ArtReviews

 

QUI PRIMA NON C’ERA IL NULLA

Viaggio dentro il grembo di un paesaggio

 

Lo scorso 25 ottobre 2026 la presentazione del progetto di Lucia Veronesi curata da Cristina Costanzo risultato di una lunga residenza a Gibellina nuova

 

Vedere Gibellina è un’esperienza unica, consiglio a chiunque almeno una volta nella vita di farlo perchè è un viaggio che racchiude dentro di sé un’infinità di emozioni vibranti. Il viaggio inizia ancora prima di varcare la soglia del paese perché parte proprio nei paesaggi collinari della valle del Belìce. Si ha la netta sensazione di attraversare qualcosa che bolle internamente, che vive di un’energia profonda conservando una calma apparente di paesaggio collinare agricolo. Un panorama concavo che, come il ventre di una donna, è gravido di vita presente, passata e futura. 

 

Vista di Gibellina Nuova e del Teatro di Consagra.

 

Proprio tra quelle colline che collegano la provincia alle città nasce questo progetto. Cristina Costanzo, donna, scrittrice, docente e curatrice che di Gibellina ha visto, scritto, vissuto e creato moltissimo, proprio in uno dei viaggi tra Palermo (città dove abita) e Gibellina (città dove torna sempre per passione e lavoro) ha pensato di affidare una residenza all’interno delle azioni fatte nel grande contenitore di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 a Lucia Veronesi, artista della quale stima il lavoro non solo per un fattore estetico ma soprattutto per il valore di ricerca che conduce all’interno delle culture e delle dinamiche sociali attorno alle quali opera. Da questo viaggiare, da questa comunione di intenti e di sensibilità è nata una lunga residenza che ha portato alla luce il progetto QUI PRIMA NON C’ERA IL NULLA, un progetto stratificato e multisfaccettato la cui complessità arriva a toccare le corde della vita di tutti coloro che l’hanno attraversata, la attraversano e la attraverseranno. 

Come per l’armatura di un tessuto, l’opera va a filare, cardare ed intrecciare sapientemente una moltitudine di storie e culture che hanno abitato Gibellina e che ora ritornano nel paese sotto nuova forma per farci riflettere e per darci una nuova prospettiva sul futuro. “Tessere per me è legare, costruire relazioni e storie, intrecciare, sovrapporre, è estrema concentrazione, prendersi un tempo proprio, è tradizione e passaggio” queste le parole di Veronesi che spiegano quanto in realtà la tessitura sia la metafora perfetta non solo della sua pratica ma, a mio avviso, dell’arte stessa. Lucia Veronesi (Mantova, 1976) è infatti un’artista visiva la cui poetica si distingue per i riferimenti alla tessitura, all’uso dei tessuti come materia prima e per un’originale riflessione sulla botanica. Espressioni che hanno trovato terreno fertile a Gibellina.

 

VIAGGIARE NEL TEMPO, NELLO SPAZIO, NELLE VISCERE DI UNA STORIA

Ho chiesto a Veronesi se dovesse scegliere un superpotere quale sarebbe e lei mi ha risposto “il teletrasporto”, sintomo di un’anima e di una pratica che fondano le radici in profondità, nello studio e nella comprensione intima delle dinamiche sociali e artistiche. 

Il “viaggio” nel senso più ampio del termine, sembra essere di fatto un genitore di questo progetto perché sintetizza una propensione che Costanzo e Veronesi hanno vissuto in prima persona nelle ore passate in macchina tra Palermo e Gibellina parlando della residenza ma anche perché tutto il percorso di ricerca per il lavoro è stato un viaggio all’interno delle viscere di una terra, di un paese e di un progetto come quello utopico di Corrao. 

GCIAC2026 per Costanzo è stata sempre una possibilità come curatrice di poter intervenire concretamente nella città sia attraverso mostre storiche che guidando interventi come quello di Veronesi che portano un punto di vista arricchente per Gibellina. La residenza dilatata nel tempo è nata soprattutto per poter vivere il luogo ed entrare nella storia della città e per provare a rispettare uno dei cardini che lo stesso Corrao avrebbe voluto per Gibellina, quello di creare connessione tra urbanistica e paesaggio, tra opera e pubblico. Le relazioni si intrecciano tra l’artista e tutti gli attori laterali (cittadinanza e non) che hanno concorso alla creazione dell’opera, per renderla profondamente condivisa.

 

 

LEGAME CON LA TERRA E L’OPERA-GIARDINO, DIALOGO TRA PAESE E PAESAGGIO.

