Art

 

Le verità dei falsi positivi nell’arte digitale

La collettiva a cura di DFTM¹

 

Il collettivo curatoriale fiorentino Don’t Feed the Monster partecipa con Electric Bunny: Visioni Infondate alla settima edizione di The Wrong Biennale, biennale d’arte indipendente, no profit e decentralizzata, dedicata all’esplorazione della scena internazionale dell’arte digitale dal 2013.

 

Il progetto a cura di DFTM¹, presentato nel padiglione online Error e fruibile sulla pagina @electricbunny_twb, si propone come un laboratorio di percezione contemporanea, dove l’ambiguità diventa strumento poietico e l’errore si trasforma in linguaggio. Seguendo le premesse di The Wrong Biennale, troverà presto realizzazione fisica nella propria “ambasciata”, costruendo una rete produttiva di scambio e incontro sociale attorno alle pratiche artistiche digitali ed evadendone l’ancora diffusa marginalizzazione.

 

 

Un salto nello spazio deliberato delle anomalie

La collettiva Electric Bunny: Visioni Infondate trae ispirazione, già nel titolo, tanto dalla leggenda del coniglio lunare – in cui il fenomeno della pareidolia si intreccia a narrazioni mitologiche – quanto dall’eccentrico personaggio del Paese delle Meraviglie. Le condizioni di illusione percettiva e di spaesamento sensoriale indotte dal linguaggio digitale e dalle tecnologie generative diventano così il campo di indagine privilegiato per sovvertire il territorio instabile dell’ambiguità in spazio fertile di co-significazione e co-costruzione tra umano e macchina di nuove esperienze sensibili.

Le opere degli undici artisti coinvolti delineano un’estetica del falso positivo non in quanto deviazione fallimentare, bensì come generatore di rivelazioni “che permette la persistenza della soggettività” (Ugly Housewife), all’interno della definizione di un rapporto incerto con una “dimensione che è allo stesso tempo simultanea e aliena alla realtà” (G. Malacuso).

 

 

Nuovi ingressi della percezione e dell’esperienza

Il percorso espositivo si apre idealmente invitando il pubblico a perdersi nei fluidi paesaggi audiovisivi progettati da Bálint Budai e dal collettivo Teogonia: tra modellazione della materia digitale in forme post-organiche (Taotágas) e visualizzazione di energie ancestrali (Primordial), si configura un viaggio di espansione dei confini del visibile e del conoscibile. Allo stesso modo, Lilū genera con Glücksrad un ambiente ibrido in costante riconfigurazione, in cui la percezione viene provocata da connessioni apofeniche, da oscillazioni tra frammenti corporei e artificiali. Con My Fleeting Shelter di 32 (nome d’arte di Ying Wu) e Somna Spores di Ugly Housewife, la narrazione si fa progressivamente più intima e l’esperienza più partecipativa.

 

 

Tra organismi e architetture collettive

Accessibile direttamente dal browser è Myceliadi Giada Macaluso, che traduce volti, voci e movimenti in ombre virtuali e interferenze visive all’interno di un network equivoco di presenze anonime. La costruzione di un’infrastruttura digitale capace di dar vita a un’immagine collettiva è al centro anche di LORE: The Backrooms and Procedural Mythology di Filippo Zimmermann: un percorso labirintico infinito ispirato al fenomeno delle Backrooms viene popolato da contenuti generati in tempo reale da una sotto-comunità di Reddit, narrando di una “lore” liminale in costante fermento.

 

 

Visioni sulle economie del digitale

La realtà di un rapporto di connessione cronica viene poi interrogata sotto una lente profondamente umana in In Your Arms, I am Soft di Cybercesspool, che si chiede fino a che punto sarà possibile ricalibrare la necessità e la capacità umana di intimità se si è in grado di istruire ChatGPT all’empatia emotiva. Nello scenario parallelo creato da Lumen The Scribe, i protagonisti di Preliminary: World_Typ3 sono guidati verso un ritorno alla consapevolezza identitaria. Dunque, a un secondo ribaltamento delle dinamiche di controllo che hanno visto dati e algoritmi divenire da strumenti a fini assoluti e l’essere umano da soggetto a mezzo utile poi. Emblema comune di questo mutamento è il social scrolling, esperienza percettiva e cognitiva rielaborata da Lina Wu Deng con Death Scroll, dove il sovraccarico consumistico dello sguardo “equivale a una forma di cancellazione esistenziale”.

Infine, Observation Loop di Maria Romanova ci mette a confronto con un mondo residuale attraverso gli schermi di una rete di sorveglianza capillare: è attraverso l’interfaccia che si misura una postura che sfuma i confini tra osservazione e controllo.

 

Maria Romanova, Observation Loop, 2025.

 

Nel loro insieme, le opere adottano l’errore come sintagma flessibile fondamentale di un più ampio medium – quello della digital art – in cui la combinazione di suono ed immagine presenta un ventaglio di potenzialità indeterminate. Proprio lo scarto che sussiste tra i limiti tangibili del reale e l’impalpabilità di una dimensione estranea ma, allo stesso tempo, riconoscibile è alla base della possibilità di vedere delle verità nei i falsi positivi computazionali, quindi, della capacità di generare quel cortocircuito che spalanca le porte dell’interpretazione.  Gli artisti, così, hanno riformulato ed esplicitato i meccanismi mediali, tecnologici, estetici e percettivi di costruzione della realtà, dando forma a un progetto che si propone come “laboratorio di percezione contemporanea”.