Zaza Calzia – Letters in Jazz a cura di Efisio Carbone

di Marilena Spartà

 

Lo scorso 2 febbraio è stato inaugurato il nuovo spazio espositivo “Massimo Ligreggi” diretto da Massimo Ligreggi, presso il SAL (via Indaco 23 a Catania) con la Mostra “Zaza Calzia- Letters in jazz” curata da Efisio Carbone, visitabile fino al 4 aprile 2019.

Due personalità dell’isola sarda, Zaza ed Efisio, approdano su un’altra isola, la Sicilia, per raccontarci l’arte e l’individualità della straordinaria Zaza Calzia.

Zaza nasce a Cagliari nel 1932. Dopo gli studi presso l’istituto d’arte di Sassari, aderisce al “Gruppo A” uno dei due poli artistici contemporanei d’avanguardia nati nel dopoguerra in Sardegna, assieme allo “Studio 58” di Cagliari. Zaza è l’allieva più apprezzata dal pittore e direttore dell’istituto d’arte di Sassari Mauro Manca, il quale coglie subito in lei grande ingegno d’arte e talento.

La Calzia, negli anni del dopoguerra, è una delle poche donne, in mezzo ad una società guidata ancora da uomini, a farsi largo e distinguersi come un piccolo dimante e, come tale, si presenta tutt’oggi alla sua onorabile età: minuta di statura ma possente d’animo. Ancora attiva nel mondo dell’arte, sempre capace di mettersi in discussione e di evolvere in un continuum vitale, Zaza rende la sua produzione artistica perennemente florida ed attuale, al punto che solo pochi anni fa le sue opere furono scambiate per quelle di una giovane artista emergente dal Ligreggi, come lui stesso ci ha raccontato scherzosamente durante l’inaugurazione.

Proprio il continuum vitale dell’artista è la chiave di volta della mostra “Letters in jazz”. Esposizione che vuole narrare cronologicamente l’evoluzione artistica di Zaza, dalle sue prime realizzazioni sino a quelle più recenti. Disposte per tutte le sale della galleria, si comincia dalle opere che aderiscono all’ Informale, (di cui la più antica datata 1960), caratterizzate da pennellate nervose sulla tela ed esplosioni corpose di colori. Gradualmente assistiamo al passaggio verso il segno che si trasforma, mutandosi, in scrittura. Scrittura che deriva dall’unione di lettere ritagliate, attraverso la tecnica del collage, da un unico e solo giornale feticcio: l’Espresso, amato dall’artista da oltre cinquant’anni, per la consistenza della carta e le scelte tipografiche.

La scrittura utilizzata da Zaza non va però letta. Essa si mostra nel suo mero significante svuotatosi del suo significato, colpendo direttamente ed impulsivamente le corde profonde ed inconsce della nostra anima, proprio come avviene durante l’ascolto di brani free jazz di Cherles Parker o Ornette Coleman.

Ed è alle note deflagranti ed esuberanti del jazz che può accostarsi la produzione di papier collè della Calzia, da cui appunto il titolo della mostra. Le opere continuano fluidamente a susseguirsi sulle pareti, passando poi all’istallazione site specific al centro della sala : tubi di lettere che partendo dal pavimento fluttuano nello spazio, quasi una metafora della musica in movimento. Si giunge infine all’ultimo quadretto, il più recente, del 2018. Esso è una sorta di autobiografia dell’artista, come ci spiega il curatore: un quadro piccolo come piccola è Zaza, ma che sfida l’immensità della parete nel quale si staglia isolato, così come l’artista sfida il mondo dell’arte, uscendone vittoriosa.

Ph Luca Guarneri