L’intervento si sviluppa in primis nell’opera-giardino mediterraneo nato dall’insieme di teorie maturate intorno ai temi del paesaggio e del giardino e ai loro risvolti urbani e sociali.

QUI PRIMA NON C’ERA IL NULLA si ispira infatti alla teoria dell’intervento minimo di Lucius Burckhardt, in dialogo con Bernard Lassus, e agli studi sul giardino mediterraneo di Giuseppe Barbera, coniugandosi con la storia del giardino-museo per la città nuova, ideato, ma mai realizzato, da Pietro Burzotta e lo stesso Giuseppe Barbera.

L’invito è quello di interrogarsi sulle questioni ecologiche ancora irrisolte e si fonda sull’interesse dell’artista verso la dialettica tra arte, paesaggio e memoria, nella prospettiva di quell’intervento minimo, sempre reversibile, attento alla percezione e basato sulla lettura dell’esistente.

 

Qui prima non c’era il nulla, 2026. Scritta in pietra di Sabucina, 2200 x 85 x 8 cm. Giardino mediterraneo di alberi di gelsi, carrubi e mandorli con estensione di circa 400 mq. Veduta dall’alto.

 

La frase QUI PRIMA NON C’ERA IL NULLA – che doppiamente nega e quindi afferma – è protagonista della scritta in pietra gialla di Sabucina, una pietra locale, che Lucia Veronesi ha ideato e collocato armoniosamente sul terreno antistante il Palazzo Di Lorenzo, ed è l’elemento emblematico dell’intero progetto che diventa parte integrante del nuovo giardino mediterraneo costruito poi attorno ad essa. La scritta, la cui lettura verrà resa possibile o impossibile dalla crescita spontanea della vegetazione nelle varie stagioni dell’anno, è visibile soltanto da alcuni punti di osservazione ed è espressione di una ricerca di armonia con il paesaggio e i ritmi della natura. Infatti Veronesi con la preziosa consulenza di Giuseppe Barbera, ha installato gelsi, carrubi e mandorli, alberi caratteristici del paesaggio agrario del Mediterraneo, lavorando nel rispetto e nella mimesi tipiche di chi con sensibilità si è messa in ascolto ed ha lasciato spazio all’anima del luogo. 

 

 

L’insieme di scritta e giardino mediterraneo ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la natura e il territorio, sensibilizzando verso tempi e bisogni condivisi e radicati ma spesso inascoltati. Di per sé l’agire su uno spazio pubblico richiede un’attenzione maggiore proprio perché, a differenza delle opere museali, la sua fruizione non è elevata da una ritualità ma livellata dall’ambiente circostante, una scritta a terra non urla ma parla a chi vuole ascoltare. In questo “QUI PRIMA NON C’ERA IL NULLA” è un progetto mimetico perchè vuole segnare e non ferire, vuole collegare e non isolare, con grazia e delicatezza proprie di una pratica estremamente femminile, arguta, emotiva e forte. Un giardino che ora è fruibile dalla cittadinanza e che può vivere la sua vita, seguire le sue stagioni, trovare il suo fiorire, crescere indipendentemente da noi.

 

Qui prima non c’era il nulla, 2026. Scritta in pietra di Sabucina, 2200 x 85 x 8 cm. Giardino mediterraneo di alberi di gelsi, carrubi e mandorli con estensione di circa 400 mq.

 

TESSERE NUOVI LINGUAGGI, L’INTELLIGENZA EMOTIVA CHE PASSA ATTRAVERSO L’ANIMA E LE MANI DELLE DONNE

In questo anno di studi e ricerche il progetto si è snodato poi dando forma anche ad un secondo lavoro in tessuto di grandi dimensioni. Una grande tela di cotone, collage tessile che fonda le radici nel territorio già dalla scelta del materiale utilizzato, un cotone della ditta Perlato, di Palermo, ditta storica che già aveva fornito il materiale per molte opere presenti a Gibellina e che ancora rappresenta un punto di riferimento per la ricerca. 

Nell’opera convergono poi gli esiti delle ricerche condotte durante la residenza, dove l’artista ha studiato e fedelmente catalogato le specie locali come la violaciocca cespugliosa, l’erba medica marina, l’erba barba, l’aglio roseo e l’alcanna – classificate nell’Erbario dell’Orto Botanico di Palermo e che Lucia Veronesi ha veicolato secondo il suo personale linguaggio visivo. Sull’opera in tessuto gli strati si accumulano e si incrociano, si rincorrono così forme frammentate, essenziali e astratte, le silhouette di specie botaniche dei territori belicini al loro positivo e negativo, diventano un alfabeto formale che crea un dialogo di armonia tra pieni e vuoti, e capace di evocare, dalle fasi preparatorie del collage alla successiva sovrapposizione dei tessuti e del ricamo, un giardino mediterraneo nella sua riscrittura continua. Una stratificazione che si intreccia magistralmente con il lavoro svolto nel giardino e che aggiunge un livello di lettura ulteriore.

