Le voci del civico 38

di Alessia Sebastiani

 

In occasione di Art City, dal 7 maggio al 26 giugno 2021 la galleria LABS Contemporary Art di Bologna si pone all’ascolto delle Narrazioni brevi dell’artista Giuseppe De Mattia in dialogo con Lorenzo Balbi, Orsola Vannocci Bonsi, Enrico Camprini, Vasco Forconi, Fabiola Naldi, Claudio Musso, Maura Pozzati, Gabriele Tosi.

 

Ci sono ambienti che siamo soliti frequentare “in religioso silenzio”, un assillante mantra che nel suo costante ripetersi si inserisce nel solco profondo della fruizione tradizionale. Luoghi di culto, biblioteche e musei rappresentano solo alcuni tra gli spazi pervasi di quell’aura sacrale che l’assenza di suono contempla, eppure sono gli stessi nei quali spesso, paradossalmente, si genera il rumore più assordante.

È successo al 38 di Via Santo Stefano a Bologna – ex chiesa e attuale galleria d’arte – in cui Giuseppe De Mattia, pugliese classe 1980, ha tracciato una geografia cittadina del tutto inedita proponendo la mappatura dei landmarks a suo avviso più significativi del capoluogo emiliano, sotto forma di Narrazioni brevi. In questo modo, la sala espositiva si è ampliata al punto tale da assumere le sembianze di una stimolante passeggiata per le vie della città, alla quale hanno fatto eco le voci degli otto curatori che l’artista ha messo in dialogo con le altrettante opere presenti in mostra.

Valicando qualsiasi confine spazio-temporale, la dimensione sonora si è propagata ora nel “Fatterello” Qualche centimetro quadrato di Casa Arcangeli – una lettura acustica a più livelli resa dalla contrapposizione cromatica della matita correttiva a doppia punta utilizzata per raccontare un frammento di storia oggettivo e un pettegolezzo (il fatterello per l’appunto), all’interno del quale ancora arde il bisticcio tra Arcangeli e Morandi – ora nel ritmo sincopato del Gran copiatore che ha prodotto in tiratura limitata Forme tradizionali di protesta, fino a prendere corpo nell’oscuro stanzino ospitante la sola opera dall’effettiva componente uditiva, nonché l’unica realizzata prima del 2021: Ingegno e Indipendenza.

E, ancora, risuona il dibattito tra presente e passato che De Mattia, in piena linea con la ricerca sperimentale ma attenta all’arte storicizzata dello spazio che lo accoglie, tiene in vita nel riuso di materiali che restituisce in chiave del tutto innovativa: dalla fotografia analogica – della quale, da buon copiatore, straccia il negativo – al passe-partout, dall’acqua piovana alle vecchie tele acquistate nei mercatini e ridipinte, dal pezzo di pavimento di Casa Arcangeli alle carte vergini di Concetto Pozzati, dai fotogrammi dell’archivio Home Movies ai “porta-preghiere” tibetani.

La risultante è un’energica jam session generata dall’incastro eufonico tra le chiacchiere dei passanti, testimoni privilegiati dell’atto artistico, e i versi animali di capre e cavalli scalpitanti al 38 di Via Santo Stefano a Bologna, spazio da frequentare “in chiassoso silenzio”.

 

Ph. Credits: Carlo Favero, LABS Contemporary Art