Connessioni culturali | Germano Centorbi

La contemporaneità progettuale e l’innovazione sperimentale

Un dialogo

di Alessandra Tomasello

 

“Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male.” Gesualdo Bufalino, Cere Perse (1985).

 

Scena: incontro virtuale. Interferenze elettromagnetiche.

Personaggi:

Alessandra, intervistatrice;

Germano, art director.

 

Prologo

Germano Centorbi è un intraprendente e giovane manager culturale. Direttore artistico e fondatore nel 2015 dell’agenzia Kadmonia, si occupa dello sviluppo e dell’ideazione di progetti artistici e culturali sostenibili concernenti diversificati contesti che spaziano dall’arte alla musica (tra cui la direzione creativa Ortigia Sound System, festival tra i più innovativi della scena contemporanea), dalla consapevolezza di sé e del corpo alle aziende agricole. Ideatore di content, come Dérive, lavora anche sul mgmt di artisti musicali (LA NIÑA).

 

 

Alessandra: Vorrei che mi parlassi di te, voglio lasciarti libero di esprimere. Leggevo, multidisciplinary Creative Director and marketer.

 

Germano: Sì (sorride), è una definizione di me che si addice perché il mio lavoro non si può limitare in una sola direzione. Potrei definirlo un po’ schizofrenico, passami il termine, perché riesco a considerare allo stesso modo ambiti apparentemente diversi come possono essere l’arte e l’agricoltura. Non è il genere che importa, ma la qualità del prodotto e della materia prima trattata. In questi ultimi anni, mi sono concentrato sulla valorizzazione degli elementi del sud dell’Italia che di materia prima, di valore ne ha davvero tantissima. Sono nato in Sicilia, ma sono cresciuto tra Torino e Milano, due città che mi hanno permesso di acquisire un’attitudine e un metodo di lavoro contemporanei, volgendo lo sguardo anche a paesi del nord Europa, come l’Inghilterra. In tal senso, cerco di applicare tali metodi propri delle capitali europee al sud, in Sicilia in questo caso, sublimando le caratteristiche familiari e geografiche intrinseche, come ho fatto per Ortigia Sound System, ma non solo. Io sono un libero professionista che, attraverso Kadmonia, agenzia creativa fondata parecchi anni fa, sviluppa progetti culturali realizzati in collaborazione con brand ed istituzioni, cercando di raccontare la loro storia e il posto in cui lavoro in maniera diversa, contemporanea, nuova. Mi occupo di tutta la direzione creativa che incorpora la parte artistica, la comunicazione, l’ufficio stampa e lo sviluppo delle partnerships. Ho in mente la realizzazione di festival che hanno il focus sugli aspetti della mindfulness, sulla consapevolezza di sé, del corpo. A questo punto entra per forza in gioco la multidisciplinarietà. Il momento storico in cui viviamo richiede una certa fluidità nell’affrontare la realtà. La geografia in cui ti muovi non ha dei muri, né delle barriere e lavori in maniera totalmente aperta. Io penso che in qualche modo la multidisciplinarietà è costretta ad esserci. Per cui l’Ortigia Sound System, come la collaborazione con LA NIÑA, artista napoletana che canta in dialetto trasmettendo contemporaneità tramite la sua musica, Dérive, altro progetto che ho creato quest’anno legato alla consapevolezza o l’azienda di conserve artigianali siciliane dei Fratelli Burgio hanno una struttura comune : la consapevolezza della materia trattata (o creata). La strategia vincente è accompagnata dal padroneggiare un contenuto forte, saperlo valorizzare e soprattutto cercarlo di renderlo il più pop (in senso buono) possibile, renderlo leggibile a più livelli pensabili.

 

Alessandra: Reputo che noi al sud dovremmo cominciare ad attuare un cambiamento. Sono in linea con il tuo modo di pensare alla cultura in maniera trasversale e sono necessarie personalità che abbiano il tuo stesso coraggio. Ma tu come hai cominciato?

 

Germano: Tutto è partito all’università di Torino, dove studiavo cinema al Dams, che mi ha portato a fare una serie di esperienze appartenenti al macromondo spettacolo: il cinema, la radio, la musica, l’arte. Ho cominciato a dedicarmi ad una serie di eventi. Sono partito, in un primo momento, dai concerti e dalle proiezioni cinematografiche, attività che svolgevo con grande passione perché mi interessavo di curare ogni aspetto, dalla presentazione del film, all’invito di personalità accademiche che ne potessero parlarne criticamente, all’aspetto grafico, alle pubbliche relazioni. Ho sempre svolto grande ricerca e ho sempre cercato di andare a fondo nelle cose. Poi c’è stata una piccola esperienza in radio con il mio amico Tommaso Colella che mi ha permesso di entrare in contatto con l’artista di una band, i Niagara, di cui sono diventato successivamente manager e di collaborare con quella che ritengo essere uno dei migliori esempi di industria culturale italiana, l’agenzia creativa di Club To Club Festival. Questo modo di pensare si è poi installato nell’organizzazione delle varie edizioni di Ortigia Sound System Festival.

