Intervista a Enrico Piras

Di Giuseppe Mendolia Calella

 

Enrico Piras (Cagliari, 1987) “racconta” luoghi e spazi  che compongono strutture complesse ma effimere,  geometrie e coordinate che mettono assieme informazioni ed eventuali risposte.

Tra i vincitori del premio O.R.A., per la galleria Zelle arte contemporanea di Palermo, presenterà un progetto espositivo, frutto dei suoi recenti studi presso la Utrecht School of the Arts in Olanda, il prossimo autunno.

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Parlaci della tua formazione: dell’esperienza presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari e del Master in Fine Arts, alla Utrecht School of the Arts che stai per ultimare…

L’accademia di Sassari è stato il luogo dove ho incontrato persone con cui ancora oggi condivido il mio percorso e che fanno parte della mia vita e del mio percorso artistico. Non credo sia stata molto importante per sviluppare quella che oggi è la mia ricerca, perlomeno non per la struttura didattica dell’accademia. L’esperienza a Utrecht è invece più importante per il mio lavoro, si tratta di un master in cui la ricerca individuale si arricchisce attraverso progetti, workshop e incontri con artisti e curatori. Sono venuto qui perché sapevo che l’approccio teorico sarebbe stato sullo stesso piano di quello pratico ed è quello che ho trovato.

Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Chi sono gli artisti che ami?

La musica che ascolto non ha a che fare con quello che faccio e a dire il vero mi interessa a periodi non continuativi, gli ultimi ascolti interessati sono per la colonna sonora di Film Blu, di Zbigniew Preisner. L’ultima lettura che ho fatto è legata a due libri paralleli: Austerlitz di W.G. Sebald e Il Filo e Le Tracce, di Carlo Ginzburg, due libri e autori molto diversi, ma accomunati da aspetti condivisi riguardo la costruzione del passato e il modo in cui il “falso” influisce sulla verità  e sulla storia. Gli artisti che in questo periodo mi interessano di più sono Matti Braun, Nina  Canell, Marius Engh, Gareth Moore, Jeremiah Day, Mariana Castillo Deball e altri che oradimentico.

Come definisci il tuo lavoro?

Il mio lavoro è prevalentemente narrativo. Mi interessano soprattutto gli aspetti storici legati alla memoria di luoghi e situazioni specifiche. Tra i temi che mi interessano ci sono il modo in cui una narrazione viene trasmessa e il modo in cui deleghiamo un’autorità a strutture e discipline specifiche, è per questo che mi servo spesso della ricerca storica, archeologica o dell’esplorazione per raccontare un evento da una prospettiva e con un’atmosfera precisa. La trasformazione di un oggetto in un reperto o “prova” è un processo che trovo affascinante, soprattutto pensando alla funzione educativa che hanno avuto incisioni o sculture e monumenti per documentare e raccontare la storia attraverso un processo manuale, che è un tipo di mediazione particolare.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

Non un evento in particolare, ma confrontarmi con un ambiente diverso da quello dell’accademia mi ha aiutato a capire quale fosse la strada che avrei preferito prendere.

In autunno presenterai a Palermo una personale presso la galleria Zelle nell’ambito del premio ORA. Come stai concependo il progetto espositivo?

Per il momento non lo sto concependo, lavoro su un progetto legato a Utrecht, e che mi piacerebbe tradurre su un piano più astratto in modo da renderlo adatto a un luogo così distante come Palermo. E’ una ricerca legata all’idea di architectural re-enactment, al modo in cui l’architettura e la pianificazione urbanistica corrispondono a stimoli e tensioni sociali particolari. Al momento sto lavorando  con la biografia di un uomo che mi sta aiutando nella ricostruzione di un luogo della città che è stato demolito e verrà ricostruito nei prossimi anni. Si tratta di un intreccio tra la sua biografia e la storia recente di questo posto, attraverso la raccolta di immagini, testimonianze, storie e la produzione di “oggetti” e di una pubblicazione.

enpiras.weebly.com

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(1) Lecture-for-a-Goldfish,-2012,-Installazione-e-performance,-documenti-e-materiali-vari,-dimensioni-ambientali
(2) Pastorale-Lecture-for-a-Goldfish,-2012,-Pagine-di-libro,-nastro,-210-x-7-cm
(3) Cabinet-des-souvenirs,-2010,-Legno,-collezione-di-souvenir-e-oggetti,-dimensioni-variabili
(4) Study on the Broken Column-My Father as a Monument, 2012 (1978), fotografia, 13 x 13 cm