YOUNG DESIGNERS

INTERVISTA A LUCA HUGO BRUCCULERI

di Gaia Castiglione

 

Torna la rubrica a cura di Gaia Castiglione Young Designers dedicata ai giovani talenti del sistema creativo.

Luca Hugo Brucculeri nasce in Sicilia, in un paesino della provincia di Agrigento: Racalmuto, oggi vive e lavora a Barcellona in Spagna. I suoi progetti, come dice lui stesso, sono paragonabili a delle farfalle, dalla vita breve, ma ammirate per la loro straordinaria bellezza. Il suo linguaggio è poetico, ironico e fresco, in grado di generare un forte impatto in chi osserva le sue creazioni. La sua sperimentazione spazia sia sul piano concettuale che su quello dei materiali utilizzati; ogni suo progetto è pensato e creato su misura per le esigenze dei committenti.

 

Consegui la tua laurea in disegno industriale, a Palermo, nel 2013; oggi vivi e lavori in Spagna; com’è stato lasciare la tua terra, e, cos’hai “portato” della Sicilia con te?

Sono arrivato in Spagna per caso: avrei dovuto rimanerci solo 6 mesi e, invece, è da 6 anni che vivo qui. Andare via dalla Sicilia è stata una sorta di terapia: allontanarmi dalle mie origini, dal mio quotidiano mi ha fatto rinnamorare follemente della nostra isola che è costantemente presente nel mio lavoro. I ricordi della mia infanzia in Sicilia sono il leit motiv del mio lavoro. La salsedine del mare di Favignana, l’odore della terra della campagna dei miei nonni a Racalmuto dove, in estate, impastavo torte di fango con i miei cugini: diventano spunti da cui partire per elaborare nuovi progetti. C’è una frase di Vittorio Nisticó, ripresa dal mio concittadino Gaetano Savatteri nel suo libro I Siciliani, che mi descrive benissimo. Dice: «I siciliani si dividono in due grandi categorie: di scoglio e di mare aperto. Di scoglio sono quelli che se si allontanano dalla Sicilia, il secondo giorno cominciano ad avere delle crisi di astinenza, gli mancano tutta una serie di cose, dalla pennichella alle melanzane, ai luoghi, e il terzo giorno devono assolutamente tornare. Di mare aperto sono quelli che fanno della loro sicilitudine una specie di patrimonio personale e lo utilizzano per vivere una vita diversa. In Sicilia ci tornano perché sta nel loro cuore, ma comunque scelgono di proiettarsi su un altro orizzonte». Vediamo se indovini a quale categoria appartengo?! Eheheh

 

Ami paragonare i tuoi progetti a delle farfalle, amate e apprezzate per la loro effimera bellezza. Ci racconti da dove nasce l’idea di questo parallelismo?

Nel 2017 ho deciso di fondare il mio studio, e a maggio di quell’anno mi chiamarono a partecipare a una delle puntate del programma “Let’s go now” di Mediaset Italia come uno dei protagonisti. Ecco, penso che in quell’occasione sia realmente nata l’esigenza di spiegare e di definire bene il mio modo di creare e di descrivere i miei progetti. Credo che ogni designer-artista debba avere la propria visione del mondo, essendo molto visuale, ho trovato nell’immagine delle farfalle il parallelismo perfetto per spiegare il mio pensiero e il mio modus operandi. Questo della farfalla è un concetto chiave per me: viviamo in una dimensione effimera, proprio come la breve vita della farfalla. Quasi tutti i miei progetti, come per esempio le vetrine, hanno una “vita” molto breve. I set che ho fatto per gli eventi di Domestika o le installazioni di food design per il Consolato Italiano a Barcellona, duravano solo un paio d’ore. Di contro, in ogni progetto i “fenomeni effimeri”, come gli agenti atmosferici, le leggi e le scoperte dell’universo, i processi della natura, li immagino come gli elementi che generano emozioni intangibili mutevoli e mutabili per definizione. Ad esempio, nell’ultimo progetto abbiamo creato un’eclissi che altro non è se non la fase più effimera della luna. Alla fine, la mia intenzione è di produrre concentrati di bellezza e poesia. Se ci pensi, a cosa serve realmente una farfalla e il suo volo ballerino se non a regalarci proprio un attimo effimero di bellezza e poesia?!

