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Lessico Familiare

Questione di punti di vista

 

Vi è mai capitato di immaginare chi si cela dietro ad un progetto che seguite? Immaginarne i volti, le voci, le mani, le menti, gli spazi? 

 

Seguo il lavoro di lessico familiare da anni ma non ero mai riuscito ad incrociare un loro evento e così, durante il (fuori) salone del mobile, nel mezzo della confusione tipica del periodo, decido di andare a “Mappatura. Cartamodello, dal bidimensionale al tridimensionale” mostra e conversazione tra Lessico Familiare, Colomba Leddi e Lorenzo Seghezzi presso lo studio di Colomba Leddi. Arrivo affannato perché ero leggermente in ritardo e mi ritrovo in uno studiolo piccolo ma accogliente, gente già pronta ad ascoltare, attenta, seduta o in piedi, di fronte a me un’installazione che vede un cartamodello stampato su di una tela srotolata ad arte dalla parete fino a terra. Lo studio ha un palchetto naturale su cui ci sono i protagonisti, noi seduti nella parte sottostante, tutti attorniati da altri cartamodelli (questa volta di carta), specchi, libri, abiti, tessuti, scatole, quadri, legno e curiosità. Un’energia lenta scorre tra le persone in antitesi con la frenesia Milanese e mi ritrovo assieme ad un gruppo ristretto ed eterogeneo di persone

 

 

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Ascoltiamo parlare dei diversi approcci al lavoro progettuale, di come gli sguardi possibili aprano strade infinite verso la realtà, ragionamenti sul tessuto che diventa corpo, sulla relazione tra le cose, su come le possibilità di trasformare la materia siano tante quante gli sguardi delle persone sul mondo.

 

Ph courtesy Lessico Familiare.

 

Mi sento catapultato in un microcosmo di amicizie, connessioni e affinità elettive. Scopro poi che Colomba Leddi, che ospita la serata, era stata docente dei designer di Lessico ed ora collega e amica, un vero gruppo coeso, una famiglia creativa. Una realtà che ha saputo creare attorno a sé un’aura di calore per l’appunto familiare, come un piatto di “Pasta al pesto, il Little black dress della cucina”(cit. da Riccardo uno dei designer).

 

 

Alla domanda “Se dovreste scegliere un oggetto che vi descrive al meglio quale sarebbe e perché?” Mi hanno risposto “Occhiale da vista: cambia la vista e la visione di tutto, oltre che cambiare il volto”. Ed è proprio questo il punto di partenza del loro lavoro, posare uno sguardo nuovo sulle cose,  prendere oggetti, tessuti, abiti, già vissuti e con una storia per liberarli dal loro passato e dargli una nuova forma e di conseguenza consegnare loro un futuro nuovo. 

 

“Quando cuciamo i nostri capi la sensazione è liberatoria. Per noi è un gesto non programmato, prendiamo del tessuto, dei capi, della carta e sotto la macchina da cucire o a mano gli diamo una forma. Dall’astrazione al vero.” È l’incontro tra design, costume, styling e collage. Un ready made dell’abbigliamento, un collage poetico frutto anche della visione plurima degli attori del progetto Riccardo Scaburri, creative director e docente, Alberto Petillo, sarto e tatuatore, Alice Curti, designer e docente, e Victoria Genzini, image director e curatrice.

“Immersioni continue nel passato ma con boccate d’aria fresca e nuova”.

 

Benedetta Barzini in Lessico Familiare. Ph courtesy Lessico Familiare.

 

Così descrivono il loro stesso lavoro e gli ho chiesto, in un mio momento di eccesso di ego, “ Che belva ti senti?” La risposta è stata; “Siamo i topi di Cenerentola, nell’aspetto, nel lavoro, nei look.” L’ironia ed il gioco nascondono sempre qualcosa di più profondo, per loro sono caratteristiche fondamentali sia generative che filosofiche, descrivono a pieno il campo semantico al quale appartengono. Lessico familiare è un linguaggio che si fa corpo, una moda sostenibile, senza gender, senza taglie, senza forma, o se proprio ci deve essere una forma che essa sia astratta. Infatti al loro evento “SOTTO SCACCO” hanno presentato dei grembiuli, realizzati con la tecnica del patchwork, che in realtà sono tovaglie che in realtà sono scacchiere, sulla quale gli avventori si fermavano a giocare. 

 

Grembiuli “SOTTO SCACCO”. Ph courtesy Lessico Familiare.

 

L’approccio di Lessico familiare è in divenire, non è mai statico o univoco, è più un processo che un risultato, sta a metà tra il dire e il fare o meglio è dire e fare all’unisono. Infatti alla domanda “Qual è il giorno preferito della settimana?” Mi hanno risposto; ” Mercoledì, è il giro di boa, lontano dall’inizio e dalla fine. C’è ancora speranza.” Un approccio pragmatico, divertito e divertente ma consapevole e radicato. 

 

“Se dovreste mettere un messaggio in bottiglia e donarlo al mare quale messaggio sarebbe?”

“Non doniamo nulla al mare. Terremmo la bottiglia per metterci dell’acqua e il messaggio lo scriviamo con l’erba che verrà mangiata dai conigli in campagna.”

 

 

Lessico familiare è un progetto di abbigliamento domestico nato nel 2020 “per noia e per allegria” citando il libro “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Gizburg, autrice anche del libro omonimo al nome del progetto. Un progetto che si pone come tentativo quello di tradurre il proprio lessico in capi smontati e riassemblati, spesso ingigantiti, giocando con corredi e ricordi. Capi con una vita da raccontare e una nuova vita da vivere, capi in divenire, perfettamente imperfetti.

 

 

Ho chiesto quale fosse il loro colore preferito e mi hanno risposto “Viola, drammatico, intenso, magico”. 

 

Tre aggettivi che ho trovato perfetti per descriverne il lavoro, drammatico come solo la famiglia sa’ essere, intenso come l’incontro con l’altro e magico perché trasforma tutto quello che tocca. Come in un sogno le cose accadono e la realtà viene trasfigurata, alleggerita e fatta volare in un cielo di possibilità che profumano di domeniche passate a giocare a carte dopo il pranzo dalla nonna, domeniche calde e avvolgenti, domeniche che sanno di vita e che descrivono la contemporanea necessità di rapporti più umani che virtuali, dove poter prendere la materia che abbiamo già a disposizione e plasmarla tra le nostre mani, curarla e accudirla per trovarne una nuova chiave di lettura forse più vicina a quello che vorremmo per noi stessi.

 

 

“Che superpotere vorresti?”

“Viaggiare nel tempo per vedere se abbiamo idealizzato tutto o se si sognava di più”.