DesignLifestyle

 

La tavola come dispositivo di memoria

Le Mat Studio trasforma la mise en place in un racconto visivo tra food culture, design e memoria

 

La tavola può essere molto più di un semplice supporto per il cibo. Può diventare uno spazio di racconto, un archivio di oggetti e un dispositivo di memoria. È da questa intuizione che nasce Le Mat Studio, realtà milanese fondata nel 2025 da Paolo Verga e Beatrice Marotta, che ridefinisce la mise en place trasformandola in un vero e proprio set narrativo.

 

Un archivio di oggetti e memorie

Tra ricerca d’archivio, styling e consulenza creativa, il lavoro di Le Mat Studio si muove tra food culture, design e performance, costruendo paesaggi visivi in cui ogni oggetto diventa portatore di una storia.

Nato dall’immaginario condiviso di due amici appassionati di cibo, vintage e design, il progetto non si limita alla decorazione della tavola: la utilizza come uno spazio sperimentale in cui oggetti dimenticati tornano a vivere e le memorie individuali diventano racconti collettivi.

 

 

L’idea prende forma nel 2025 quasi per caso, come spesso accade alle intuizioni più fertili. Paolo e Beatrice iniziano a collezionare oggetti per la tavola: piatti, bicchieri, tessuti e piccoli utensili, scovati tra mercatini e fiere, costruendo nel tempo un archivio materico capace di evocare storie, luoghi e atmosfere.

 

Una tavola dopo il pranzo

Ho incontrato Paolo e Beatrice lo scorso 1° marzo a Milano, negli spazi della Fondazione Sozzani, in occasione della presentazione della collezione Fall/Winter 2026 “Nessuna forma basta” del brand Saelf, fondato da Giulia Spitaleri.

La scena allestita da Le Mat Studio catturava la sacralità del post-pranzo siciliano: una tavola vissuta dove i commensali avevano appena lasciato il loro posto. A parlare erano i dettagli: briciole e frammenti di cibo, i vassoi della pasticceria ancora da sparecchiare, le macchie di caffè sui fondi delle tazzine e quegli album di foto di famiglia aperti, testimoni di un rito che unisce il piacere del cibo alla stratificazione dei ricordi.

Piatti, oggetti e tracce del pasto sembravano custodire una memoria appena accaduta, trasformando l’allestimento in un racconto familiare e domestico.

 

saelf, presentazione FW26/27. Fondazione Sozzani. Ph Irina Okoneshnikova.

 

L’intervista

È stato proprio davanti a questa tavola che abbiamo rivolto a Paolo e Beatrice quattro domande, chiedendo loro di raccontarci più da vicino il mondo, la ricerca e l’immaginario che animano il progetto Le Mat Studio.

 

Giuseppe Mendolia Calella: Le Mat Studio nasce dall’immaginario condiviso di due amici con una forte passione per il food, il vintage e il design: come si è sviluppata l’idea di trasformare questa visione comune in un progetto strutturato di consulenza, styling e ricerca sulla tavola?

 

Le Mat: Le Mat Studio è nato in modo spontaneo e naturale. Ci siamo conosciuti e ci siamo resi conto che condividevamo la sensibilità verso il food, l’ospitalità e i momenti conviviali tra amici, unita a una passione per gli oggetti della mise en place. All’inizio del 2025 abbiamo iniziato a costruire il nostro archivio personale: ogni domenica visitavamo mercatini e fiere, selezionando pezzi che rispecchiassero il nostro gusto e la nostra estetica (non sempre d’accordo!) È stato un processo istintivo ma già consapevole: la tavola si è trasformata in uno spazio scenico e narrativo, il vintage in uno strumento per riscoprire e dare nuova vita a oggetti dimenticati. A un certo punto ci siamo resi conto che ciò che facevamo in modo spontaneo come collezionare oggetti, costruire mise en place come piccoli set e invitare persone a vivere esperienze attorno alla tavola poteva diventare un progetto strutturato. La consulenza è nata come evoluzione naturale con l’obiettivo di accompagnare brand e creativi nel raccontarsi attraverso la tavola, trasformandola in un dispositivo di ricerca e in un linguaggio espressivo e simbolico.

 

 

GMC: Nel vostro lavoro la tavola diventa uno spazio sperimentale in cui food, oggetti, arte e performance dialogano tra loro: come si costruisce questa estetica e in che modo la convivialità diventa parte integrante della vostra ricerca progettuale?

 

LM: La nostra estetica nasce da una stratificazione che guarda al passato ma viene riletta in chiave contemporanea. Partiamo sempre da una ricerca materica e simbolica e costruiamo la tavola come se fosse un paesaggio di significati. Ogni oggetto, tessuto, colore o materiale ha un ruolo narrativo prima ancora che decorativo e funzionale: ogni elemento contribuisce alla costruzione di un racconto. La convivialità diventa per noi l’elemento centrale perché il progetto non si esaurisca nell’estetica. La tavola deve essere accogliente, pensata per chi la vive: nel caso di cene private, per rispondere alle esigenze degli ospiti; nel caso di eventi per brand, per tradurre in forma visiva e materica i valori dell’azienda o l’identità di un nuovo progetto.

