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Leit Motiv: intrecci espressivi

di Anna Papale

 

Giorno 17 aprile è stato pubblicato l’EP Leit Motiv dei giovani producers Kang Brulèe e Polezsky, entrambi con alle spalle già alcuni progetti personali, diversi dischi di platino e collaborazioni con Tanta Roba e numerosi artisti, tra i quali Gemitaiz, MadMan e Priestess. Noi di Balloon abbiamo avuto il piacere di ascoltare assieme agli autori l’intero progetto musicale e di porre loro le domande che i brani generavano da sé a conclusione di ogni ascolto. Lasciatevi trasportare anche voi!

Il progetto si pone l’obiettivo di diventare il personale manifesto artistico dei due artisti. Centrale nella loro ricerca è la ‘messa in suono’ della transmedialità nell’espressione artistica: la poesia, il cinema, la fotografia, l’ecosostenibilità e la musica stessa diventano i cinque temi centrali per i cinque brani proposti. Le tracce ci svelano non solo il rispettivo tema bensì anche un genere musicale differente e i personali e molteplici riferimenti. L’estrema cura nella ricerca dei suoni è palesata dall’intrecciarsi di strumenti digitali, analogici e campionamenti di oggetti, in una sperimentazione compositiva che si slega dai generi canonici. Le domande saranno affiancate dall’accompagnamento musicale dell’EP.

 

Cominciamo con la prima traccia, Percezione meccanica. Vi chiederei dunque per iniziare di presentare il progetto EP e cosa vi ha spinto a intraprenderlo. Il brano di apertura è stato associato alla poesia, un arte analogica per rimanere nei termini da voi utilizzati. Quali sono le differenze e i punti in comune tra questa forma di espressione e la vostra?

Con l’EP abbiamo voluto esplorare le nostre personalità artistiche, non solo dal punto di vista musicale, ma confrontandoci anche con altri mondi culturali con i quali non abbiamo costanti rapporti a livello creativo. Approfondendo e studiando questi altri mondi ci siamo impegnati nel tentativo di farli nostri e di raccontarli attraverso il nostro linguaggio. Da sempre, la poesia e la musica sono tra le arti espressive che meglio riescono a trasmettere un ampio spettro di emozioni e stati d’animo. Abbiamo dunque pensato di accomunare queste due forme di espressione per comunicare appieno il leitmotiv di questa traccia: la disumanizzazione. Abbiamo pensato di utilizzare una caratteristica umana, ossia il linguaggio verbale, per guidare l’ascoltatore nella transizione da umano a macchina.

 

 

In seguito Maya D. A mio parere la traccia più ‘visiva’. Siete riusciti a condensare le suggestioni surrealiste del cinema della Deren (in particolare il cortometraggio Meshes of the Afternoon) con l’aspetto onirico ed evocativo della musica; parallelamente a ciò che avviene in arte con i ready-made anche voi vi siete serviti degli oggetti che circondavano il vostro studio di registrazione per arrivare all’armonia finale. Raccontateci il processo artistico e creativo.

Una sera in studio guardavamo un video di Angelo Badalamenti in cui suona col piano Laura Palmer’s Theme e racconta con enfasi il processo creativo che ha portato alla creazione della colonna sonora dell’iconica serie TV Twin Peaks di David Lynch. Affascinati dalla visione onirica del regista statunitense, abbiamo cercato di comprendere quale potesse essere la sua fonte di ispirazione e quali potessero essere i suoi mentori. Attraverso la ricerca ci siamo imbattuti nel cortometraggio Meshes of the Afternoon di Maya Deren, che ci ha folgorati e ispirati. Maya D. nasce come omaggio alla regista di origini ucraine e al suo mondo surreale ed evocativo. La traccia prende forma a Berlino nello studio de Il Tre Beats. Abbiamo cercato di tradurre in musica l’essenza visiva del cortometraggio della Deren, creando grooves ciclici e, utilizzando strumenti che potessero guidare l’ascoltatore in una fase di ipnosi, in perenne alternanza tra sogno e veglia.

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Ma riascoltiamo Maya D come succede spesso dopo essere stati trasportati dal beat di un pezzo che piace. Avete prodotto dei video per questa seconda traccia. Sebbene Maya fosse diffidente ogni qualvolta veniva accostata al simbolismo, avete utilizzato delle forme e delle figure per i vostri video che ricordano le illustrazioni di Aubrey Breadsley, uno tra i più influenti disegnatori dell’epoca simbolista. La musica può essere anche vista, cosa potete dirci circa il potere multimediale del vostro medium?

Abbiamo chiesto all’artista Emanuele Kabu di realizzare una rappresentazione animata della traccia Maya D., il nostro personale omaggio alla regista Maya Deren, che potesse offrire al fruitore un’esperienza completa, a sottolineare la complementarietà della rappresentazione sonora e di quella visiva. Essendo Meshes of the Afternoon il leitmotiv di questa traccia abbiamo pensato fosse opportuno raccontarlo anche attraverso un medium visivo che potesse rafforzarne l’essenza. Il nostro intento non era quello di collocare Maya Deren in un’ideologia a lei non conforme, ma di darle una rappresentazione visiva, animata di ciò che abbiamo assimilato della sua figura, partendo dai tratti corporei e sottolineando un’altra sua caratteristica peculiare: il legame con la danza ed il movimento ipnotico. Il nostro medium, dunque, condensa l’immaginario che caratterizza il film Meshes of the Afternoon − dal quale abbiamo preso in prestito lo specchio − con il movimento ipnotico generato dalla coreografia minimale creata da Emanuele Kabu.