 

Alessandra: La genesi di tutto il lavoro in Sicilia prende avvio da qui.

 

Germano: L’Ortigia Sound System è nato dall’idea di due studenti di architettura di Siracusa, Enrico e Benedetto. Io ero ancora a Torino e stavo lavorando proprio per il Club to Club, ma avevo il forte desiderio di realizzare qualcosa in Sicilia, nella mia terra. Ho realizzato insieme a loro la seconda edizione del festival a distanza. Ho trasferito ciò che avevo imparato a Torino e quel tipo di mentalità all’Ortigia Sound System, dunque la ricerca di un’identità che si trasferisse nella direzione artistica e della comunicazione, il rapporto con i partner, le istituzioni e le associazioni del posto,  il coinvolgimento degli stakeholder, e tutto questo ha portato ad una crescita esponenziale del brand. Sono stato spinto da un’esigenza in cui ho intercettato una possibilità, quella dell’impresa culturale al sud. Quante ricchezze abbiamo in Sicilia! Sarebbe da folli non sfruttare le infinite potenzialità del nostro territorio. Indubbiamente ci sono delle difficoltà amministrativo-burocratiche, ma secondo me bisogna sapere ottimizzare la materia prima, soprattutto in un momento storico in cui internet ha preso il sopravvento ed è diventato il fine e non il mezzo. Credo che questa mancanza di fisicità portata dalla pandemia possa amplificare un processo che era già in atto, in cui si sente il bisogno di ritornare a delle sensazioni sonore, uditive e di messaggio tipiche dei posti in cui l’artigianalità e il calore e l’errore umano sono fortemente presenti. La tecnologia ti porta ad una vita completamente passiva e matematica, troppo perfetta. La vita non è perfetta di per sé. Anche le tendenze musicali, nonché cinematografiche si stanno rivolgendo all’esplorazione delle minoranze. Noi pensiamo solo alla storia che ha la Sicilia, proviamo a prenderne consapevolezza. Se riuscissimo a mantenere un certo tipo di tradizione e cercare di comunicarla, di sfruttarla in chiave contemporanea con modalità di comunicazioni nuove possiamo aiutare i nostri luoghi ad esportare quello che facciamo.

 

Alessandra: Arriva così il culmine del nostro discorso che si esaudisce nell’ideazione del master in Heritage Innovation, promosso da Abadir – Accademia di Design e Comunicazione visiva. La riprogettazione del territorio nei termini che mi hai ben spiegato.

 

Germano: Il master racchiude la mia riflessione ed è molto importante in relazione al mio discorso perché cerca di formare delle figure professionali nell’ambito della progettazione culturale partendo dalle specificità del territorio. Ho cercato di veicolare il mio modo di pensare allo sviluppo dei progetti, che è anche quello dell’altro direttore artistico Salvatore Peluso, giornalista e curatore indipendente. Siamo legati da un’amicizia che dura da 20 anni e, dopo diversi incontri svolti durante il lockdown, ci siamo resi conto di essere accumunati da una stessa esigenza comunicativa. Il master, suddiviso in nove corsi, vuole far comprendere ai giovani studenti quanto sia fondamentale considerare la cultura in termini di impresa. E per far sì che tale impresa risulti sostenibile, devono essere chiamate in causa varie forze in gioco. Si parla quindi di branding, di bandi europei, di direzione artistica, di ufficio stampa e pubbliche relazioni, degli stakeholder, degli artisti, di partner istituzionali. Il master, oltre che parlare di Heritage e Innovation, mette anche in risalto il concetto di esaltazione del luogo marginale riletto in chiave contemporanea. Io sono molto contento che siamo riusciti ad attuare questo progetto grazie anche all’appoggio della direttrice dell’Abadir, Lucia Giuliano, di Federico de Giuli, Responsabile Ricerca e Sviluppo dell’Accademia e di Alessia Amenta e Auora Rapalino sullo sviluppo didattico, perché credo possa aiutare il nostro territorio a fare parlare di sé e ad insegnare ai giovani la fluidità di pensiero. Per concludere, il messaggio che voglio far passare è la ricerca della profondità delle cose. Nella mia vita io ho sempre cercato il valore intrinseco della materia prima che, se ben valorizzata, può portare ad un’infinità di risorse.

 

In copertina: Una boccata d’arte: Glaring Sounds, progetto di Fondazione Elpis in collaborazione con Galleria Continua e Agenzia Threes.