Percorrere i luoghi

un viaggio nella sperimentazione di Francesca Migone

Di Marco Laffranchini

 

Francesca Migone, classe 1989, focalizza il processo creativo sulla sperimentazione tessile nell’ambito delle arti visive e delle installazioni multimediali, creando un collegamento tra i materiali utilizzati, spesso poveri e di recupero, e l’ambiente che ci circonda, ricreando in questo modo suggestioni di spazi a cavallo tra urbano ed extraurbano, fra natura ed intervento umano.

Dopo aver conseguito la laurea specialistica in Decorazione, intraprende un percorso di progettazione di superfici del tessuto all’Accademia di Belle Arti di Bologna, proseguendo la sua formazione anche nello studio e nella pratica della tessitura, fondamentale nei suoi lavori.

Camminare, indagare ed individuare. Il suo percorso pone l’attenzione sui dettagli, seppur piccoli e leggeri che siano, alla base della sua opera. Si tratta di particolari che racchiudono in sé la storia e le problematiche dei luoghi attraversati, fino a giungere a raccontare le vicende di un contesto generale molto più ampio di tale spazio.

Così è accaduto per Milano e i suoi corsi d’acqua, testimoni silenziosi della storia della città. In modo molto semplice, quasi in punta di piedi, li segue fin dove possibile, scoprendo ciò che rivelano della città, percorrendola. «A Giugno dello scorso anno ho iniziato la residenza a Milano, in Viafarini», racconta Francesca con molta dolcezza. «Non conoscevo molto bene la città, non avevo mai avuto modo di esplorarla per bene, anche se, comunque, Genova e Milano non sono lontane. Quindi mi sono detta vabbè, cerchiamo qualcosa di interessante su Milano, qualcosa che mi incuriosisca. Mi resi conto che in questa città vi sono molti corsi d’acqua e questo mi colpì. Scoprii che storicamente ve n’erano molti, alcuni però vennero modificati, altri deviati, altri ancora prosciugati. Il loro corso in qualche modo racconta un po’ la loro storia e la storia della città. Allora decisi di andare a vedere da dove questi corsi d’acqua sgorgassero, di seguirne il percorso fin dove possibile per scoprire cosa mi avrebbero rivelato sulla città, non solo una ricerca ma un vero e proprio percorrere i luoghi».

I tragitti che compie vengono da lei disegnati, riversati, poi, nella creazione di personali mappe tridimensionali, primitive ed intense, che raccontano tutte le sfaccettature della città che, a prima vista, non si notano. Colori e materiali non sono quelli osservati ma ricordano le suggestioni che l’artista aveva avuto della città, un continuo dialogo tra i lavori e i luoghi indagati.

«Inizialmente facevo delle cose molto semplici, quasi degli spunti visivi», ci confessa. «In seguito ho iniziato a scegliere dei punti precisi degli itinerari che seguivo, che avevo disegnato, e cominciai a declinarli e plasmarli in metalli diversi, dando vita a degli esperimenti, a degli oggetti ibridi, che sembrassero sia dei residui urbani sia, attraverso certi accostamenti di colori e di materiali, elementi naturali».

La presenza, infatti, dell’elemento metallico (rame, ottone e alluminio soprattutto) ha un’importanza non di poco conto nella sua opera. Dona maggior rigidità ai suoi lavori, facendoli diventare scultorei, li rende fattori che parlano di luoghi in trasformazione, sia naturale che antropica. Rivisitazioni che tuttavia non derivano né dal territorio genovese né da quello milanese, rappresentazioni della forte relazione tra naturale e fabbricato, tra la vita, in tutti i suoi molteplici aspetti, e i tentativi e fallimenti dell’umanità.

Intima, semplice, suggestiva, di una curiosità e di una sensibilità veramente rare, che, forse, la nostra società ha ormai perso. Così è la sua ricerca artistica, così dovremmo essere tutti.

 

Ora presso VIR – Viafarini in residence, Milano.

In copertina: Francesca Migone in VIR – Viafarini in residence, Milano.