Come il vento – sopra un SH

Glauco Canalis

di Alessandra Tomasello

 

«Periferia-» etimologicamente deriva dal greco e significa portare intorno, girare.

Così come girano i ragazzi nei quartieri periferici con il loro scooter, gironzolano senza sosta, magari senza una meta, veloci, come il vento.

Corre con loro il fotografo Glauco Canalis (Piazza Armerina, 1990) che espone la sua prima mostra personale alla 2lab gallery, inaugurata il 26 settembre a Catania e realizzata in occasione del laboratorio fotografico “Biografie urbane, laboratorio di ricerca visiva sulla città”, curata da 2lab – contenitore culturale e da Ritmo.

Glauco da sempre è stato affascinato dall’idea di luogo e di identità, percepiti non soltanto nella visione di appartenenza ad un territorio, ma soprattutto come punto di scambio tra culture e popoli diversi. Non a caso il Mediterraneo diventa lo scenario principale della sua ricerca, sia come siciliano, che come cittadino del mondo. E quanto più il suo sguardo si allontana dalla bella terra natale, arrivando a raggiungere persino Londra, tanto più affina il desiderio di raccontare delle realtà marginali del meridione d’Italia. Di Catania e di Napoli, città in cui Glauco ha vissuto un periodo della sua vita molto intenso, a stretto contatto con le comunità di quartiere.

«Questa è stata la mia prima mostra personale in assoluto» – ci spiega – «Era importante che fosse Catania il punto di partenza perché qui ho cominciato a sviluppare la mia ricerca fotografica, osservando il quartiere di San Berillo con le sue infinite sfaccettature».

Piani sequenza di un’installazione fotografica concepiti quali riflessione di un racconto, di storie vere, intime in cui lo spettatore viene totalmente coinvolto, quasi si trovasse realmente nel posto che ha di fronte a sé.

Sono i soggetti di scatti intensi, loro i giovani che ti guardano dritto negli occhi, con fare sicuro, spavaldo, di chi ha vissuto e continua a vivere una vita al margine, nella terra di confine dove tutto è lecito e non ci sono regole. Loro che vivono gli spazi di edifici fatiscenti, tra le mura di imponenti palazzoni decadenti, loro che sono in attesa di un incontro, che fuggono via e poi ritornano.

Il fotografo crea così un’asse immaginifico tra le due città sorte alle pendici di un vulcano, Catania e Napoli, riflettenti la luce abbagliante del sole e bagnate dal mare, a levante e a ponente. Le immagini dell’una e dell’altra, offuscate da tinte sabbiose, si fronteggiano a vicenda, sovrapposte a mappature parietali che ne ritraggono l’assetto come su google maps.

Glauco ci racconta che «ancora più importante è stato presentare un lavoro che unisse i punti tra Catania e Napoli. Due città fondamentali per la mia ricerca visiva. Due città chiave nella storia del Mediterraneo, il macro-tema che unisce tutto il mio lavoro. L’allestimento curato da Ritmo e 2Lab ha puntato all’anima del mio racconto, quella dell’osservare ma in particolar modo del percorrere. Camminare, infatti, è la pratica fondamentale di un fotografo, e i tracciati sulle pareti rimandano proprio a un’idea di mappa. Vengono disegnate linee interrotte come tentativi diversi di raggiungere un punto di vista privilegiato o unico.

Le cornici che ho ideato volevano poi riportare ad una tangibilità degli elementi che determinano il tessuto urbano, il cemento e alluminio. Asfalto e Lamiera. Percorso e ostacolo».

 

Ph. Courtesy Michael Lo Monaco