INTERVISTA A COSIMO PIEDISCALZI
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di Giuseppe Mendolia Calella

 

Chi è Cosimo Piediscalzi?  Raccontaci brevemente di te…

Non lo so chi è Cosimo Piediscalzi. “Io è un altro”, diceva Rimbaud. Sono cresciuto in un piccolo paese siciliano, ho iniziato a disegnare, scrivere e farmi curioso sin da piccolissimo cominciando a mischiare troppe cose e questa ingordigia è rimasta, così c’è un Cosimo che tenta di fare l’artista, uno che tenta di scrivere, cento altri che studiano o s’imbarcano in cose o discipline assai lontane dall’arte.

Che musica ascolti?

Tantissima. Ho sempre invidiato e amato i musicisti; ascolto musica come se anch’io sapessi farla. Farti un elenco della musica che ascolto mi pare impossibile. Ho una regola con la musica però: solo in cuffia. Se nella stanza dove sto mi accendi magari un Kurt Cobain o un Vivaldi a tutto volume, rischio le convulsioni.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Sono abituato a leggerne più di uno contemporaneamente, ultimi che sto leggendo ora sono la vita di San Francesco d’Assisi di Chiara Frugoni e L’evoluzione umana di Bernard Wood. L’ultimo finito ieri è “Il software dell’universo” di Mauro Dorato (che consiglio!).

 Chi sono gli artisti che ami?

Stessa risposta come per la musica. Come faccio a rispondere? Troppi gli artisti che amo. Settimane fa ad esempio a Firenze ho tremato davanti al Perugino. Ma non posso farti un elenco, casomai solo indizi: tutta l’arte Sacra ad esempio, quella Bizantina, Giotto, Soutine, Modigliani, ma amo anche artisti inusuali: tipo mio padre quando costruisce aggeggi col ferro vecchio. Poi l’artista che più amo è quello che ha disegnato l’intero universo visibile: quello è il migliore, è talmente geniale che ad oggi rimane un genio per lo più incompreso.

Come definisci il tuo lavoro?

Come una fame continua e incompleta. Come un qualcosa che non potrà mai avere dei parametri, e ahimè anche come qualcosa che continuamente rinnego o altero. Se mi chiedi di bruciare tutti i quadri che ho fatto fin’ora, non ho problemi. E ora come ora, almeno come pittore, il mio lavoro lo definisco fermo. Assassinato da me stesso! Non dipingo da mesi, attendo una metamorfosi.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

Si e no. Ho avuto grandi incontri e grandi amici che mi hanno insegnato, ispirato ecc. Un evento invece, potrebbero essere le mie avversità passate in un Istituto d’Arte dove scrivere poesie o studiare Pollock a 16 anni era visto quasi male, il loro ostruzionismo e le bocciature mi hanno così fatto studiare di più. Più il mio professore di italiano mi rimproverava in dialetto palermitano e più io tornavo a casa e studiavo filosofia, letteratura, scienza. Hai davanti a te un nemico giurato delle Scuole Italiane!

Sei contro l’eccessivo presenzialismo dell’artista e a favore di un atteggiamento distaccato nei confronti del sistema … non è così?

Si. Ma non è tanto un distacco nei confronti del sistema, cos’è il Sistema? Distacco naturale più che altro, non è cioè una posa o uno sforzo. Io sto “distaccato” perché sono semplicemente così. Sono timido, non so vendermi, non so ballare a comando, non so fare l’ipocrita né salire sui palchi. Ho un idea molto sacra e coerente dell’artista. La stessa parola “artista” è la cosa più abusata che esiste, e questo anche per merito di un sistema dell’arte troppo diluito con lo spettacolo, il marketing ecc. L’idea che l’artista super-moderno debba essere per forza anche uno show-man; è alla lunga sia comica che funesta, e i risultati si vedono.

Come definiresti il panorama artistico siciliano?

In modo mio-ideale lo definirei al solito stupendo; perché vivo, ardente, vulcanico, ricco. Ma togliendo l’idealismo allora non so. Io quando penso al panorama siciliano penso a molti artisti o galleristi che sono miei amici, e che tutti o quasi tutti hanno forza, pazienza, vero talento. E siccome spesso hanno ancora più fame dei nordici; allora sono anche migliori. Qualche bastonata e qualche lacrima sono costruttive per un artista, e questa non è retorica, questa è scienza!

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?

Il più venale e immediato si chiama “Sole”. Tornare in Sicilia e parlare faccia a faccia con il sole. Per il resto, come ho già accennato, sto solo scrivendo e finendo un libro. Ma sono sicuro che presto tornerò anche a dipingere.

 

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( a ) Paesaggio.
( b ) di notte.
( c ) human project.
( d ) Paesaggio notturno.
( e ) Stellarium.