The Wall #8

Feriti Come Lucciole (II)

le presenze/assenze di Ludovica Anversa

di Laura Cantale

 

L’ottavo appuntamento con The Wall Project, il format curato da Myriam Kühne RaunerAngelo della Pergola 1 Gallery – e Federico Montagna e Alessia Romano – Artoday -, espone l’opera pittorica di Ludovica Anversa Feriti come lucciole (II); il lavoro è rimasto esposto fino al 20 dicembre 2019.

Feriti come lucciole propone diversi spunti di riflessione e osservazione; è il risultato di un’azione che alterna la stratificazione e la scarificazione.
È stratificazione perché, al di sotto della visione finale dell’immagine dipinta, ce n’è un’altra (a volte si tratta di un’opera precedentemente realizzata dall’artista, altre volte una tela incompleta che ha richiesto una imminente trasformazione); ed è scarificazione perché, per ottenere il tratto deciso e allo stesso tempo libero che caratterizza la pittura di Ludovica Anversa, lei agisce sulla tela, strofinando via con straccio e trementina parti del colore che, mescolandosi con quello di fondo, fa emergere sfumature e mescolanze.

L’artista spiega come il concetto di assenze/presenze caratterizzi il suo lavoro; lo scambio tra elementi estremi che stabiliscono una relazione che sfocia nella sensazione di intimità con un’immagine dalla natura esplicita, che tende principalmente al figurativo ma che si nega, fino a quasi annullarsi, e si ridefinisce.

Negli ultimi lavori di Ludovica Anversa sono proprio le parti del corpo che si palesano e si astraggono allo stesso tempo; in Feriti come lucciole (II) sono le teste a diventare oggetti inanimati e abbandonati su una tovaglia, quasi come degli elmi. Oggetti inanimati, quindi silenziosi, che però sono caratterizzati da aperture – come teste mozzate – che sembrano mimare una bocca urlante.

E quindi un nuovo scambio, tra silenzio e grida, tra ombra e luce.

L’intera opera segue questa logica di scambio; anche il fondale, quasi luminescente, è tagliato in due da piani di colore scuro e, in particolare, dalla parte superiore che si impone quasi come un sipario e che mette in evidenza la forma delle teste fluttuanti poggiate sul piano sottostante.

Il titolo del lavoro è pregnante di significato e si rifà allo psicanalista statunitense James Hillmann, di ispirazione per l’artista riguardo al concetto di memoria e di ferita, e che è stato di grande evocazione per denominare quest’opera.

Nel format del progetto The Wall, accompagnano il quadro dei disegni che, considerato l’approccio diretto che l’artista ha con la tela, non vogliono essere esempi di un lavoro preparatorio ma supporto al concetto di presenza/assenza; sono infatti proposti come dittici, associazioni visive, di corpi che diventano ombra e luce e di ombra e luce che diventano corpi.

Feriti come lucciole (II) è un lavoro intimo, interiore, viscerale e si esplicita con chiarezza, senza mezzi termini; nella sua natura duale è capace di far accettare la coesistenza di luce e ombra, di silenzio e grida, di presenze e assenze.

Ludovica Anversa si è formata alla NABA di Milano e la sua pittura è costantemente nutrita dal lavoro degli artisti del passato, del presente, ma anche dalla letteratura che ispira molti dei titoli dei suoi lavori.