Intervista a Ryts Monet
di Valentina Lucia Barbagallo

Chi è Ryts Monet?
Enrico De Napoli

Quanto il contesto in cui vivi o da cui provieni influenza la tua ricerca artistica nella scelta delle tematiche e dei supporti che utilizzi?
Devo al contesto nel quale realizzo i miei lavori almeno il 50 percento dell’opera.
Nella mia pratica artistica esistono delle costanti poetiche e formali, le variabili sono proprio determinate dal contesto in cui mi trovo o dall’esigenza del momento.
A seconda delle necessità scelgo il materiale e la forma più congrua al percorso.
Ogni esperienza è per me una grande fonte di stimolo. La residenza nel 2013 in Giappone, ad esempio, mi ha dato la possibilità di confrontarmi direttamente con i postumi del disastro del 2011 e quel periodo mi ha dato poi stimoli per produrre diverse opere che ho presentato lo scorso febbraio a Tokyo in occasione di una mostra personale.

Quanto è importante per te il confronto con ciò che ti circonda: società, mass media, altre ricerche artistiche, ecc.? Quanto questo ti influenza e come?
Come dicevo prima ritengo importantissimo lavorare con ciò e su ciò che mi circonda, per contesto intendo anche questo, società, mass media ecc… il mio lavoro è sempre un riflesso di ciò che mi sta intorno, per cui osservo, assorbo e rifletto.

Chi sono gli artisti che ami di più e perché?
Mi interessano tutti quegli artisti capaci di realizzare opere autosufficienti, facendo sul serio senza prendersi troppo sul serio.
Inoltre, apprezzo tutti quegli artisti che sono capaci di creare dei lavori che riflettono lo spirito del tempo.

Come definiresti il tuo lavoro?
Volontariato a tempo pieno

Quale messaggio vuoi trasmettere e su cosa vuoi farci riflettere con la tua ricerca artistica?
Più che parlare di messaggio, mi piace pensare che i miei lavori possano esprimersi autonomamente, ritengo quindi non molto adeguato parlarne in un’intervista.
Alcune delle mie opere sono state inserite in contesti urbani e naturali per essere lasciate poi alla sensibilità dei fruitori. Ad esempio nel lavoro realizzato per la mostra In Esterno 2012 per Eve-Ar:V. Oltre la Scomparsa delle Lucciole ho installato 200 campanelli in ottone di varie dimensioni sulle piante e sugli alberi di un isola all’interno del parco pubblico di Forte Marghera.
In quel caso ho lasciato al vento il compito di attivare l’opera in modo che potesse trasportarne il segnale sonoro verso l’interno del parco. Oltre alla componente sonora, era possibile intravedere dalla baia alcuni riflessi tra la vegetazione dati dalla riflessione del sole sui campanelli mossi dal vento. La volontà in questo caso era di cercare di mettere in collegamento l’isola con il resto del parco a livello sensoriale e percettivo.
Il titolo, (da cui prende nome anche una serie di fotografie eseguite sul letto del fiume Tagliamento a Casarsa Della Delizia) è un omaggio ad un articolo di Pier Paolo Pasolini uscito sul Corriere della Sera nel 1975, conosciuto come “l’articolo delle lucciole”.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?
La residenza della Bevilacqua La Masa ha segnato una svolta nel mio modo di lavorare. Un anno di residenza negli atelier mi ha dato la possibilità e il tempo di riflettere e sviluppare la mia ricerca, che in particolare era incentrata sulle possibilità del linguaggio.
In quel periodo ho iniziato a pormi delle domande sui limiti della parola e sulle possibilità date dalla comunicazione non e pre-verbale.
Queste riflessioni sono state il motore per la realizzazione di opere come Gli Ottovolanti Sono Macchine Sceniche Per La Produzione Di Vagiti, Per Pandora e Black Flag Revival. In ognuna di queste opere ho lavorato rispettivamente sul grido fisiologico scaturito da una corsa sulle montagne russe, sulla potenza dei movimenti di protesta internazionali e sulla musica punk-hardcore come reazione ad una crisi.

Come definiresti il sistema dell’arte contemporanea in generale (fai riferimento ai sistemi che conosci meglio, nazionali e internazionali)?
Credo che questa sia una domanda davvero troppo complessa e generica. Non credo che si possa definire il sistema dell’arte nazionale e internazionale in generale.

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?
Ho in programma una mostra in Germania a maggio, mentre per l’estate vorrei spostarmi all’estero per una residenza.
Attualmente sto facendo molte ricerche, mi interessa continuare a lavorare sulla luce, in particolare sul ruolo che essa ha assunto, fin dall’antichità, in relazione al sacro.

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(1) Casa Degli Specchi, Stampa digitale su dibond, 50×75 cm, 2012.

(2) Explosions, Serie, stampa digitale e collage, 59×80 cm, 2014.

(3)/(4) Per Pandora (Vista dell’installazione presso Artissima Art Fair 2013, Torino), Installazione sonora, 82 scatole di acciaio inossidabile, 82 altoparlanti, sistema audio, dimensioni variabili, 2013

(5) Work in progress Goddess of Sun, Fotografia digitale, 2014

Intervista inserita il 13/04/2014