Hai collaborato con grandi brand, come per esempio Hermès o Calvin Klein. A cosa ti ispiri quando realizzi dei progetti per questi grandi case di moda?

La maggior parte delle volte, cerco dentro di me delle suggestioni personali: concetti semplici ma potenti cui cerco di dare una forma, un colore e di associarvi dei materiali, delle consistenze. La forma viene sempre alla fine, ed è il risultato di molti pensieri e soprattutto di uno studio sulle emozioni e sugli stati d’animo che voglio esprimere. L’ispirazione poi, può venire da qualsiasi cosa mi stia intorno o dentro: può essere un film, spesso si tratta di opere d’arte, altre volte sono poesie, ma soprattutto solleticano la mia immaginazione e curiosità le scoperte scientifiche e i fenomeni effimeri della natura. Forse, in questo mio interesse per la natura si può scorgere la mia natura “sicula”, la Sicilia ha una natura selvaggia, dirompente, presente e questa sua caratteristica influenza il modo di “sentire” in senso lato di tutti noi isolani. Ti posso fare un esempio concreto con uno dei miei ultimi progetti, fatto per Coordonné, un’azienda storica di carta da parati, che mi ha chiesto di disegnarne una per il loro 40esimo anniversario. In questa occasione, ho proposto una video-performance in cui gioco con la luce e la sua scomposizione nei sette colori dell’arcobaleno. Il risultato finale è IRIDATO, progetto in cui provo a “cristallizzare il momento effimero” dei riflessi della luce su una parete. In questo caso l’ispirazione è arrivata “banalmente” dall’osservazione della parete bianca di casa mia e dalla voglia di imprimere su di essa un instante, una sensazione che personalmente mi emoziona, quella dei riflessi iridescenti creati dalla luce che attraversa il cristallo. Così ho pensato che se questo emoziona così tanto me, perché non proporlo per fare emozionare anche gli altri all’interno delle loro case?

 

Il tuo progetto “Percorsi e attraversamenti”, la tua tesi di laurea sull’orientamento all’interno della Facoltà di Architettura di Palermo, è uno dei dodici progetti siciliani, selezionato da ADI design index e quindi candidato alla XXIV EDIZIONE DEL “Compasso d’oro”. Com’è stata quest’esperienza, e cosa ti ha lasciato dal punto di vista lavorativo?

La mia tesi è stata il frutto di un anno intero di duro lavoro portato avanti con molta passione. Non posso che sentirmi orgoglioso di essere in questa selezione. Non avevo mai pensato di raggiungere un obiettivo così ambito. Penso che essere candidato al “Compasso d’oro” sia per un designer l’equivalente di una candidatura all’Oscar per un attore. Ti posso assicurare che da quest’esperienza mi porto dietro un grande insegnamento: il duro lavoro ripaga SEMPRE. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la prof.ssa Cinzia Ferrara, relatrice della tesi, che oltre ad essere una persona incredibile, ha una visione di altissimo livello sulla nostra professione. Sa vedere oltre le convenzioni e, questo non è poco, anzi… Grazie a questa tesi ho imparato un metodo. Pensa che, proprio un anno fa, mi hanno invitato a partecipare a un concorso bandito per la progettazione del sistema di orientamento per la sede del COAM il Collegio Ufficiale degli Architetti di Madrid. La mia proposta è stata la vincitrice e, dopo quasi un anno di lavoro, a breve, sarà finalmente installata e io potrò vedere realizzato tutto ciò che fino ad ora ho solo immaginato.

 

A Novembre del 2018 hai partecipato al progetto espositivo, “ACINQUE un archivio d’immagini e parole per la Sicilia” tenutosi a Palermo, presso l’oratorio San Mercurio, con il tuo lavoro “Mandorlo in fiore”, titolo chiaramente ispirato alla manifestazione folkloristica Agrigentina, ma quanto e come questa suggestione è presente nel tuo progetto?

