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RAKETOPIA tool-being

Tracce per un futuro: il design che rallenta

 

Durante la Milano Design Week 2026, la mostra RAKETOPIA tool-being dell’Accademia di Belle Arti di Brera mette in luce il lavoro degli studenti, che reinterpretano il rastrello come strumento poetico e concettuale. In un contesto intimo, i progetti restituiscono al design una dimensione di ricerca, materia e riflessione, indicando possibili direzioni future più autentiche e consapevoli.

 

Vista dell’allestimento al Giardino Segreto Laura Peroni

 

Durante la Milano Design Week 2026 il calendario è, come sempre, fitto di eventi, presentazioni, installazioni e mostre. Eppure, ciò che continuo ad aspettare con maggiore curiosità è il lavoro dei giovanissimi studenti/designer. In un panorama spesso dominato da progetti mainstream, talvolta più spettacolari e “instagrammabili” che profondi, lo sguardo degli studenti riesce ancora a portare freschezza, ricerca e una sincera dimensione poetica.

 

 

Lunedì 20 aprile, nel mio primo percorso tra palazzi e cortili del Fuorisalone, ho scelto di fermarmi al Giardino Segreto Laura Peroni, nascosto in via Terraggio 5. Qui, fino al 26 aprile, è visitabile RAKETOPIA tool-being, una mostra che raccoglie i progetti degli studenti di design dell’Accademia di Belle Arti di Brera, curata dalle docenti Elisabetta Gonzo e Donata Paruccini.

Per me è stata anche un’esperienza personale, poiché Elisabetta Gonzo è stata mia docente ai tempi dell’Accademia e ritrovare oggi il suo modo di insegnare e di progettare insieme agli studenti ha avuto per me un valore particolare. Il suo è un approccio che continua ad accompagnarmi nel mio lavoro di insegnamento e nella formazione al progetto. La sua visione, intrisa di una forte dimensione poetica, invita infatti a esplorare i materiali, a indagarne i significati e a scoprirne le potenzialità espressive.

 

Elisabetta Gonzo e i suoi studenti durante la fase progettuale

 

Il progetto RAKETOPIA nasce all’interno del corso biennale specialistico in Progettazione Artistica per l’Impresa – Product Design e si sviluppa attorno a un oggetto tanto semplice quanto evocativo: il rastrello. Da strumento di lavoro si trasforma in dispositivo concettuale, capace di interrogare il rapporto tra individuo e spazio, tra gesto e trasformazione. I rastrelli, reinterpretati dagli studenti, non servono più solo a raccogliere: diventano strumenti per costruire paesaggi, ordinare pensieri, osservare, aprire spazi di riflessione.

 

 

Ogni progetto è un universo a sé. Alcuni si allontanano dalla forma dentellata tradizionale, altri lavorano con elementi come aria e acqua; alcuni assumono un valore più poetico e ludico, altri ancora intervengono direttamente sulla materia, favorendo il contatto fisico con la terra. Colpisce questa volontà diffusa di riconnettersi alla natura, non solo per separare o raccogliere, ma per dare forma, lasciare tracce, usare le mani.

 

 

Il contesto è parte integrante dell’esperienza: il giardino non è una semplice ambientazione, ma uno spazio sospeso e intimo, quasi nascosto. Un luogo che contrasta con il ritmo frenetico della città, a pochi passi da eventi affollati, allestimenti spettacolari e lunghe file, e che proprio per questo amplifica il senso dei progetti esposti.

 

 

Ciò che emerge è una pratica progettuale che torna a essere ricerca, dubbio, tentativo. Anche grazie alla collaborazione con Artwood Academy per la realizzazione dei prototipi, il lavoro mantiene una forte dimensione concreta e materica. La scelta del legno, lavorato e ripensato, sottolinea il desiderio di rivedere i processi produttivi in una direzione più vicina all’artigianato e alla sostenibilità senza però tralasciare le possibilità tecnologiche.

 

In un sistema come quello del design contemporaneo, spesso orientato alla produzione rapida e all’impatto immediato, progetti come questo ci ricordano che il design può ancora essere uno spazio di pensiero. Ed è forse proprio qui, nei lavori degli studenti, che si intravedono le direzioni più interessanti per il futuro. Ancora una volta, lo sguardo dei giovanissimi designer, alle prese con temi progettuali che vanno alle radici, suggerisce che in un mondo saturo di oggetti e “innovazioni”, la poesia degli strumenti senza tempo può rappresentare una forma di salvezza e forse anche la direzione più autentica da intraprendere.

In copertina: Tracciasegni, Francesco Calce. Per disegnare e scrivere. ph Anna Kotsovska.