 

 

Passiamo a Leit Motiv. Il pezzo più analitico in quanto presentate voi stessi, il vostro background e i rispettivi sound. Emerge la vostra firma, in questo lavoro a quattro mani come è avvenuta la collaborazione? In che modo siete riusciti a trovare il ritmo giusto insieme?

Il nostro primo incontro musicale risale al 2018, quando abbiamo avuto modo di collaborare nella realizzazione di alcune basi strumentali. Il feeling emerso nella fase creativa ci ha spinti a voler esplorare e creare musica insieme. Leit Motiv nasce nel febbraio 2019 ed è il primo passo del viaggio percorso assieme attraverso i diversi temi che compongono il progetto finale. La traccia incarna l’intento di far incontrare due mondi e culture musicali apparentemente distanti e tradurli in una visione comune. Il nostro Leit Motiv nasce da un tema musicale comune che abbiamo rimodellato con le nostre identità sonore. Questa è la prima traccia alla quale abbiamo lavorato assieme ed è nata in maniera molto spontanea e genuina. Durante la creazione dei brani di questo EP abbiamo capito che la chiave fosse accantonare il proprio ego e lasciare spazio all’altro in favore di una visione comune. La magia del brano, a nostro avviso, risiede nel flusso creativo dal quale ci siamo lasciati trasportare e che ha permesso a ciascuno di noi di trovare il suo spazio all’interno di esso.

 

 

 

Continuiamo l’ascolto con From Waste to Sound. La traccia più ritmata generata dal riutilizzo. Spesso accade non solo in musica con le cover ma anche in arte con citazioni e omaggi, di ripescare certe icone che siano musicali o meno. In questo pezzo da dove siete partiti? Si può parlare di un ritorno alle origini della musica, senza dimenticare la matrice ecosostenibile del vostro brano?

Nella ricerca dei temi e dei leitmotiv da incorporare al nostro progetto abbiamo pensato di dare voce ad una tematica cara ad entrambi, ovvero, l’ecosostenibilità. Ci siamo chiesti come trattare questo concetto aggirando la retorica che spesso affligge le canzoni che trattano temi ambientali. L’origine di From Waste to Sound è da attribuirsi al desiderio di utilizzare oggetti che fanno parte della nostra quotidianità, allontanandoli dal loro contesto funzionale e rendendoli parte di una composizione musicale attraverso il campionamento e il resampling. Assieme ad Antonpio Rubino – che ha ripreso i momenti in cui avvenivano i campionamenti – e Grindalf, abbiamo registrato con un microfono portatile rumori generati dagli oggetti più diversi, suoni prodotti dalla plastica, vetro, rifiuti, frutta e verdura. Questo processo creativo permette ad un oggetto di assumere, in questo modo, infinite rappresentazioni sonore. Abbiamo lavorato tutti e tre assieme alla realizzazione di questo brano la sera prima di partire per Berlino, condensando tutto il processo creativo in poche ore. Non è stato semplice trovare il mood giusto e trovare un linguaggio comune, visto che era la prima volta che lavoravamo assieme a Grindalf. Riteniamo di essere stati comunque fortunati perché in poco tempo siamo riusciti a trovare la vibe giusta per creare la traccia in linea con il tema.

 

 

Concludiamo il dj-set con Analogico Digitale. Due termini che in arte hanno fatto versare molto inchiostro, dal calamaio alla stampante. A differenza della fotografia – spesso incompresa nel mondo dell’arte per il quale ha dovuto ricorrere al digitale per trovare il suo posto sulla scena, senza perdere il fascino dell’analogico – la vostra musica in questo brano mixa l’avanguardia dei suoni più digitali e per questo più impressionabili e certe rimembranze analogiche perturbanti. Qual è l’obiettivo di produrre un pezzo del genere? L’esaltazione del digitale o la messa in evidenza dell’incommensurabilità della strumentazione analogica?

Abbiamo scelto di trattare come tema conclusivo dell’EP la dualità tra analogico e digitale che accomuna la musica alla fotografia. Il nostro fine ultimo, nella creazione della traccia, era di far coesistere queste due forme, non contrapponendole ma anzi cercando di creare un unicum tra di esse. Una sorta di ambiente sonoro composto da elementi che traggono le loro origini in parte da sintetizzatori analogici e da strumenti digitali. È stato fondamentale l’apporto dato da Z.I.P.P.O il quale ha come habitat naturale quello dei synth analogici; la traccia è stata creata nel suo studio a Berlino. Per noi è stato infinitamente stimolante poter viaggiare per creare musica ed uscire dalla nostra comfort zone. I tempi erano stretti, poiché la nostra permanenza in Germania sarebbe durata solo due giorni. Dunque dovevamo sfruttare al meglio ogni minuto a nostra disposizione per creare le vibes giuste in studio e raggiungere la sintonia con Z.I.P.P.O e Il Tre Beats. Ciò che ha caratterizzato la lavorazione di tutti i brani presenti nel progetto, in particolare quelli con un featuring, è la voglia di condividere le proprie suggestioni, suonare assieme, creare assieme e divertirsi facendo musica. In un periodo alienante come questo anche la semplice condivisione di musica e di arte può essere linfa vitale.

 

Immagine di copertine: LeitMotive EP

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