Parlare della mia terra per me è sempre una grande opportunità. E parlare della Sicilia in Sicilia è stato come stringere il focus e avere la scusa per parlare della mia città e dei posti che sento più intimi. La festa del Mandorlo in Fiore dovrebbe essere patrimonio mondiale dell’Umanità. È un momento carico di simbolismo. Il libro che ho presentato lo definisco una poesia visiva in cui al posto di utilizzare le parole ho utilizzato la carta e il colore. Volevo raccontare quell’esatto momento in cui a febbraio, nell’agrigentino, quando ancora la natura sta dormendo, puoi osservare e avvicinarti ad un albero di mandorlo e guardare il groviglio dei suoi rami pieni di fiori bianchi con piccoli tocchi rosati e sentirne il suo forte profumo mieloso. Per me è sempre un’estasi, ed è una delle cose che più mi manca da quando non vivo in Sicilia. Pensa che ho scoperto che a Barcellona, nel Park Guell, c’è un piccolo albero di mandorlo che mi ha fatto sentire a casa proprio durante la sua. Questo fiore è potentissimo anche dal punto di vista concettuale: è il primo fiore che sboccia quando è ancora inverno e che anticipa l’arrivo della primavera. Il fiore del mandorlo, la sua delicatezza e la sua effimera esistenza sono per me il simbolo della fragilità ma anche della rinascita e della bellezza dell’esistenza. Allo stesso tempo, questo fiore è diventato un inno alla multiculturalità, all’integrazione e all’esaltazione dell’amicizia tra i popoli proprio perché la fioritura è da anni, accompagnata dal “Festival Internazionale del Folklore” che mescola sapientemente culture e tradizioni di persone provenienti da tutto il mondo.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Consideri la possibilità di tornare a vivere e lavorare in Sicilia?

Ho diversi progetti in corso per questo nuovo anno, altri sono in stand-by, altri ancora nel mio taccuino e alcuni solo nella mia testa, che non saprei davvero come realizzare. Parallelamente, al lavoro dello studio sto sviluppando collezioni di oggetti in serie limitata, che chiamo “oggetti effimeri”, un po’ al limite tra design e arte visiva. In tutto questo caos, ho un’idea ben precisa: passare almeno 3 mesi all’anno in Sicilia e dedicare questo tempo solo alla sperimentazione e alla ricerca senza un fine ben preciso. Adesso, sento il bisogno di ritornare a casa e di “creare” immerso nella nostra tradizione e nei nostri paesaggi. Vorrei riabilitare una casa di famiglia, una villa in campagna dei primi del 900, semi abbandonata per trasformarla nel mio studio per quando ritorno in Sicilia. Una sorta di laboratorio in cui invitare durante l’anno artisti e designer a fare delle residenze e a lasciare un segno del loro passaggio in questo luogo. Anche se vivo lontano, non voglio staccare le mie radici dall’isola, anzi vorrei nutrirle con nuova linfa perché è la mia principale fonte d’ispirazione. Non penso a un ritorno stabile in Sicilia, anzi vorrei stare il più possibile aperto sul mondo, magari vivendo un periodo negli Stati Uniti o in Sud America. Ti ripeto “… In Sicilia ci tornano perché sta nel loro cuore, ma comunque scelgono di proiettarsi su un altro orizzonte”.

 

Su cosa stai lavorando al momento e quali sono le suggestioni a cui ti ispiri e fai riferimento in questi nuovi progetti?
In questo momento in studio stiamo lavorando al progetto primavera/estate per Rabat, una marca di gioielli e orologi d’alta gamma, per la nuova apertura del mega store in centro a Madrid. Anche in questo caso l’ispirazione viene dall’osservare la natura e le sue segrete metamorfosi. Sarà come una passeggiata all’alba in un giardino del mediterraneo. Con molti rimandi (si anche qui) alla Sicilia, al liberty catalano di Gaudí e alla secessione Viennese. In realtà non posso dire molto, ma se segui il mio profilo Instagram racconto un po’ del processo con qualche sneak peek nelle storie.

 

Ph credits: Sandra Rojo, Rafael Lafuente, Lucas Amillano, Irene Serrat, LucaHugo Brucculeri studio, Carlo Cortes, Graziana Saccente, Pablo David Mejia, Leire Villar, Jaime del Corro, Nicolas Chiaravallotti, Javi Dardo, Andreu Font, Juan Mateo Giani.

In copertina: Ritratto – “Iridato” – Photo Sandra Rojo.