Sospeso nel moto con addebito di vuoto
Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich
Spesso le scoperte più preziose non sono quelle che inseguiamo con ostinazione, ma quelle che ci sorprendono mentre guardiamo altrove.
Ci sono incontri casuali destinati a cambiare lo scorrere del tempo, connessioni capaci di attivare certi moti dell’anima. Talvolta, però, questi legami non riguardano persone, ma esperienze così inaspettate da risvegliare entusiasmi che sembravano orami assopiti. Quello che vi sto per raccontare è ciò che mi è successo qualche sabato fa a Cremona quando, durante una semplice gita fuori porta, mi sono imbattuta per puro caso nella chiesa di San Carlo.

G. Castelli e F. Cherstich, “Sospeso nel moto con addebito di vuoto”, 2026. Ph Form Group – Andrea Rossetti.
La chiesa di San Carlo, è un luogo di memoria storica per la città di Cremona, una dimora che ha mutato funzione e volto nel corso del tempo, ma che oggi si apre al contemporaneo grazie al proprietario Lorenzo Spinelli, che dal 2021 ha ridato vita alla chiesa sconsacrata ricavandone uno spazio di apertura e sperimentazione al mondo dell’arte.
Dall’esterno, la chiesa conserva oggi un aspetto sobrio, quasi anonimo, ma attratta dal tacito invito del suo portone aperto, ho sbirciato all’interno e deciso di entrate. Varcato l’ingresso, il cuore si è acceso. Qui, dove risiedeva il sacro, oggi abita l’arte contemporanea: teli sospesi animano il vuoto, creando giochi scenografici. Trame fluttuanti che, tra le navate, si liberano dal dogma religioso. Sono sospese su pareti segnate dal tempo, dove sagome monumentali si espandono nello spazio per poi dissolversi, salendo e cadendo in un continuo alternarsi di presenza e assenza.

G. Castelli e F. Cherstich, “Sospeso nel moto con addebito di vuoto”, 2026. Ph Form Group – Andrea Rossetti.
A catturare il mio sguardo è stata una filastrocca; i primi versi recitavano: “Sospeso nel moto con addebito di vuoto”. È stato un impatto improvviso, quelle parole sembravano dare una forma precisa allo stato d’animo con cui mi perdevo tra le strade di Cremona in quel pomeriggio di primo sole primaverile. È incredibile come certe parole sembrino scritte proprio per il momento che stiamo vivendo. La sensazione di essere “sospesi nel moto” descriveva perfettamente quel limbo in cui mi ritrovavo nel camminare senza meta: non si è fermi, ma non si sta nemmeno andando verso una direzione concreta. L’idea “dell’addebito di vuoto” ha trasformato poi quella sensazione di mancanza in qualcosa di tangibile, come fosse un conto da pagare in cambio della propria libertà di vagare.

G. Castelli e F. Cherstich, “Sospeso nel moto con addebito di vuoto”, 2026. Ph Form Group – Andrea Rossetti.
Le rappresentazioni pittoriche di Guglielmo Castelli rimandano all’iconografia della “caduta dei Giganti”: corpi che sprofondano e perdono equilibrio, liberi dal peso, un salto gravitazionale – nel vuoto – privo di paura, come a descrivere ciò che sentivo nel profondo e, al contempo, mi regalava lo slancio di chi precipita sapendo di essere incolume.
Un dialogo muto di sagome che dal pavimento si ergono e si espandono tra cieli dipinti, come a rievocare un illusione prospettica da teatro barocco. Apparati leggeri che si sollevano e scivolano fino a diventare un fondale continuo in un suggestivo intreccio tra finzione e realtà.
Teatro e arte sacra: le mie passioni convergono in un’unica installazione. Quella che era nata come una distrazione pomeridiana si è rivelata un incontro inaspettato, dove memoria architettonica e gesto espressivo si fondono in un linguaggio universale e senza tempo. Nella chiesa di San Carlo l’opera prende forma in un ambiente destinato ad essere vissuto in prima persona e, di conseguenza, destinato ad essere ridefinito attraverso lo spettatore che attraversando la navata, vive lo spazio in maniera attiva, come se stesse entrando in scena.
Vibrazioni di sospensione e precarietà permeano l’opera di Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich, guidati dalla convinzione che persino l’imprevisto e l’errore possano generare una propria armonia. Una sfida con la quale mi sono misurata, durante la mia visita, e che attende ogni visitatore all’interno della cornice della chiesa di San Carlo. E voi saprete confrontarvi con questo senso di vertigine?
(l’installazione è visitabile fino al 12 giugno 2026)



