Art

 

Ampelio Zappalorto,

ricordo di un artista dal sorriso gentile e misterioso

 

Era il 2012, mi ero laureato da un anno e passavo tutte le domeniche sera con un gruppo di ragazzi a fare aperitivo nella piazza storica di Serravalle a Vittorio Veneto. Eravamo quasi tutti, ex studenti dell’Istituto d’Arte Munari della stessa città e tutti avevamo più o meno deciso di fare della creatività il nostro lavoro, chi nella moda, chi nella fotografia, chi in altro.

Avevamo ribattezzato questi incontri, citando a modo nostro Veber, “Le cene dei cretini” perché succedeva di tutto in quelle sere, ci si incontrava alle 19 alla Trattoria alla Cerva in piazza Flaminio e poi capitava quel che capitava, lasciavamo al caso decidere per noi, si conoscevano persone, si aggregavano amici di amici, si creava rete, si beveva qualche bicchiere di spritz o un rosso tagliato, si parlava con tutti i vecchi che girovagavano per quella piazza che se d’estate pullulava di turisti, d’inverno diventava un rifugio per chi, come noi, cercava un modo per resistere all’aria spesso difficile della provincia.

 

A volte vedevo gravitare attorno alla piazza una figura che scrutava, ne sentivi l’energia arrivare da lontano, sempre perfettamente coperto da una camicia di lino beige d’estate e un cappotto o un loden di magnifica fattura d’inverno, sempre accompagnato da uno sguardo profondo che poteva essere di un adulto che ha visto tutto nella vita tanto quanto di un bambino che sta scoprendo tutto per la prima volta.

 

Ampelio Zappalorto – Ritratto

 

Aveva quasi sempre una sigaretta tra le dita, un sorriso dolce amaro, un portamento unico, rilassato e al contempo frizzante. Si fermava a parlare con noi e ci chiedeva di cosa ci occupassimo, sinceramente interessato a questo gruppo improbabile di ragazzetti che popolava le sere della semideserta Vittorio. E lo vedevi che non era una persona qualunque, era una persona che amava le relazioni autentiche. Capitava poi che ci raccontasse della sua vita d’artista a Berlino, o una storia di una mostra vista recentemente a Venezia, di amici che dipingevano, di luoghi visitati e vite vissute, con una naturalezza che aveva un profumo tutto suo. E quel profumo era autentico, profondo e vero.

 

 

Quello stesso anno per caso ero capitato a Treviso a Cà dei Carraresi a vedere una mostra intitolata “Il presente è fragile” di cui non conoscevo gli artisti ma erano tutti artisti veneti contemporanei davvero importanti. Era una collettiva e le prime sale erano dedicate ad un artista che spaziava tra diversi media con estrema libertà, rifiutando il vincolo di uno stile o di un mezzo fisso. 

 

 

Quelle sculture, quelle foto, quei dipinti, che nella maggior parte dei casi erano autoritratti, mi ricordavano qualcuno di già visto e fui piacevolmente colpito nel constatare che quelle opere erano il lavoro di quell’uomo schivo ma dolce che incontravamo in quelle serate spensierate a Vittorio Veneto. Quell’artista era Ampelio Zappalorto e le sue opere mi erano sembrate un insieme di delicatezza e forza, magia e fragilità, esattamente come il suo sorriso, affascinante e misterioso.

 

Untitled 2001, fotografia/collage; Courtesy l’artista.

 

L’indagine esplorava il rapporto uomo-donna, l’unione di amore e morte e soprattutto la definizione del sé. Spesso l’identità individuale vista come il primo passo essenziale verso un’identità collettiva. Ispirato da suggestioni alchemiche univa gli opposti in un’unica entità come nella serie di ritratti fotografici in cui i volti maschili e femminili sono ritagliati e ricuciti insieme.

 

S, frame da video, stampa su carta; Courtesy KoobookArchive, Catania (S, 2000, super 8, colore, sonoro, 18’;
con A. Zappalorto, A. V. Zappalorto; camera D. Bers, C. Mello, A. Zappalorto; sonoro L. Del Sole; montaggio A. Zappalorto; produzione G. de Novellis DG PIXEL, Padova).

 

Le sale oscurate per creare una penombra suggestiva, dove specifici fasci di luce esaltavano la fragilità dei busti antropomorfi in gesso, posizionati su alti piedistalli rigidi che creavano un forte contrasto visivo ed emozionale con i dipinti figurativi retrostanti incentrati sulla memoria d’infanzia e sull’autoritratto.

Spesso l’artista combinava il gesso a strutture in legno o supporti preesistenti usando anche il medium del ready-made con un garbo unico. Il legno veniva trattato mantenendo le sue venature e le sue imperfezioni naturali, oppure assecondandone l’aspetto vissuto.

 

A Zappalorto, Fondazione Palazzo Pretorio, 2005, Cittadella-Padova. Fonte: pariedispari.org.

 

Pitture, scultura, installazione, fotografia, performance, video, mescolati con una delicatezza esemplare figlia non solo di una sensibilità speciale ma anche di un bagaglio affinato negli anni vissuti tra l’Accademia di Venezia, dove si era formato, e l’esperienza di vita a Berlino, dove il rapporto con gli artisti Fluxus l’avevano ispirato e fatto crescere.

 

Pas de deux, 1994. Oggetto utilizzato nella performance “Narrentanz” Apparat Galerie, Berlin; Courtesy On the Contemporary, Catania.

 

Il 30 Agosto 2026 Ampelio è mancato, e la notizia mi ha portato qui a condividere con voi questo pezzo di vita e a scrivere di lui, con la consapevolezza che nessuna parola può davvero descrivere quello che un artista riesce a mettere in campo, soprattutto quando mette tutto sé stesso, e la certezza che il suo sguardo, il suo sorriso, il suo lavoro, saranno per sempre. 

 

Senza titolo, 1995, 5 serie di cartoline editate dal Comune di Feltre; Courtesy KoobookArchive, Catania.

 

Non mi resta che lasciarvi con questo ricordo personale sperando che, come spesso capita, questo inneschi in noi un moto di curiosità verso l’altro da noi, al prima di noi, al dopo di noi, all’oltre noi.

Non è forse questa la magia dell’arte?

 

Untitled 2001, fotografia/collage; Courtesy l’artista.