Stand-by

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A partire dal 16 giugno 2017 presso l’androne centrale dell’ospedale ARNAS Garibaldi di Catania sarà possibile visitare la mostra dal titolo stand-by. Il progetto sostenuto dalla dottoressa Manciagli direttore medico, ideato da lucia sapienza, si propone come scopo la sensibilizzazione alla comunicazione per esorcizzare le paure durante la malattia. I medici sono coinvolti nella realizzazione di testi propositivi, e il progetto si propone il coinvolgimento dei pazienti.

La curatrice, Daniela Vasta identifica la presenza di due brevi serie fotografiche apparentemente disgiunte, ma che in realtà raccontano due storie parallele le cui parole si intrecciano continuamente, in una dinamica speculare.

“Il tempo oggettivo non esiste. L’idea bergsoniana del tempo come durata interiore ha eliminato, agli albori dell’età contemporanea, la presunzione positivista di un tempo uniforme, misurabile, certo. Il tempo è la durata che il nostro sguardo conferisce alle cose, gli “occhiali” che indossiamo per vedere la realtà. Il tempo di chi attraversa la fragilità della malattia è un tempo che si modella tutto intorno a sé: alle visite in agenda, alle operazioni da affrontare, ai responsi da ascoltare. Il tempo dell’attesa che sembra eterna, dilatata all’infinito; il tempo liberato e precipitoso delle notizie buone; il tempo retrospettivo del rewind che è la tentazione continua di riepilogare e ripercorrere il passato, di contaminarne il presente, in un avanti e indietro che annulla le ferree cronologie.

Per raccontare, ancora una volta Lucia Sapienza sceglie uno spazio che esula dai luoghi codificati del sistema artistico e si rivolge a un pubblico ben più vasto di quello che frequenta gli eventi, più o meno mondani, dell’arte contemporanea; non ha paura – come ha già fatto nel 2016 con il progetto Aleph – di sconfinare nel territorio di professionalità altre rispetto al manipolo degli “addetti ai lavori”, né di confrontarsi con letture che arrivino da voci apparentemente distanti dal mondo patinato dei vernissage. Ancora una volta l’artista  ci parla, attraverso immagini enigmatiche e accattivanti, di dolore, di speranza, di paura e di audacia, di come l’abisso della fragilità possa dischiudere inattese risorse di vita”.