 

 

GMC: Attraverso consulting & styling, floral e food design, fino al rental & sale di oggetti d’archivio, vi rivolgete a realtà molto diverse: chi sono oggi i vostri interlocutori ideali e che tipo di collaborazione cercate?

 

LM: Ci piace e ci piacerebbe consolidare collaborazioni con svariate realtà come brand di moda, design, gallerie d’arte e istituzioni culturali, così come con realtà legate alla ristorazione e all’ospitalità sia per la creazione di mise en place sia per noleggiare il nostro archivio per cene e shooting. Ci interessa entrare nel processo, comprendere l’identità del cliente, dallo chef al ristorante fino al brand, e tradurre quegli input nella mise en place, nell’allestimento floreale e nella creazione di elementi decorativi, integrando quando richiesto i pezzi del nostro archivio. La tavola diventa così uno strumento progettuale e di comunicazione che si costruisce e si perfeziona in relazione a una storia da raccontare.

 

Christmas at Palazzo Muggetti. Courtesy Le Mat Studio.

 

Alla fine del 2025 abbiamo curato una cena privata ispirata ai pranzi natalizi degli anni ’80 in montagna, reinterpretandone l’estetica e i colori anche attraverso riferimenti all’immaginario della moda di quel periodo. Abbiamo creato gelatine colorate ispirate ai look e al mood dell’epoca, giocando con trasparenze e cromie vivaci, mentre bicchieri e piatti selezionati dal nostro archivio contribuivano a costruire un’atmosfera nostalgica ma ironica. Il food è stato curato dal Ristorante Mottarone, mentre la location, Palazzo Muggetti a Lesa, fa parte del progetto di ospitalità Homestead Hospitality. È stata un’esperienza in cui i piatti, la ricerca estetica e il modo di vivere la convivialità di tutti i partner coinvolti si sono intrecciate in modo coerente con la nostra visione.

 

Christmas at Palazzo Muggetti. Courtesy Le Mat Studio.

 

GMC: Durante la Fashion Week milanese avete allestito un’installazione presso la Fondazione Sozzani per la presentazione della collezione di Giulia Spitaleri per Saelf: come avete tradotto memoria, tradizione e dimensione narrativa in un progetto scenografico contemporaneo?

 

LM: In occasione della presentazione della collezione Fall/Winter 2026 “Nessuna forma basta” del brand Saelf, fondato da Giulia Spitaleri, presso la Fondazione Sozzani, abbiamo lavorato su un’immagine molto precisa: una tavola già vissuta, subito dopo un pranzo domenicale siciliano.

Partendo dalle suggestioni della creative director e dalle conversazioni sulla sua storia personale e familiare, abbiamo costruito una scena sospesa nel tempo: fotografie di famiglia, carte da gioco siciliane, un piatto con acqua e olio a richiamare il rituale contro il malocchio. Non volevamo rappresentare la tradizione in modo didascalico ma evocarla attraverso dettagli simbolici, in dialogo con la collezione che, attraverso drappi, frange e tessuti ispirati a grembiuli e abiti domestici, raccontava una memoria intima e stratificata.

 

 

La mise en place intrecciava oggetti del nostro archivio — piatti, bicchieri, coppe — con elementi della tradizione culinaria siciliana, come le cassatine dolci. La tavola era imbandita ma già consumata: un momento sospeso durante il quale le presenze erano suggerite dagli abiti sulle sedie, il cui allestimento è stato realizzato dallo stylist Nicola Pantano, che la abitavano come “anime”. In dialogo con la performance Medusa di Giuditta Vettese, l’allestimento voleva attivare una memoria collettiva e riflettere sulla forza silenziosa delle figure femminili che custodiscono rituali, gesti e protezioni. In questo progetto la tradizione diventa un dispositivo contemporaneo: un luogo in cui il passato viene evocato, attraversato e riscritto, generando nuove forme di identità e appartenenza.

 

 

Nella pratica di Le Mat Studio la tavola si afferma come un dispositivo culturale prima ancora che estetico: un luogo di incontro in cui oggetti, memorie e persone si intrecciano dando forma a nuove narrazioni. Che si tratti di eventi per brand o di cene private, il loro lavoro attiva una sorta di cortocircuito temporale in cui passato e presente dialogano, generando inattese forme di identità e appartenenza. In questa prospettiva la mise en place supera la sua dimensione funzionale per diventare uno spazio narrativo e multisensoriale, capace di trasformare un gesto quotidiano — sedersi a tavola — in un’esperienza estetica e culturale compiuta.

 

In copertina: saelf, presentazione FW26/27. Fondazione Sozzani. Ph Irina Okoneshnikova.