Tracce invisibili
Bernardo Tirabosco
Dove la materia diventa sogno
Fino al 31 ottobre 2025 si può visitare a Varese, presso Anonima Kunsthalle, la personale di Bernardo Tirabosco dal titolo Memorie dall’Invisibile. La mostra rappresenta il secondo capitolo del ciclo espositivo “Raccontami”, un progetto curato nell’arco di un anno da Sara Candore, articolato in tre appuntamenti complessivi. La cover del mese di ottobre di Balloon Project è un’opera della ricerca Memorie dall’Invisibile, dove il tangibile diventa simbolo, archeologia presente di un passato sognato. Sul tessuto cerato prendono forma tracce e impronte, realizzate con il piombo: materiale legato al peso e alla durezza, che qui si trasforma in una presenza più lieve, vicina alla dimensione fragile e incerta dei sogni.
È al suo secondo appuntamento la rassegna curatoriale ideata da Sara Candore presso Anonima Kunsthalle (Viale San Pedrino 4, Varese), spazio espositivo varesino. Il progetto annuale, intitolato Raccontami, esplora il mondo onirico e la sua trasposizione nel reale attraverso la narrazione. Le opere coinvolte seguono questo filo conduttore, cercando di restituire una lettura poetica e concettuale dei sogni nelle loro diverse declinazioni creative.
La seconda tappa del ciclo è affidata a Bernardo Tirabosco con la personale Memorie dall’invisibile (visitabile fino al 31 ottobre). Qui il sogno non è soltanto materia narrativa, ma un pretesto per interrogare il rapporto tra pensiero e immagine. Tirabosco muove da una formazione pittorica che negli anni si è aperta ad altre pratiche, dalla scultura all’installazione fino alla grafica, costruendo un linguaggio fluido che vive di contaminazioni. Il suo lavoro non cerca di restituire una scena onirica in maniera descrittiva: preferisce evocarla attraverso forme, materiali e tracce capaci di suggerire più che spiegare. Le opere diventano luoghi di passaggio, superfici che trattengono la memoria del gesto o materie che assorbono e rilasciano visioni. In Memorie dall’invisibile ogni opera si offre come traccia di un pensiero che affiora e scompare, lasciando allo spettatore l’esperienza di un immaginario sospeso tra realtà e possibilità.

Vista dell’allestimento “Memorie dall’Invisibile” di Bernardo Tirabosco. Anonima Kunsthalle di Varese. Ph Sara Candore.
Linguaggi e tempi
La serie sviluppata in questa ricerca mette in dialogo molteplici rapporti, tra cui quello con l’architettura e la stratificazione dei linguaggi. Le opere di Tirabosco non si collocano in una categoria definita come la pittura, ma si muovono liberamente tra diverse pratiche artistiche come la grafica, il disegno e l’incisione. Dopo aver lavorato il piombo su matrice, l’artista imprime sul tessuto cerato le forme da lui stesso tracciate a matita, trasformandole in impronte e segni che portano con sé un carattere ibrido. Questa pluralità di linguaggi evoca epoche differenti della storia dell’arte, come se le opere viaggiassero nel tempo e tra diverse progettualità. Una dimensione resa ancora più evidente dal riferimento all’architettura: lo spazio raccolto di Anonima Kunsthalle permette agli artisti un confronto diretto con l’ambiente espositivo, spingendoli a pensare il lavoro in stretta relazione con la pianta e le proporzioni dello spazio stesso.
Sogni metallici
Le forme all’interno delle opere di Tirabosco ricalcano una formalità arcaica, seppur di matrice accurata e definita. Lo spazio e il tempo, ancor prima di essere invisibili nell’opera, risultano resi ancora più fragili dall’impossibilità di tracciarne un confine stabile: ciò che emerge è un continuo slittamento, una presenza che si sottrae e si rinnova, lasciando allo spettatore soltanto la traccia di un passaggio.
Questa sospensione dialoga direttamente con il progetto curatoriale di Sara Candore, Raccontami, che prende avvio dal racconto dei sogni per esplorarne le trasposizioni nel reale. Nella personale Memorie dall’invisibile, Tirabosco non traduce il sogno in immagine illustrativa, ma ne restituisce la natura instabile e stratificata, trasformando i materiali in strumenti di evocazione. Il piombo, materia pesante per eccellenza, diventa superficie pronta ad accogliere segni leggeri; il tessuto cerato, fragile e impermeabile, si fa supporto di un tempo che scivola e si cristallizza. Se Raccontami si fonda sull’idea che il sogno sia un dispositivo narrativo capace di aprire prospettive inattese, le opere di Tirabosco mostrano come questa narrazione non possa mai essere lineare o univoca. I sogni, come le sue superfici, resistono a ogni tentativo di definizione: si rivelano per frammenti, tracce e impronte, che lo spettatore è chiamato a decifrare senza mai giungere a una conclusione definitiva.
In questo senso, Memorie dall’invisibile diventa un capitolo emblematico del progetto: un viaggio nella materia che, come nei sogni, custodisce ciò che non si lascia possedere, ma soltanto intuire.

Vista dell’allestimento “Memorie dall’Invisibile” di Bernardo Tirabosco. Anonima Kunsthalle di Varese. Ph Sara Candore.
Bio
Bernardo Tirabosco (1991, Arezzo) È un artista multidisciplinare di base in Italia. La sua ricerca è caratterizzata dall’integrazione all’interno del proprio lavoro di diversi linguaggi artistici. Muovendo dalla pittura, che costituisce il fulcro iniziale della sua formazione accademica, la sua pratica si snoda nella ricerca della tridimensionalità scultorea e installativa, mentre l’interesse per la chimica lo avvicina a tecniche processuali come la grafica e l’incisione. Al centro della sua poetica vi è l’indagine rigorosa sui materiali caratterizzati da un forte lessico storico come cera, sapone, ferro e piombo, che se da un lato si traduce in sperimentazioni di nuove soluzioni tecniche e formali, dall’altro apre la strada a possibili analisi speculative e interpretative. L’accostamento tra materiali organici e inorganici rappresenta il mezzo attraverso cui l’artista indaga il rapporto tra permanenza e mutamento, tra atto e potenza, dando vita a un’opera che si pone nel crocevia tra l’essere e il divenire. Dopo il conseguimento del diploma magistrale in arti visive (pittura) presso l’Accademia di Belle Arti P. Vannucci di Perugia, fonda nel 2019 Sottofondostudio: laboratorio personale che si è parallelamente evoluto ed ampliato come realtà espositiva indipendente nel centro di Arezzo, dove attualmente vive. Dal 2021 al 2023 è assistente di studio dell’artista Giulia Cenci.
Sara Candore (1999, Varese) vive a Pistoia. Dopo aver conseguito il diploma triennale in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ha proseguito gli studi magistrali in Visual Culture – Curatela Artistica, e si è diplomata nel 2024. Ad oggi lavora nel settore artistico-culturale come assistente di galleria. Dal 2022 è co-fondatrice del gruppo curatoriale DFTM¹- Don’t Feed The Monster, attivo sul territorio fiorentino, e per l’anno 2025 è la curatrice dello spazio indipendente AnonimaKunsthalle di Varese.




