco confinato al contesto della sagra di paese – dove l’autore si divertiva a sottrarre i passe-partout per azionare le macchinine – si trasforma ben presto in una sfida contro la fabbrica in cui il complice di Masiero – rimasto anonimo in quanto artefice della produzione illegale delle chiavi in metallo parcheggiate al di sopra di una superficie specchiata, evocativa delle piste dei luna park – riceveva uno stipendio minimo. Decisamente più gratificante il baratto Birra per Ferro inciso sotto forma di codice binario su una singola lastra appesa a parete che, assieme alla Dichiarazione d’intenti e ai biglietti di Seconda classe del misterioso collaboratore, documenta l’innesco del sodalizio artistico dalla tenue sfumatura performativa.

Di tutt’altra natura, eppure estremamente analogo al processo di Nicolò, lo skatepark arrischiato da Hyun Cho, comburente del big bang culturale frutto delle ibridazioni chimeriche tra le origini est asiatiche e l’esperienza americana. Unendosi ai Two Runners che gareggiano dopo aver preso la rincorsa su Cliff, il fruitore si trova a far vorticare la tavola in un Pop Shuvit, opera in cui il rigore compositivo e la pulizia della forma quasi minimalista collidono con luci al neon e colori sgargianti, nonché con frammenti di skateboard realizzati in resina e nastri di sicurezza riflettenti che sottolineano il carattere cantieristico dello spazio invaso energicamente dall’artista. Ad accentuarne ulteriormente l’identità, una scala a cavalletto sulla quale il curatore Riccardo Lisi sollecita ad assistere attivamente alla lotta fluida tra bidimensionalità e tridimensione sul ring di Sliding. Scorrevole, altresì, è il passaggio tra i differenti linguaggi che permettono ad Hyun di aggirare qualsiasi restrizione intellettuale, investendola della vivacità che la contraddistingue.

Pertanto, si può affermare con certezza che a Como è in corso un contrasto ad armi pari, un’occasione di scambio costruttivo, una fusione generativa (non solo di fatto) in cui le parti trovano il loro compromesso nell’annientamento del divario tra passato e presente, tra Est e Ovest, conseguito attraverso la pratica artigianale che le accomuna.

Risky Hardware invita a non avere timore di incappare nelle cose prendendosi, perché no, il rischio di assecondare e perdersi nelle apparizioni feconde che Hyun Cho e Nicolò Masiero Sgrinzatto offrono da Ramo, contribuendo alla sua crescita robusta e rigogliosa.

 

Ph. courtesy: Hyun Cho, Nicolò Masiero Sgrinzatto, Galleria Ramo, Alessia Sebastiani