Dal sacro al profano

Intervista alla Fashion designer Cristina Cucinotta

di Alessandra Mazzeppi

 

Spiccata sensibilità estetica, forte identità e abilità comunicative sono gli ingredienti indispensabili per fare moda, ma il processo creativo non si esaurisce in modo così semplicistico.

La filosofia nietzscheana dell’eterno ritorno applicata al mondo della moda è l’espediente più utilizzato per innovare: ritornano le spalline sulle giacche, la zampa d’elefante, i cardigan, persino i marsupi.

Ma cosa succede se lo stilista ritorna al passato non con i dettami di vecchie collezioni, ma attraverso i propri disegni d’infanzia? Il risultato è un progetto che va oltre il solito concept, diventando coinvolgente, evocativo ed emozionante.

Cristina Cucinotta, giovane fashion designer Made in Sicily, porta sui suoi set un vintage insolito, dall’ambientazione giocosa e nostalgica, carico di memorie autobiografiche.

Abbandonato il datato schema della moda come semplice seduzione esplicita, Cristina si rivela attraverso il suo stile genuino e racconta i cari anni ’90 come un tempo idilliaco addolcito dalla memoria, in un vortice di déjà-vu e ricordi comuni d’infanzia.

Se ogni bambino è un artista, sosteneva Picasso, Cristina non ha tradito la sua primordiale creatività e ha trasformato il passato nel suo inconfondibile stile artistico dal grande impatto visivo.

 

Tre parole per descrivere il tuo stile.

Intimo – pop – gitano.

 

Da dove trai l’ispirazione?

Dalle storie di vita. Il mio lavoro è una riflessione le cui radici risiedono nell’indagine sui sentimenti umani e nel ricordo di elementi lontani, primordiali.

Gli occhi di un bambino vedono cose profonde, ma li riassumono con quella semplicità e verità che un adulto non riesce più a cogliere.

A volte la mia fonte d’ispirazione non è altro che un atto di ribellione, altre, una semplice critica morale.

 

Qual è la tua storia e come nasce il tuo rapporto con la moda?

L’infanzia è la base solida di ogni individuo. Io ho trascorso i miei anni più felici nella casa della nonna a Porto Salvo, un piccolo paese siciliano, dove ho iniziato a sviluppare, inconsciamente, la mia arte.

Dalla finestra osservavo immagini di vita e mi bastava una cassetta pop ascoltata con un walkman per isolarmi con i miei colori e i tanti fogli volanti sparsi in giro per la casa. Uno dei miei soggetti preferiti era la Madonna, ne disegnavo tante e avevano tutte le sembianze di mia madre, con mille accessori e i capelli biondi.

Con il tempo ho capito che l’ossessione nei confronti di quella figura nasceva dal desiderio di legare mia nonna e mia madre, due persone che, con modi diversi, mi hanno trasmesso dei valori molto forti. Due donne fondamentali per la mia crescita personale e professionale, la cui rappresentazione nei disegni d’infanzia nasconde la dualità tra sacro e profano.

Ho impiegato diversi anni per prendere consapevolezza della mia identità, ma in mezzo a tante insidie, l’unica certezza è sempre stata l’arte.

Oggi ho 29 anni e non mi sono fermata, voglio continuare a dedicarmi alla moda, affrontando gli ostacoli a testa alta. La Moda per me non è qualcosa che passa ogni sei mesi, ma un potente mezzo di comunicazione ed io, senza di lei, non saprei come raccontarmi.

 

Come nasce l’impulso verso il processo creativo?

Sono sprazzi, pensieri che si ribellano durante le notti insonni, quando qualcosa che non sono riuscita a digerire mi scuote da dentro. Tutto nasce in maniera spontanea dalle sensazioni, da un’esigenza da cui dipende il mio stato d’animo per trovare una consolazione.

Il processo creativo mi aiuta a eliminare lo stress, mi fa sentire a mio agio e il prodotto finale è l’insieme degli elementi che hanno scaturito questo stimolo.

 

Cosa vorresti che emergesse dai tuoi lavori?

Mi piace dare vita alle parole che non sono semplici da spiegare, se non attraverso un linguaggio allegorico, in cui è possibile comprendere le contraddizioni del mondo.

Nella mia estetica affiora una realtà perfetta fatta di imperfezioni.

Durante la creazione di un capo cerco di far emergere la nostalgia dei tempi lontani e il sapore delle cose che nel tempo mutano, svaniscono e si dissolvono.

È come se io potessi capovolgere la clessidra del tempo a mio piacimento per guardare ancora una volta al paradiso perduto, con la consapevolezza del presente. Attraverso questa personale realtà sono in grado di modificare ciò che mi circonda.

Il ricordo d’infanzia più bello che porto nelle mie produzioni è legato alle sottane che mia nonna indossava in maniera rigorosa sotto le sue gonne nere. Era affascinante, per me, immaginare che dietro il suo modo di abbigliarsi a lutto, si celasse una sottana bianca come il latte.

A volte ammiravo lo spettacolo dei colori nascosto dentro il suo guardaroba e le sue preziose vestaglie che custodiva gelosamente per un eventuale ricovero in ospedale.

 

Parlaci della tua ultima collezione.

Ho realizzato l’ultima collezione in un momento di grande frustrazione spirituale. Sentivo l’esigenza di staccare con il mondo circostante e avevo bisogno di ripercorrere quei momenti in cui mi sono sentita persa.

Così ho ripensato a tutti quegli elementi che hanno rappresentato qualcosa di forte, sia in positivo che in negativo, li ho messi insieme e ho dato vita ad una contaminazione per rappresentare simbolicamente l’astrazione del martirio inteso come tormento e fragilità dell’animo umano.

La tematica principale gira intorno a dualismi di bene e male, chiusura e apertura, errore e possibilità e, infine, rinascita. Ogni dettaglio rappresenta un flashback del mio vissuto, sotto forma di piccoli dettagli, parole e messaggi codificati.

 

Fin qui ci hai condotti lungo la tua linea del tempo, dal passato fino al presente. Come immagini il futuro?

Per un meccanismo di autodifesa personale non voglio prefiggermi dei traguardi troppo lontani, mi riservo la facoltà di potermi stupire in futuro.

La mia unica sicurezza è la volontà di continuare a rimanere fedele a me stessa portando avanti il mio linguaggio, nonostante i dubbi e gli ostacoli sociali, perché è fondamentale poter esprimere i propri ideali e lottare per essi.

 

Ph. Credits: Greta Bartuccio. Model: Allegra Camuti.