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La geologia dei bei fraintendimenti

 

The Lost Dwarf, la lecture performance di Monira Al Qadiri inaugura Falconeri, l’opera site-specific commissionata da Planeta Cultura per la decima edizione di Viaggio in Sicilia.

 

La decima edizione di Viaggio in Sicilia, progetto itinerante promosso da oltre vent’anni da Planeta Cultura, è stata inaugurata sabato 23 maggio 2026 alla Tenuta Planeta dell’Ulmo, con una lecture performance di Monira Al Qadiri pensata appositamente per l’evento.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, si inserisce nella cornice di Gibellina 2026 OFF, il calendario di appuntamenti collaterali promosso nell’ambito di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

 

Noto, Tenuta Buonivini. Ph Federica Jannuzzi.

 

Archeologie dello sguardo: il territorio come ricerca

Monira Al Qadiri, artista kuwaitiana nata in Senegal, formatasi in Giappone e con base a Berlino, è la protagonista della residenza nomade svoltasi durante la vendemmia 2025 e documentata dagli scatti di Federica Iannuzzi. Il territorio dell’isola, con le sue ancestrali stratificazioni culturali – da Selinunte ad Enna, da Gibellina all’Etna, da Noto a Palermo – si è trasformato nel terreno di indagine e sperimentazione che ha ispirato Geologie del tempo / Geologies of Time.

 

Monira Al Qadiri e Valentina Bruschi. Palazzo Abatellis, Palermo. Ph. Federica Jannuzzi

 

La forma del viaggio, tra luce, autenticità e sublimazione

Il percorso che conduce a Sambuca di Sicilia, per chi – come me – arriva da Catania, attraversa paesaggi tesi ad una perpetua antitesi tra evanescenza e verità. L’autostrada per raggiungerla è investita da una luminosità inconsueta: sarà per il mare che la costeggia o forse è per quella stessa luce che, infrangendosi sulla pietra calcarea dei templi di Akragas, sublima anche l’asfalto. Il disorientamento e la meraviglia nel vederli da lontano sono preludio di una narrazione coerente con Viaggio in Sicilia.

 

 

Falconeri – l’opera site-specific sulle rive del Lago Arancio

La parte più densa dell’esperienza si consuma lungo il sentiero che separa la Tenuta Planeta dallo studiolo, attraverso una passeggiata che sembra essere sospesa nel tempo.
Immersa tra i vigneti sulle rive del Lago Arancio e a poca distanza dall’Ulmo e dall’antico fortino di Mazzallakkar a Sambuca di Sicilia, l’intervento site-specific, curato da Valentina Bruschi e Vito Planeta, ha svelato Falconeri: l’opera permanente che prende il nome da Palaeoloxodon Falconeri, l’elefante nano che abitò la Sicilia centinaia di migliaia di anni fa.
La scultura – realizzata in marmo bianco di Carrara – si staglia «sotto un cielo aperto, all’interno di una struttura che può ricordare un tempio sacro». Si tratta del vano adiacente a Ulysses, lo studiolo nato dal recupero di un rudere e concepito come spazio di riflessione e memoria dedicato a Vito Planeta Sr. Qui i suoi libri, custoditi in Corpo Fragile (2023), un’installazione di Ignazio Mortellaro, dialogano con le opere On Fire (2023) e Ulisse Brickbat (for Vito) (2025) di Claire Fontaine.

 

 

Il silenzio di una natura incontaminata accoglie l’opera di Monira Al Qadiri come sedimento fossile permanente, destinato ad essere ancora frutto dei bei fraintendimenti. In un’epoca ossessionata dalla classificazione scientifica, l’opera rivendica il diritto alle deviazioni dell’immaginazione.

 

«Se non sapessi cos’è la proboscide di un elefante, se non ne avessi visto mai uno, come interpreteresti quel buco centrale? Forse, ma solo forse, si tratta di un’orbita oculare per un solo occhio?».

 

Monira Al Qadiri, Falconeri, 2026. Tenuta Ulmo. Ph_studio505. Courtesy Planeta Cultura.

 

La Sicilia preistorica: eco di radici identitarie

The Lost Dwarf, la lecture performance di Monira Al Qadiri, scandita dal ritmo della traduzione di Flora Pitrolo, è pensata come un andirivieni tra validità scientifica e suggestioni, tra materiali storici e mito. Le immagini d’archivio e i riferimenti bibliografici costruiscono una documentazione puntuale, capace di concedere all’artista un gioco di narrazioni che si abbandonano piacevolmente ad una celata e consapevole ironia provocatoria.

 

Catania, Etna, Tenuta Sciaranuova. Ph Federica Jannuzzi.

 

Così come in una tessitura geologica, la voce dell’artista si stratifica in un dialogo tra fotogrammi ed effetti sonori, restituendo una ricerca densa di fascinazioni che rievoca la memoria di una Sicilia preistorica.

L’errore interpretativo smette così di essere un vuoto di conoscenza e si trasforma in forza creatrice di suggestivi equivoci. Le provocazioni dell’artista si risolvono in una riflessione filosofica sulla natura stessa del racconto umano:

 

«Questo rivela una verità più profonda: la nostra comprensione del mondo viene plasmata esclusivamente dalle conoscenze di cui disponiamo in un dato momento. In mancanza di dati, la fantasia colma il vuoto; è così che dalle ossa e dall’ignoranza nasce il mito, dimostrando che ciò che percepiamo come reale, spesso, non è altro che il racconto necessario a dare senso all’ignoto».

 

Lecture performance Monira Al Qadiri, Flora Pitrolo.

 

Il substrato culturale del nostro territorio, riemerso attraverso la lecture performance, è agent provocateur di un sentimento di appartenenza che si radica sempre più dentro di me. Suoni e immagini diventano serbatoio esplorativo di attrazione e folgorazione delle radici che ho ritrovato nel racconto di quell’elefante. La storia del nano perduto è anche la mia storia. Anche io sono «figlia della geologia […], figlia del futuro e figlia della Sicilia».

Proiettato nel tempo, Falconeri va incontro allo stesso destino di quel fossile scoperto dai Greci: il nano perduto sarà, ancora una volta, il risultato di un nuovo ed inevitabile fraintendimento.