RITENERE

Philippe Berson, Desideria Burgio, Gaetano Costa, Gandolfo Gabriele David, Chiara Gullo,

Raffaele Milazzo, Moio&Sivelli, Germain Ortolani.

 

di Cristina Costanzo

 

Lo scorso 25 maggio 2019 l’Associazione culturale L’arca degli esposti, nella sede palermitana di via Dante Alighieri 25, ha dato il via alla propria programmazione con la mostra collettiva, a cura di Eliana Urbano Raimondi, Ritenere. Sono protagoniste le opere di un gruppo eterogeneo di artisti – Philippe Berson, Desideria Burgio, Gaetano Costa, Gandolfo Gabriele David, Chiara Gullo, Raffaele Milazzo, Moio&Sivelli, Germain Ortolani -, invitati a riflettere sull’espressione Ritenere, duplicemente intesa come “contenere” e “ricordare” ma anche come “giudicare secondo il proprio pensiero” e “interpretare”. Il percorso espositivo risponde al progetto curatoriale di “guardare con tutti i sensi disponibili, attivare percezioni, attendibili o allucinate, lasciarsi coinvolgere fino a entrare nel midollo dei meccanismi mnestici; fino a divenire coscienti di come lo scoccare di ogni attimo renda quello immediatamente precedente proprietà assoluta della Memoria”.

Emblematici della volontà di tracciare un percorso “plurisensoriale/rituale” i lavori di Raffaele Milazzo, che presenta Gonna (2019), un drappo damascato da cui scaturisce un’installazione abitabile che ricorrendo ad antiche essenze suggerisce l’idea del femminile, e di Desideria Burgio, di cui si segnala l’installazione sonora Allegra (2013), che evoca nenie per l’infanzia in una dimensione sospesa tra ricordo e quotidiano. Particolarmente pregnanti le opere di Chiara Gullo e Germain Ortolani; la prima offre una cruda riflessione sulla dimensione privata dello spirituale con il video Rese grazie (2016) e l’installazione Mea Culpa (2019) mentre il secondo presenta l’installazione Cela aussi passera (2019), un balcone claustrofobicamente concepito per interni e privato della propria base, franata sul pavimento, in cui si intrecciano architettura ed esistente.

Si collocano sul (labile) confine tra dentro e fuori, visibile e invisibile, vissuto e immaginato le fotografie di Desideria Burgio Sidera micant (2015) e Senza titolo (2015), dove è dominante l’intima dimensione della memoria filtrata dal ricordo, e Leukos (2012), video su cui Moio&Sivelli intervengono con un involucro in silicone che annebbia e sospende l’immagine.

Presente anche il riferimento, come processo e come risultato grottesco, al rito nei lavori di Gaetano Costa Colatura #11 (2019), dall’omonima performance, e di Philippe Berson tra cui Cappuccini mon amour (2000), ispirato alla conservazione dei cadaveri dei Cappuccini di Palermo.

Infine è intensamente poetica Georgofili (2016) di Gandolfo Gabriele David, pregnante operazione concettuale che, con terra recuperata da beni confiscati alla mafia, restituisce il dipinto di Bartolomeo Manfredi Concerto (1618), danneggiato dall’esplosione di un’autobomba nell’attentato mafioso del 1993 a Firenze, noto come Strage dei Georgofili; una simbolica restituzione che, per Ritenere, ricorda, riunisce, riflette.