Le ragioni della leggerezza – Carmelo Nicotra

di Viviana Triscari

 

Carmelo Nicotra nasce nel 1983 a Favara (Agrigento), dove attualmente vive e lavora. Favara, che poi è simbolo della Sicilia tutta, è per Nicotra l’humus indispensabile dal quale la sua opera nasce e del quale si nutre, tutto il suo lavoro, infatti, in maniera più o meno esplicita, è leggibile attraverso il diaframma della sicilianità, ed è quindi indissolubilmente legato al territorio, all’estetica dei luoghi e alla psicologia delle persone che questi luoghi li vivono.

La mostra catanese, Le ragioni della leggerezza, visitabile fino al 9 marzo presso lo spazio BOCS e curata da Lorenzo Bruni, pare segnare il congiungimento di quelle due anime che costituiscono la ricerca di Nicotra. Da una parte, c’è l’arte concettuale, riconducibile ad una  matrice duchampiana, la quale però viene declinata non nel senso di una riflessione autoreferenziale e cinicamente meta-artistica bensì prende la strada della denuncia sociale e dello studio antropologico, pur facendolo con una certa calviniana leggerezza, come il titolo stesso ci annuncia. Nicotra, con i suoi lavori, dimostra di avere superato pienamente quell’atteggiamento postmoderno che inficia ancora tanta della produzione artistica odierna, e afferma di credere nella possibilità che l’arte ha di parlare del reale, di incidere su esso.

L’altro interesse che muove Carmelo Nicotra è quello per la forma, ed è forse questo l’aspetto che nell’esposizione presente pare essere preponderante, ad un primo sguardo, soprattutto, se si pensa ad alcuni lavori realizzati in precedenza, come la mostra del 2012 presso lo spazio Zelle Arte Contemporanea di Palermo. Tuttavia, non si tratta di un interesse per la forma in sé, né di opere ascrivibili all’eredità minimalista. Queste forme sono quelle di un’architettura “spontanea”, spesso abusiva e pericolante, tipicamente siciliana. Dietro l’apparente leggerezza, quasi frivola, di questi assemblaggi e collages, ritroviamo, dunque, ancora l’osservazione del territorio, lo studio di questa estetica popolare, la volontà di capirne le ragioni (storiche, economiche, antropologiche).

Le sculture si compongono di elementi di sostegno, che non sono altro che parti di mobili vintage prelevati nella stessa città di Favara, mentre i volumi che li sovrastano, composti in realtà di polistirolo, si fingono pesanti murature, dipinte con colori pastello che sono poi quelli degli interni delle case costruite negli anni Cinquanta e Sessanta, spesso, incompiute o abbandonate. Anche le stesse forme dei solidi, spiega l’artista, sono riprese dalle eccentriche architetture della sua città, come pure i due collages realizzati in carta da affissione: la scala e la colonna, elemento architettonico, quest’ultimo, quasi ossessivamente presente nelle case dei favaresi.

Queste sculture, a prima vista singolari e divertenti elementi d’arredo, si pongono come correlativo oggettivo di quella che con Sciascia possiamo chiamare sicilitudine, o almeno di alcuni aspetti di questa. Sono forme ossimoriche che ci parlano di quei contrasti e di quegli eccessi che da sempre segnano l’isola determinandone il carattere dei suoi abitanti. Una leggerezza, quella raggiunta da Carmelo Nicotra in questa esposizione, che cela, con eleganza, una gravità di senso e racconta in maniera personalissima parte della storia di un territorio e di una comunità.