 

Lucia Veronesi (Mantova, 1976). Qui prima non c’era il nulla, 2026. Tessuto in cotone, fili e ricamo, 295×240 cm.

 

Gli aspetti peculiari del linguaggio di Lucia Veronesi trovano infine compimento sulla tela anche con la dimensione artigianale e corale – e non da ultimo femminile- del lavoro delle ricamatrici, molto cara all’artista e ben radicata nella storia di Gibellina. Per la realizzazione dell’opera infatti l’artista ha coinvolto le ricamatrici gibellinesi del Laboratorio Artensis, fondato da Antonella Corrao, cui è stato affidato il ricamo della scritta QUI PRIMA NON C’ERA IL NULLA proprio sopra al collage “astratto” di positivi e negativi botanici.

Per la realizzazione della scritta è stato scelto, con esiti di grande finezza formale, il cosiddetto “punto erba” lavorato con il cotone perlé, che esalta le differenti matericità e i differenti spessori dei tessuti, in un lavoro scelto e realizzato passo passo con le stesse ricamatrici “mani pensanti” divenute via via attrici protagoniste del senso dell’opera che di fatto è arrivata ad essere un’opera relazionale perché connette i vari agenti e li mette in rapporto profondo. Ogni lettera è stata ricamata da una persona diversa dando vita anche ad una vibrazione ulteriore dove ogni mano con la propria sensibilità ha dato il proprio contributo unico. 

Non da ultimo lo studio d’artista che ha ospitato Lucia nelle fasi conclusive della realizzazione dell’opera si trovava nel complesso dell’ex chiesa di Gesù e Maria, uno spazio che era stato chiuso per oltre vent’anni. Riaprirlo e metterlo a disposizione del progetto ha aggiunto un valore simbolico sia per gli artisti che per la cittadinanza che si è potuta riappropriare di uno spazio pubblico perso, soprattutto se si pensa alla complessità del progetto Gibellina Nuova che vede più spazi abbandonati che vissuti, e in questo la residenza ha voluto dare un segnale forte ed aggiungere un livello ulteriore di speranza e progettualità futura.

 

 

IL “NULLA” CHE DIVENTA IL TUTTO

Le intense connessioni tra l’opera in tessuto e il giardino tra loro complementari e fortemente concatenati, si basano quindi sulla comune ricerca di un equilibrio, tanto estetico quanto concettuale, tra piani e livelli, strati e sovrapposizioni, e ribadiscono così la necessità di un dialogo con il territorio come occasione di scambio culturale in un affascinante incrocio di punti di vista e discipline.

Lucia Veronesi con il suo intervento stratificato, profondo, complesso ma formalmente delicato e mimetico, è stata di fatto una regista che con sapienza, pazienza, sensibilità ed intelligenza ha saputo collegare storie e culture per dare voce, oltre che al suo mondo interiore, anche e soprattutto ad un territorio complesso come quello di Gibellina Nuova dimostrandoci che la fiducia che si instaura tra le parti (artista – curatore – luogo) si vede non solamente nella restituzione ma anche nel segno che rimane dentro le anime di chi l’ha percorsa, me compreso che sono stato travolto da una profondità davvero unica. Una profondità che solo una sensibilità tutta al femmilie poteva innescare e far fiorire e che dal 25 ottobre 2026 sarà fruibile dalla collettività.

 

Lucia Veronesi (Mantova, 1976). Qui prima non c’era il nulla, 2026. Tessuto in cotone, fili e ricamo, 295×240 cm.

 

Quando ho chiesto a Lucia Veronesi “Se dovessi pensare a te stessa come ad una pianta quale sarebbe? E perchè?” Lei ha risposto; “Una euforbia milii, una pianta resistente, che fiorisce tutto l’anno. Forse perché quando ho preso la decisione di lasciare un lavoro sicuro per poter proseguire con i miei progetti artistici le mie amiche mi hanno regalato un piccolo vasetto di Euforbia che da allora mi accompagna sempre.” 

 

Ed è proprio con questa immagine di resistenza, di forza, di presenza e di vita che voglio lasciarvi, e se passate per Gibellina fate attenzione a dove mettete i piedi perché ora più di prima lì c’è qualcosa di più del nulla.